Non un romanzo né l'ennesima inutile autobiografia di un vip. Chi lo ha scritto è il protagonista indiscusso della scena rap nel nostro Paese, Fabri Fibra, pluri-disco di platino. Lo ha scritto per dire che il rap, musica della ribellione e dell'emancipazione ovunque, da noi risuona a vuoto, trovando un terreno sterile per il proprio messaggio. Perché? Il problema è l'Italia, Paese che ha la delirante pretesa di paragonarsi ad altre realtà socialmente avanzate, come la Francia, l'Inghilterra o gli Stati Uniti, ma è dominato da una generazione di vecchi che hanno schiacciato i giovani, hanno ucciso la creatività, hanno ipnotizzato le menti. È un "matrix", come lo definisce Fibra, una palude nella quale gli italiani sono felicemente intrappolati. I settantenni che non mollano il potere. Il mercato del lavoro blindato: o fai il mestiere di tuo padre (che faceva quello di suo padre), o non fai nulla. Una generazione persa nel web, le mamme che rovinano le figlie pensando che l'unica strada possibile passi per la seduzione, o meglio per la prostituzione. I grandi tabù: parlare di soldi, fare soldi, avere successo. La passione nostrana per le scorciatoie e per la contraffazione. In Italia basta apparire. Un unico sport, il calcio, canzoni e film tutti uguali, uomini e donne come clonati dalla tv. Nessuna possibilità di scegliere davvero. Prefazione di Marco Travaglio.
A me dispiace per voi che ancora non siete stati illuminati da Fabri Fibra. Rimediate, finché siete in tempo. Leggete la summa filosofica del Nostro, assorbite i concetti che esprime, non fatevi fregare da chi vi vuole male. Fabrizio, in quest’opera paragonabile al tema di un ragazzino di seconda media, uno di quelli che non siede nei banchi davanti, si lascia andare a fini considerazioni sociologiche e ce ne fa dono, mostrandosi umile, rapper e sempre sul pezzo. Non c’è argomento che trascuri, il Nostro. La crisi? Presente! I politici cattivi? Sono qua! I mass media che rincitrulliscono la gente? Eccoli! La recessione, i cantautori, l’ambiente, le donne rifatte, i cellulari, le città, l’America, l’estero? C’è tutto, nulla sfugge a Fabri Fibra. Ora, io devo confessare che sono un finissimo origliatore. In coda al supermercato, in piedi sull’autobus, al bancone del bar, in attesa dal barbiere: io origlio. Ascolto i discorsi dei giovani, i lamenti degli adolescenti, le reprimende degli anziani, i gemiti delle mamme, i piagnucolii dei diseredati, le teorie dei commercianti, le dottrine degli oberati. Le chiacchiere. Mi piacciono soprattutto quelli che la sanno lunga e che spiegano agli altri come va il mondo. Apprezzo chi ti guarda quasi con commiserazione, scemo tu, e ti racconta perché in Italia va tutto a scatafascio, madama la marchesa! Ecco, Fabri Fibra, da solo, senza aiuti e in un singolo tomo, è riuscito a riassumere anni e anni di origliamento, di teorie sviluppate al bar, di parole carpite nel vagone di un treno. Tutto da solo, in una sola persona. Fabri Fibra ha la ricetta, Fabri Fibra è la ricetta. Perché lui è un artista, vende dischi, sta in classifica. Mica cazzi, per usare un termine a Lui tanto caro. Quindi, signori miei, affidatevi a Fabri Fibra. Se volete capire l’Italia contemporanea, spegnete la tv, chiudete internet, leggete Fibra! Ad impreziosire il volume, inoltre, un’imprescindibile prefazione di Marco Travaglio: il giornalista dalla schiena dritta che per far ridere storpia i nomi di chi prende in giro. Mica cazzi, repetita iuvant. (ma la parte più bella di tutte, impagabilmente la più bella, è quella in cui Fabri Fibra si lamenta dell’impoverimento della lingua italiana. Avete capito bene: Fabri Fibra si lamenta dell’impoverimento della lingua italiana). Applausi per Fibra!
