Nel quarto volume del ciclo del Barset, Trollope ci porta a conoscere un'altra parte della contea da lui creata. Anche stavolta, come nel volume precedente, siamo in un piccolo villaggio di campagna ad alcune miglia da Barchester, per la precisione a Framley. Qui lo scrittore inglese ci accompagna a conoscere la piccola società che anima la vita del villaggio.
Mark Robarts è il giovane vicario di Framley. La sua vita è abbastanza soddisfacente: detiene un importante beneficio ecclesiastico che gli garantisce una cospicua rendita, è innamorato della moglie e ha due figli. Mark vive sotto la protezione di Lady Lufton, ricca vedova e madre del suo migliore amico, Lord Ludovic Lufton.
Sembra che la sua vita sia già avviata su binari stabili e sicuri ma Mark, nonostante abbia tutto, sembra soffrire la mancanza di qualcosa; questo qualcosa è il bel mondo. La sua curiosità per il bel mondo prende il sopravvento e, nonostante gli avvertimenti di Lady Lufton, iniziare a frequentare assiduamente personaggi ambigui coinvolti in losche vicende che finiranno per coinvolgere anche il giovane curato e gli procureranno non pochi guai.
Devo ammettere che è sempre un piacere tornare nell'immaginaria contea del Barset, formata da piccole città ed estese campagne punteggiate qua e là da qualche dimora nobiliare.
Anche questo quarto volume, come gli altri, non è certo breve ma la lunghezza dei libri di Trollope non è certo uno svantaggio, anzi è tutto il contrario.
Trollope con la sua solita maestria, eleganza, ironia e leggerezza, ci racconta una storia che in apparenza sembra ricalcare a grande linee la trama del precedente volume, soprattutto la parte relativa alla vicenda amorosa, anche stavolta non priva di vicissitudini.
Lo scrittore inglese è, come sempre, un vero maestro nel delineare un affresco della vita di provincia della società vittoriana e nel descriverne in maniera precisa, acuta e lucida, le regole, le convenzioni, le ipocrisie e le contraddizioni che la caratterizzano; una società dove nascono rivalità e invidie, dove dietro a belle maniere e raffinatezza troviamo affarismo, intrallazzi, losche vicende, maldicenze e raggiri che coinvolgono sia il mondo politico sia quello religioso. Un quadro storico rigoroso ma allo stesso tempo coinvolgente e affascinante che fa da sfondo alla vicenda raccontata. Anche le belle descrizioni dei luoghi ci mostrano – in maniera ben delineata – lo splendore della natura e della campagna circostante, permettendo al lettore di essere coinvolto ed entrare ancora di più nella trama.
Ne La canonica di Framley l'intreccio narrativo è perfetto, senza lungaggini di sorta che di solito possono appesantire la lettura; la scrittura è elegante e arguta, lo stile è come sempre colloquiale (l'autore spesso ama rivolgersi a propri lettori), ironico e pungente, intelligente e brillante. All'interno troviamo amori contrastati o impossibili, matrimoni combinati, interessi politici o finanziari, giochi di potere, scontri di classe, politici e religiosi, la figura della donna e anche la denuncia sociale ma sempre narrata con la tipica ironia di Trollope.
Uno dei maggior pregi che ho trovato ne La canonica di Framley (come anche nei volumi precedenti) è la caratterizzazione dei personaggi, vero punto di forza dello scrittore inglese. Essi sono delineati splendidamente e con profondità nei loro pregi e difetti; ci sembra di conoscerli personalmente uno ad uno, di intuire le loro reazioni, comprendere i loro comportamenti, conoscere i loro pensieri più reconditi. Trollope ci offre ancora una volta splendide figure femminili, ritratte meglio di quelle maschili, che risultano più deboli e meno intraprendenti. In questo romanzo rivestono un ruolo importante le donne; sono loro le vere protagoniste del romanzo; sono capaci di scegliere e di sostenere i loro uomini; le troviamo sempre impegnate nel prendere decisioni e nel cercare di risolvere problemi creati da mariti o fidanzati che si mettono nei pasticci. Sono ritratte con precisione, con le loro lingue taglienti, le loro arguzie, le loro schermaglie dialettiche; sono delineate mille volte meglio dei personaggi maschili; e ancora una volta si nota la preferenza dell'autore inglese verso donne i cui comportamenti sono contrapposti agli stereotipi femminili dell'epoca vittoriana, che le volevano silenziose e sottomesse.
