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La grande Giò

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Giò sta per gioco ed è l'unica parola in cui la protagonista crede.

403 pages, Hardcover

First published November 1, 1986

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Alberto Bevilacqua

96 books14 followers
writer and film director

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26 reviews
December 31, 2024
Non sono una critica letteraria nè una lettrice informata o metodica. Scelgo i libri per simpatia o dalla curiosità che un titolo mi suscita, spesso comprandolo usato, e ne accumulo in quantità per poi leggerli con lo stesso criterio con cui li ho scelti. Perciò non mi era mai capitato di leggere qualcosa di Bevilacqua. Ho trovato questo libro un po confusionario, anche se potrebbe benissimo dipendere da me e dallo stato d'animo con cui l'ho letto, tuttavia mi ha incuriosita e sono riuscita a finirlo senza sforzo (In alcuni punti, tra l'altro, ho trovato condivisibile il ragionamento dello scrittore). Non so se lo consiglierei, ma penso che sarebbe bello poter vivere la vita come la Grande Giò e prenderla ad esempio per alcune cose. Come il fatto di non prendere le cose troppo sul serio, o ricordarsi che ciò che si è dipende da come reagiamo ai fatti della vita, e che ogni tanto vale la pena perdersi in qualche avventura.
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«Tanti anni sprecati. Potevo farlo allora.»
«Non sono stati sprecati. Era necessario che succedesse tutto quello che è successo, dalle piccole viltà ai colpi di genio. È così che si arriva ad avere una coscienza...»


«Che la parodia è un gioco leggero e divertente. Ti metti una maschera che, dalla faccia, ti scende dentro, come se bevessi un liquore. E finché dura, la parodia, tu non sei più ciò che sei, ma una diversa, e vali quanto quella, e puoi comportarti come lei, e non sei tu che ti comporti, ma l'altra attraverso di te, perciò puoi fare il buono e il cattivo tempo, la puttana magari o la santa, ma tu non c'entri... Che c'entri, tu?... Affari suoi, dell'altra.»


«L'avventura, Giò, è scivolare via da un sistema di incastri in cui gli uomini e donne si imprigionano chissà perché, formando un gruppo o una società che poi muoiono con loro, per entrare in un sistema di incastri diversi, ispirati ad altri principi, però sempre prigione, e scivolarne via di nuovo...»


" La Grande Giò capì che è il massimo se un uomo, in questa posizione, tiene per il ventre una donna e riesce a consolare in lei, e in se stesso, la sensazione di quando, ciascuno dei due, per il ventre si teneva da solo, in un letto senza compagnia, immaginando però che la propria desolazione fosse divisa da una presenza invisibile e complice. "
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