In generale sono molto scettico sull'acquistare dei libri scritti da cantanti oppure musicisti, perch�� nella mia mente immagino il manager del cantante che un bel giorno si sveglia e dice: bene, scriviamo un libro, per�� tu, cantante, non scriverai neanche una frase di tuo pugno. Questo mi ha sempre inibito l'acquisto di un libro scritto da un cantante.
L'inibizione per i libri scritti da cantanti talvolta si trasforma in disgusto, cosa che mi �� recentemente capitata quando, l'ultima volta che sono stato in libreria, ho visto sullo scaffale all'ingresso un libro firmato da Vasco Rossi. In quel preciso momento, mi sono riaffiorate alla mente tutte le vicende accadute qualche tempo fa riguardanti la voce "Vasco Rossi" di Nonciclopedia, e di come l'artista si fosse battuto (per vie legali) per chiudere questa fantomatica pagina.
Sempre nello stesso giorno, dopo aver passato con ribrezzo i libri di Vasco Rossi, notai un libro sulla cui copertina c'era la fotografia di un uomo a dorso nudo, tatuato, mentre si accendeva una sigaretta o comunque mentre dava fuoco a qualcosa con un accendino. Il titolo recitava "Dietrologia" e l'autore era Fabri Fibra, e ancora pi�� sotto, prefazione di Marco Travaglio. Allora subito pensai: "Cosa? Marco Travaglio ha scritto la prefazione per questo libro? Deve essere davvero tosto allora". Ho comprato il libro senza pensarci due volte. Tutto il mio scetticismo �� stato sollevato e annullato in meno di un secondo.
Sebbene non sia un gradissimo ascoltatore di musica rap, ho sempre stimato Fabri Fibra per la sua musica e allo stesso tempo ho comprato anche alcune delle sue canzoni. Lo stimo come artista perch�� nelle sue canzoni riesce sempre a far passare dei messaggi forti, dei messaggi incredibilmente vicini alla vita reale, parafrasati in maniera sottile.
Per quanto riguarda il libro, dico solo che l'ho letto in meno di 24 ore. Da quando ho aperto la prima pagina a quando ho chiuso l'ultima, sono intercorse meno di 24 ore. Il libro pu�� essere visto come un log, come un diario, in cui Fabri Fibra riversa tutti i suoi pensieri in maniera pi�� o meno strutturata su quello che sono i giovani d'oggi, su chi sono i giovani italiani d'oggi. Devo dire che la descrizione �� terribilmente reale, terribilmente attinente a quello che si vede in giro tutti i giorni, terribilmente uguale ai ragionamenti e ai pensieri dei giovani. Ma nel libro c'�� ancora di pi��, l'autore non si limita a descrivere quello che vede; l'autore si spinge fino alla radice del problema, la estirpa, la seziona e accusa. Accusa la societ�� governata da un branco di dinosauri preistorici, accusa i meccanismi che hanno reso la societ�� e i giovani recalcitranti alla competizione e al cambiamento, accusa i sistemi che hanno offuscato e inibito la capacit�� dei giovani di essere veramente creativi e di pensare con la propria testa, accusa il torpore mentale che trasforma tutte le persone in tronisti di Uomini e donne e in pupazzi e bambole griffati solo per fingere capacit�� e successo che non potranno mai avere.
Un libro attuale e soprattutto vero. Lo consiglio nella maniera pi�� assoluta.
Da grande amante della musica ho sempre rispettato molto Fabri, compulsandone la discografia dai primi demo agli ultimissimi successi. Dopo l'atroce biografia firmata dallo scrittore incapace Monina, ho pensato che solo l'originale potesse dirmi qualcosa di interessante sul suo pensiero e così ho preso Dietrologia. Fabri io ti voglio bene ma cazzo che dissociazione. È vero che è un libro del 2012 ma i lamenti cinici e nichilisti che Céline scrisse nel '30 funzionano benissimo tutt'oggi. Qui è invecchiato tutto male.
