4.5⭐
Leggo Popper e mi rendo conto di come, che io lo voglia o meno, abbia plasmato il mio modo di pensare negli anni. Ma cosa intendo sostenere? Sicuramente sarebbe da ipocriti (o da qualche booktoker idiota) dire: "qUesto aUtOrE mi ha kambiato la vita e la maniera in cui percepisco il reale... ecc... ecc". Queste sono stronzate fatte per vendere libri a persone che hanno come massima aspirazione quella di abbinare lo smalto alla copertina in carta di riso dell'ultima boiata pubblicata dalla solita casa editrice milanese nata nel '62. "...bella la nuova sfumatura pastello del mio [titolo libro] preso con il 20%!"
Popper dice che il metodo scientifico è fatto di tentativi falliti e onestà nel riconoscere gli errori. Scontato, vero? Beh sì, ma a volte non riusciamo ad applicarlo quotidianamente. Non è strano che sia un metodo che funziona soprattutto in quegli ambiti dove non siamo coinvolti emotivamente? Voglio dire, non che uno non possa emozionarsi per la proverbiale sfera che rotola sul piano inclinato (cosa che, per inciso, è molto difficile da descrivere meccanicamente), ma se ciò lo coinvolgesse emotivamente quanto la perdita di un amico o dell'amata, dubiterei del suo stato psicofisico.
Qualcosa di meno falso c'è, ma non è quello che vorremmo fosse veramente reale. Al sottoscritto sembra molto più "reale" il coefficiente d'attrito statico della carta vetrata (preferisco la grana grossa) di quello che prova per le altre persone. Cioè, so di avere ragioni migliori per fidarmi della prima che della seconda. Siamo tutti soggetti alla soggettività, come dice anche lo stesso Popper parlando del carico teorico dell'osservazione, e le emozioni — per non parlare di quei bastardi dei sentimenti — che ci tradiscono.
Si può applicare il metodo scientifico alla vita quotidiana? Sì, ma solo a patto di sacrificare le proprie emozioni. Non tutti ne sono capaci, incluso il sottoscritto.