Sicuramente non sdraiato, in 28 anni di vita collezionò un po’ di tutto: padre pastore metodista, madre con problemi di equilibrio mentale (dovette sfornare 14 figli!), collegio militare, percorso scolastico svolazzante, scrittura e giornalismo.
Le vie fatiscenti di New York, le misere sale da ballo, la Bowery e gente che a lui piaceva (da qui uscì Maggie, ragazza di strada), relazioni sentimentali non facili, denutrito e sempre preda della tosse, gran lettore di resoconti sulla guerra civile pieni di fatti, ma privi delle sensazioni personali dei soldati (da qui uscì Il segno rosso del coraggio), le miniere di carbone della Pennsylvania (con i suoi reportage “tagliati”).
La difesa di una prostituta dall’arresto di un agente, poi Cuba e il viaggio sul Commodore che naufragò (è lui il giornalista del racconto La scialuppa), l’incontro con una signora un poco più vecchia di lui e l’amore, inviato per la guerra Greco-turca, e, dopo l’Inghilterra, la guerra ispano-americana (era lì quando i marines presero Guantanamo), si aggravò in Inghilterra e andò a morire a Baden.
Ha continuato ad essere in movimento in un’epoca dove i viaggi non erano molto brevi. Chissà cosa avrebbe combinato ora.
Di racconti ne scrisse molti.
Quello che apre la raccolta è proprio la descrizione del suo naufragio, della minuscola scialuppa su cui si trovò con il comandante, il cuoco ed il macchinista. Per un giorno e mezzo sballottati davanti alla costa, sulla quale riuscirono ad arrivare mandando in malora la scialuppa tenuta fino all’ultimo momento e proseguendo a nuoto. Sembra nulla, ma il macchinista non ce la fece.
In Un uomo e altri il protagonista è un uomo che ha vissuto molte vite, come molti degli uomini finiti sul confine del Messico e che hanno dato linfa al cinema western; miliardario, giocatore, buttafuori, vagabondo, astuto, il classico uomo+cavallo+pistola.
In Fuga a cavallo, uno yankee e il suo servitore messicano vivono una notte di terrore in un minuscolo villaggio, circondati da una banda di banditi ubriaconi. Riescono a fuggire, ma, inseguiti, se la caveranno solo per l’intervento dei rurales.
Aleggia una vena vagamente umoristica, specie il primo, e soprattutto la prossimità con McCarthy.
Anche I cinque topolini bianchi e Uomini saggi sono episodi che si svolgono a Città del Messico, con giovani yankee che bevono troppo, amano le scommesse e giocano ai dadi.
L’arrivo della sposa a Yellow Sky è un delizioso racconto sull’arrivo di coppia di sposi e su un uomo ubriaco che cerca rogne. La sposa non è particolarmente giovane, né bella, ma la galanteria è la galanteria.
La morte e il bambino. Un giornalista alla guerra greco-turca si fa travolgere e sconvolgere dall’esodo della popolazione civile. Poi il garbo di un ufficiale, la divisa, le piccole lontane nuvole dell’artiglieria turca. In nuce c’è il fantasma della bella morte che si nutrirà di tanto sangue nel secolo a venire. E’ greco e vuole combattere. Avanza. Le truppe in retrovia gli sembrano serene, curiose di quel ragazzo che vuol andare al fonte. Poi, ex abrupto, il sangue, le mascelle distrutte, i morti, la tracolla delle munizioni presa ad un cadavere e messa sulle sue spalle, che sembra volerlo strangolare. Fugge fino a crollare vicino ad una casupola dove un bimbo piccolo piccolo, lasciato indietro nella fuga, lo guarda stupito e gli chiede “Sei un uomo?”.
Un paio di appunti alla Ellio: nell’indice il secondo racconto non compare. Nella succinta biografia di Crane c’è, almeno, lo svarione dei giorni passati sulla scialuppa. Cavolo, ce li dice lui nel racconto!
16.02.2014