Il mio grande problema con Dietrologia non è il tono o la retorica, ma l'esterofilia accanita. Eeeh gli inglesi e i francesi sono avanti. Oooo Fabri, guarda che non funziona un cazzo da nessuna parte, altro che Svezia! Magari quando sei andato tu in UK a fine '90 ti mettevano in regola in qualche ufficio. Oggi se vai a "imparare l'inglese a Londra" finisci a sgrassare piatti in qualche bettola gestita da Italiani, facendo tre lavori perché un bugigattolo di 10m² lo paghi 1800£ al mese.
Quindi niente, tre stelle perché è pur sempre un libro e per la coerenza artistica dell'uomo che è comunque un king.
- Fabri Fibra scrive onestamente riportando i suoi pensieri senza paura di giudizi e critiche. Come ha sempre fatto, d'altronde. Mi piacciono le persone trasparenti, quelle che sono così come le vedi e così come le leggi. Fabri Fibra è trasparente. Mi piacciono anche le persone che hanno un pensiero proprio e vivono secondo le loro regole di vita. Ed è per questo che mi piace Fabri.
- Lo stile semplice e diretto della prosa. Inizi a leggere e tre minuti dopo sei a pagina 54. In realtà poi scopri che è passata mezz'ora. Qualcuno ha detto che il libro sembra il tema di un bambino di seconda media. Certo, non è un romanzo di Umberto Eco, ma è comunque meglio leggere temi dei bambini di seconda media che frasi articolate e verbose dove non si capisce un cazzo. (Scusate, di solito non scrivo parolacce, ma adesso ho letto Fibra.)
- Molte delle sue opinioni e punti di vista, forse perché politicamente sono molto vicino a Fabri.
- Il libro è stato pubblicato nel 2011 ma è ancora attuale. Tanta roba.
*Cosa non mi è piaciuto*
- La formula ripetuta in ogni capitolo: "In Italia ________, all'estero invece______." Io ho vissuto parecchio tempo all'estero e non è tutto rose e fiori come Fabri descrive. L'Italia ha i suoi problemi, molti dei quali sono enormi e addirittura irrisolvibili, ma non è tutto una merda (minchia, un'altra parolaccia!) come dice Fabri.
- Il troppo generalizzare e il fare di tutta l'erba un fascio. Molte frasi che iniziano per "Gli italiani_______" dovrebbero essere cambiate. Dovrebbero iniziare con "Molti italiani" o "Tanti italiani."
- Ho trovato che molte delle considerazioni che Fabri fa sugli italiani sono applicabili agli esseri umani in generale, indipendentemente dalla nazionalità. Per esempio, "Gli italiani davanti a una novità dicono: "questa cosa non mi piace, non mi ricorda niente." Resistere a ciò che è nuovo è un tratto dell'essere umano. Poi c'è chi è più propenso ad aprirsi alle novità e chi meno, ma non ne fare una questione di nazionalità.
***
Citazione migliore del libro: "Se non hai mai lavato un piatto non sei normale."
Porca troia (ops, again) quanti piatti che ho lavato in vita mia! E che tristezza sapere che sono normale. :(
Fabrizio Tarducci, alias Fabri Fibra, descrive di proprio pugno l'Italia di oggi. Dalle ragazzine dai selfie provocanti per attirare attenzione - attenzione di chi? - a quelli che spendono più del dovuto esclusivamente per apparire. Da quelli cresciuti - la nostra generazione - guardando Happy days, dove Fonzie insegnava che per ad essere il preferito del quartiere bisognava anche farsi un mazzo tanto al lavoro, a quelli cresciuti - le generazioni attuali - guardando Uomini e donne, dove basta sedersi in televisione per essere qualcuno. Dai musicisti che hanno fatto anni ed anni ed anni di gavetta, partendo dagli scantinati per arrivare alla top ten in classifica, ai moderni cantanti che si credono arrivati solo perchè hanno partecipato - senza magari nemmeno averlo vinto - un talent show.
