***3 stelle e 1/2***
“ no, amico, voglio vivere alla luce del sole. Io sono Aurelio Stazio, sentore di Roma. Non intendo rintanarmi come un topo. O la vita vale la pena di essere vissuta, o è meglio andarsene senza troppe lamentele. Lo diceva Seneca! Lui adesso andrà in Corsica, cercando di conservare la salute in attesa di tempi migliori. Io no: non solo voglio vivere bene voglio vivere a Roma. E, se non posso, morirci”
Perché Publio Aurelio sta dicendo questo all’amico Servilio? Perché morire, tagliandosi le vene, in casa propria, pur di non sostenere un processo in tribunale?
Per evitare la pena capitale e soprattutto perché il senatore si sta giocando il tutto per tutto pur di dimostrare la propria innocenza.
Di fatto è innocente e non è stato lui a pugnalare la bella cortigiana Corinna, ma le prove portano sembrano indicare il contrario.
Qualcuno sta cercando di incastrarlo, approfittando del fatto che si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Qualcun altro ha visto qualcosa e potrebbe scagionarlo, ma questa persona è più difficile da far parlare di quanto si possa immaginare. Riuscirà il nobile romano a salvarsi la vita e incastrare il colpevole?
Scopritelo in questa che è la prima indagine di Publio Aurelio Stazio.
Una bella indagine, la prima con questo protagonista, e che ho apprezzato molto perché mi ha portato in giro per una Roma antica, ma viva, piena della bellezza della casa di Publio Aurelio e delle sue schiave, ma anche di bruttezza, della puzza e della sporcizia della Suburra; una Roma dove il Cristianesimo si sta diffondendo velocemente come i pettegolezzi sul vecchio imperatore Claudio e la sua giovanissima sposa Messalina.
Una città dove i vecchi valori dei padri si scontrano con l’epicureismo e le nuove correnti e idee che arrivano dalla Grecia. E come sempre c’è chi le abbraccia con entusiasmo e chi invece non ne vuole sapere.
Su questo sfondo, così ben descritto si muovono i personaggi e su tutti ho adorato Pomponia( che è abbondante di stazza e sentimenti, una preziosissima fonte di informazioni per il senatore) e il furbissimo Castore: la sua ironia mi hanno fatto ridere un sacco!
In realtà devo dire che non è il mio primo incontro con tutti loro : è il terzo romanzo, della serie, che leggo ( “parce sepulto” e “ars moriendi l’hanno preceduto) e Castore e Pomponia rimangono i miei preferiti.
Grazie a questo primo romanzo, poi, ho potuto capire meglio il carattere di Aurelio Stazio e trovarlo meno fastidioso e arrogante rispetto al primissimo impatto avuto in passato. Certo, è focoso, ha quel tanto di presunzione e saccenza che mi fanno alzare il sopracciglio destro, ma allo stesso tempo ha un cuore buono che si manifesta nei fatti più che nelle parole. Il modo in cui tratta i suoi schiavi e si prende cura di Pseca sono esempi bellissimi.
È un uomo fortunato, che sa di esserlo, e si gode la vita, agevolando quando e come può quella delle persone che gli sono vicine, senza eccedere nei sentimentalismi.
Non c’è grande feeling tra di noi, ma si è guadagnato il mio rispetto!
Ho trovato la scrittura scorrevole e il ritmo più veloce rispetto agli altri libri che ho letto di questa serie, quindi per questo romanzo il mio voto è tre stelle e mezzo!
se amate i gialli storici, ambientati nell’antica Roma, con una Jessica Fletcher versione maschile ( nel senso che dove c’è lei scappa il morto… e io due domande me le farei) fa per voi!
Buone letture e alla prossima!