Tra i personaggi femminili troviamo: Lucy Robarts (la giovane sorella del vicario) è un personaggio che mi ha ricordato molto Elizabeth Bennet. Lucy è ironica, schietta, perspicace, appassionata, forte, orgogliosa e con le idee chiare; da ragazza timida e impacciata diviene determinata e sicura di sé ed è capace di attrarre l'interesse di Lord Lufton grazie al suo arguto umorismo e alla sua intelligenza. Lucy è un personaggio che mi è piaciuto fin da subito anche perché non rinuncia all'ironia e al distacco nonostante il dolore che prova. Fanny, la moglie del vicario, nonostante sia timida dimostra di essere molto coraggiosa ed è sempre pronta a difendere e ad appoggiare il marito che si è messo nei guai; Lady Lufton, (altro bellissimo personaggio) la maggiore possidente del territorio, all'inizio ci appare come una donna orgogliosa, intransigente, oppressiva e a volte un po' dispotica che cerca di combinare il matrimonio del figlio con una ragazza ricca che possa rimpinguare il patrimonio dei Lufton; ma man mano che la conosciamo si rivela una donna lungimirante disposta a perdonare, a rimanere fedele ai suoi ideali e alle sue convinzioni ma pronta a cedere sui suoi obiettivi pur di realizzare la felicità del figlio e mantenere la pace in famiglia; la signora Crawley, invece, sopporta con grande pazienza e tenacia i sacrifici economici e l'ostinazione del marito; e poi la giovane Griselda, la figlia dell'arcidiacono Grantly, una bella senz'anima, che all'apparenza sembra una vera e propria statua di ghiaccio tanto è grande la freddezza e l'indifferenza che mostra in ogni situazione e per ogni cosa, ma in fondo sa quello che vuole e come ottenerlo.
Una delle caratteristiche che mi piace di più di questo ciclo è che di romanzo in romanzo ritroviamo personaggi già noti, come ad esempio l'indipendente e schietta Miss Dustable, le litigiose Mrs Grantly e Mrs Proudie, mogli rispettivamente dell'arcidiacono e del vescovo, che anche stavolta ci regalano degli scontri verbali memorabili; e poi il timido dottor Thorne, sua nipote Mary e tanti altri.
Tra i personaggi maschili degni di nota, troviamo: Mark Robarts, il cui eccesso di ambizione e desiderio di primeggiare lo porterà a cadere nei debiti – pur di compiacere un importante politico – e poi pentirsene amaramente; il signor Sowerby, un personaggio davvero irritante, subdolo e approfittatore che non esita a coinvolgere gli amici nelle sue difficoltà economiche; e infine il reverendo Crawley (uno dei personaggi delineati meglio) che si vergogna di essere povero ma nonostante ciò trasuda orgoglio, integrità morale e irreprensibilità da ogni poro.
La canonica di Framley è un romanzo che si legge tutto d'un fiato ed è sicuramente quello più maturo, più profondo e più riuscito tra quelli letti finora di questo ciclo.
Più leggo i libri di Trollope più posso affermare che non si può non amare lui e la sua magnifica prosa; leggere un suo libro è farsi coinvolgere, immedesimarsi, e calarsi nelle atmosfere delle immaginarie contee inglesi a 360 gradi. Ora capisco perché i suoi romanzi venivano letti nelle lunghe attese nei bunker inglesi durante la seconda guerra mondiale...
Non c'è colera né febbre gialla né vaiolo più contagioso del debito. Se si vive abitualmente tra uomini indebitati, si finisce certamente per esserne contagiati.