E lo ammetto: Fibra ci prende in pieno in ogni sua descrizione, in ogni sua discussione, in ogni sua idea dichiarata. Certo, non ero d'accordo con lui con tutto quello che ha scritto, ma mi è piaciuto il suo modo di esporre i propri pensieri, di raccontare come vede la vita lui oggi, di mettere nero su bianco i miglioni di problemi che abbiamo in questo paese. Lo fa col suo modo di fare da rapper, ovvero in maniera un po' brutale ed a volte scurrile, ma sempre mantenendo il giusto distacco e portando il giusto rispetto nei confronti degli argomenti, delle persone e dei luoghi citati in quel preciso momento.
E la pensiamo allo stesso modo su una cosa molto importante che riguarda il nostro amato stivale italico: gli italiani sono i primi a lamentarsi di questo, di quello e di quell'altra cosa ancora. A parole siamo tutti grandi combattenti. Ma nessuno scende in piazza, nessuno alza i toni, nessuno combatte per un futuro migliore.
Perchè fondamentalmente a noi interessa più che sia carica la batteria dell'Iphone che dei diritti dei cittadini.
"Dietrologia" è una bomba che non a tutti potrebbe piacere. Infatti se ne è parlato poco in tv, sui giornali, sui blog. Sbaglio? Ora ve lo dirò perchè "Dietrologia" non piace: parla di argomenti scomodi. Scomodi per noi italiani, parla di argomenti che preferiamo tenere sotto ai tappeti, come la polvere. Se pensate di trovare l' autobiografia di Fibra, vi sbagliate, come vi sbagliate se pensate di trovare solo argomenti che riguardano solo la musica. "Dietrologia" è un viaggio, ma non di quelli piacevoli come alle Hawaii. Leggerete dell' attuale situazione italiana: ammuffita, stagnante, ipocrita, paludosa. Questo libro parla di cose che non si vedono in tv e non si leggono sui giornali. Fibra affronta con tono critico e un linguaggio crudo grandi argomenti che riguardano la vita quotidiana di tutti noi. I soldi, la controcultura e la cultura dominante in italiana, i mass media. Paragona l' Italia ai paesi europei palesemente più avanti di noi. Credo sia impossibile scrivere una recensione su questo libro perchè non è un romanzo dove la storia può piacere/emozionare o meno. Si avvicina alla forma del saggio, ma forse non lo è fino in fondo. Il linguaggio è semplice e capibile per tutti, lo stile non è ne troppo nervoso ne troppo lento. Assolutamente consigliato per i fan e non.
Una delle abitudini irrinunciabili di molti lettori, è leggere più volte lo stesso libro, cosa che confesso, non ho mai capito fino in fondo, perché pensavo banalmente che rileggere un testo che già si conosce, togliesse tempo alla possibilità di dedicarsi ad un altro. Ma come in tante cose, l’eccezione può essere sempre dietro l’angolo, che in questo caso ho tradotto col recupero di un libro letto qualche anno fa, ma che ho voluto riapprofondire perché più che al godimento che sono in grado di rilasciare certe letture, a volte si ha bisogno di racconti che per quanto non facili da digerire, è giusto che i loro contenuti trovino collocazione tra le nostre consapevolezze. Colui che ha avuto questo bel coraggio è una figura molto in vista e di peso nel mondo della musica rap italiana, il milanese Fabri Fibra, pseudonimo di Fabrizio Tarducci, che con “Dietrologia – I soldi non finiscono mai”, sin dalla copertina provocatoria e cinica come solo chi sa che ciò che pensa smuoverà delle coscienze e non sempre per trovarsele in accordo, fa intuire il tema attorno cui ruota l’urgenza della sua scrittura: i soldi e il potere che ne deriva o che crediamo sia giusto attribuirgli. Il successo o ciò che crediamo dovremmo reputare tale. Con una ricca e lucida prefazione del giornalista Marco Travaglio, che pensa che Fibra faccia benissimo a uscire dal linguaggio immediato, bidimensionale del rap, per misurarsi con quello più meditato, tridimensionale del libro. E a dare così la scossa al suo pubblico, tanto numeroso quanto giovane e sprovvisto di strumenti di riflessione, perché reagisca. Continua, leggi su : https://librangolo.altervista.org/die...
