Geniale creatore di superbe figure femminili, problematiche e inquietanti, Euripide associa, in queste tragedie quasi "romanzesche", l'osservazione psicologica, sempre profonda e arguta, al gioco agile e leggero della fantasia, lasciando qua e là affiorare aspetti da commedia. Elena e Ione appartengono ai cosiddetti "drammi del caso", in cui i destini umani sono affidati non a un provvidenziale intervento divino, ma a un cieco moto d'eventi che ostacolando, mutando e deviando i progetti e le azioni degli uomini fa scaturire dai loro cuori e dalle loro menti una complessa, contraddittoria e molteplice umanità.
Euripides (Greek: Ευριπίδης) (ca. 480 BC–406 BC) was a tragedian of classical Athens. Along with Aeschylus and Sophocles, he is one of the three ancient Greek tragedians for whom any plays have survived in full. Some ancient scholars attributed ninety-five plays to him, but the Suda says it was ninety-two at most. Of these, eighteen or nineteen have survived more or less complete (Rhesus is suspect). There are many fragments (some substantial) of most of his other plays. More of his plays have survived intact than those of Aeschylus and Sophocles together, partly because his popularity grew as theirs declined—he became, in the Hellenistic Age, a cornerstone of ancient literary education, along with Homer, Demosthenes, and Menander. Euripides is identified with theatrical innovations that have profoundly influenced drama down to modern times, especially in the representation of traditional, mythical heroes as ordinary people in extraordinary circumstances. This new approach led him to pioneer developments that later writers adapted to comedy, some of which are characteristic of romance. He also became "the most tragic of poets", focusing on the inner lives and motives of his characters in a way previously unknown. He was "the creator of ... that cage which is the theatre of William Shakespeare's Othello, Jean Racine's Phèdre, of Henrik Ibsen and August Strindberg," in which "imprisoned men and women destroy each other by the intensity of their loves and hates". But he was also the literary ancestor of comic dramatists as diverse as Menander and George Bernard Shaw. His contemporaries associated him with Socrates as a leader of a decadent intellectualism. Both were frequently lampooned by comic poets such as Aristophanes. Socrates was eventually put on trial and executed as a corrupting influence. Ancient biographies hold that Euripides chose a voluntary exile in old age, dying in Macedonia, but recent scholarship casts doubt on these sources.
Due grandi classici dell'antica drammaturgia greca, opere di uno dei miei compositori preferiti in assoluto (sì, sono una di quelle persone che va decisamente contro Eschilo, in barba alle "Rane" di Aristofane). Di estrema particolarità e originalità, entrambi i lezzi si caratterizzano per elementi unici nel mondo del teatro Greco, soprattutto per quanto riguarda la tragedia. Innanzitutto, una sottile ma ben visibile sfumatura di comicità, presente in maniera molto evidente nell' "Elena". Situazioni talmente assurde da apparire grottesche, personaggi troppo o troppo poco partecipanti alla drammaticità della scena, reazioni esagerate, trame assurde e coincidenze che ricordano in tutto e per tutto i ritrovamenti di Plauto ed il sottile umorismo borghese di Menandro. Se nell' "Elena" questi elementi sono troppo, fin troppo accentuati, nello "Ione" costituiscono appena la struttura delicata delle poche coincidenze, senza disturbare il drammatico svolgimento degli eventi. Si crea, invece, uno straordinario equilibrio tra poesia, tragedia e una leggera punta di comicità che non ho mai trovato in nessun'altra opera dell'Antica Grecia. Quell'elemento dionisiaco che Nietzche accusava Euripide di avere assassinato é qui invece più forte che mai. L' "Elena" mi ha spiacevolmente sopreso anche a causa di un tema spinoso ai nostri occhi contemporanei: quello dei barbari agli occhi dei Greci. Mi ha sorpreso vedere Elena e Menelao parlare in termini tanto crudi di questi "popoli della terra" che si potrebbe e bisognerebbe uccidere solo per il gusto di farlo. Un modo di pensare comune, all'epoca, è vero. Tuttavia, Euripide se ne era distanziato notevolmente con "Le Troiane", che accusavano apertamente i modi brutali dei Greci, soprattutto in periodo di guerra. Leggere l' "Elena" mi ha però costretto a rivalutare Euripide, ponendolo sotto una luce nuova e significatamente negativa. Sullo Ione, invece, non ho nulla da dire: è perfetto! Oltre all'equilibrio di cui ho già parlato, ho particolarmente apprezzato il tema dell'affetto familiare, del destino e del ritrovamento, difficili da festire senza precipatare nel ridicolo, soprattutto con un lieto fine, ma qui affrontati con prontezza e grande poesia. Nel complesso, quattro stelle (la media tra le tre dell' "Elena" e le cinque dello "Ione").