Un libro che ho divorato perché oltre ad amare la musica rap e a stimare Fabri Fibra a livello artistico, le sue parole mi hanno ricordato per l’ennesima volta di non fidarmi mai delle apparenze, di non avere paura dei fallimenti perché solo attraverso essi è possibile raggiungere il successo e che l’arte e l’ispirazione nascono sempre e solo dalla sofferenza.
MOTIVANTE E VERITIERO. Con questi due aggettivi è possibile, almeno in parte, descrivere il libro di Fabri. È stato davvero bello, ti sbatte in faccia la realtà in modo spietato e giusto. Forse può non piacere a tutti, dipende dal proprio pensiero.
Fantastico! Fabri dice la sua riguardo il nostro amato Belpaese, l'Italia, sulla politica italiana, sul lavoro, sulla società italiana, i ragazzi, le ragazze, le donne e gli uomini italiani e sulla musica. Ottimo libro, davvero stupendo, ti apre gli occhi, davvero consigliatissimo.
Libro molto utile e illuminante, fa capire molte cose. Prima di tutto, che non serve essere uno scrittore per fare un libro che possa insegnare qualcosa alla gente e che possa lasciare un messaggio. In secondo luogo, insegna l'importanza del viaggio, fa capire con le molteplici critiche al modo di fare italiano che la mentalità italiana, viziata da una inefficace classe politica e dalla mancanza di voglia di stare al passo coi tempi, è un limite per l'indipendenza e la piena realizzazione dell'italiano intraprendente. Fibra sprona i suoi lettori a viaggiare per conoscere, sfornando esempi collegati al suo campo, il rap. Parla di cultura del rap, e di come si è evolta in paesi come la Francia, l'Inghilterra e l'America, e lo mette in paragone con l'evoluzione in Italia, molto più sobria. Niente di più da dire, lo ho letto in un due giorni e non mi capita spesso. E fino a prima pensavo fosse perché sono appassionato di rap, ma no, non è solo per questo.
Dopo aver letto questo libro, è cambiato totalmente il modo in cui vedevo Fabri Fibra. Già lo stimavo prima, ma adesso... adesso dico che è un grande!! Si tratta di una forte critica all'Italia: un'Italia ormai arretrata, che non inventa nulla dai tempi del Rinascimento, un'Italia che copia le altre Nazioni in tutto e per tutto, un'Italia senza lavoro... uni'Italia ormai morta. Ma dove andremmo a finire ancora?! Poveri noi... Comunque magari Fibra non dice nulla di nuovissimo perchè ormai l'Italia è perduta da un pezzo ma il modo... il MODO in cui fa questa critica è i-n-i-m-i-t-a-b-i-l-e! E per tale motivo, non sapete quanto ho riso! Anche se ci sarebbe da piangere eh...
"Gli italiani vivono malissimo il lavoro. Propongo di cambiare il primo articolo della Costituzione. L'Italia è una Repubblica democratica(questo lo teniamo) fondata su: le ferie e le vacanze, l'evasione fiscale, l'arte(che non si mischia mai coi soldi, ricordiamolo) e il lavoro degli altri".
Detto ciò: libro straconsigliato a tutti gli italiani!!!!!!!!!!!!!