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Rwanda: Istruzioni per un genocidio

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Rwanda. Istruzioni per un genocidio è l’unico libro capace di raccontare che cosa accadde nel Paese delle mille colline prima, durante e dopo i drammatici cento giorni della primavera del 1994, allorché 800.000 persone trovarono la morte nel genocidio programmato a tavolino più spaventoso dalla fine della seconda guerra mondiale.

208 pages, Paperback

First published January 1, 2003

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Daniele Scaglione

13 books16 followers

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January 2, 2026
IL GENOCIDIO DEI TUTSI

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E anche quest’anno il 7 aprile è arrivato e se ne è andato. Anche quest’anno ci siamo riuniti per la commemorazione del genocidio dei Tutsi.

È così che vogliono che sia chiamato, e soprattutto ricordato: genocidio dei Tutsi. Senza la data (1994), senza l’indicazione del paese: per lasciarlo isolato, unico, e, speriamo, irripetibile.

Le parole con cui l’attuale segretario generale dell’ONU António Guterres lo ha ricordato sono abbastanza irritanti: ha tenuto basso il numero delle vittime, non ha sottolineato come sia stato condotto contro i tutsi, ma ha invece fatto notare quanti altri morti hutu e twa ci siano stati…
Come voler negare i fatti.
L’ONU ha la coscienza sporca, e non ha mai chiesto scusa per aver lasciato che succedesse, nonostante proprio l’ONU, nella persona del comandante in campo delle truppe di pace in Rwanda, Roméo Dallaire, avesse messo in guardia in anticipo, e avesse chiesto uomini e mezzo per fermarlo.
Perché si poteva fermare.
E invece si è lasciato che avvenisse.

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Nella sua prefazione Ascanio Celestini dice che la storia raccontata in questo libro è di quelle grandiose:
un racconto da fare a tavola con gli amici, al bar col giornale dello sport aperto sul frigo dei gelati, davanti ai cancelli della scuola mentre aspetti che tuo figlio esca per portarlo al parco… In spiaggia col cremino in mano e accanto al cruciverba, sotto l’ombrellone, al vostro vicino di asciugamano raccontate del bambino che chiede a suo padre di poterlo seguire quanto tutti i giorni va a compiere il suo dovere di massacratore. Raccontate che il papà disse: Sei troppo piccolo, non sei utile a niente e il figlio rispose: Ma posso almeno uccidere un bambino della mia età.

Più che di quelle grandiose, questa storia è una di quelle che non bisogna tacere, che bisogna raccontare perché se la si racconta una cento mille volte, forse si comincia a percepire l’orrore che contiene, e forse prima o poi non sembrerà più necessario raccontarla perché non sembrerà più che possa accadere di nuovo.

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Illusione? Sì, la storia sembrerebbe propendere in questa direzione.
Ma tacere non si può, comunque. Non si deve. Dobbiamo raccontare.

E per questo Daniele, e la sua casa editrice Infinito, insistono a voler raccontare questa storia, e tornano per la terza volta su questo testo importante, il migliore scritto nel nostro paese sull’argomento, asciutto sintetico chiaro diretto.
Terza edizione riveduta e aggiornata delle istruzioni per un genocidio, che è utile studiare e imparare per provare a far sì che quello dei Tutsi sia stato l’ultimo genocidio.

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Primo Levi scriveva ne “I sommersi e i salvati”:
È avvenuto, quindi può accadere di nuovo. Può accadere, e dappertutto.

Infatti, otto anni dopo la pubblicazione di questo suo testo fondamentale in materia di genocidio (con annessi e connessi), succedeva di nuovo in un altro continente, quello africano, in un paese minuscolo, il Rwanda, con proporzioni gigantesche, un milione di vittime, se non di più, in soli tre mesi e poco più, sette morti al minuto per cento giorni.

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Profile Image for Orsodimondo.
2,467 reviews2,438 followers
October 23, 2024
IMANA NON PASSA PIÙ LE SUE NOTTI IN RWANDA



Libro fondamentale per capire la tragedia del 1994, imprescindibile: Daniele è documentato, chiaro, semplice, chiama le cose col loro nome.
Da leggere, rileggere, consultare.
Entra di diritto nella letteratura fondamentale sull'argomento, insieme a Voci dall'inferno di Samatha Power, Desideriamo informarla che domani verremo uccisi con le nostre famiglie di Philip Gourevitch (purtroppo sprovvisto di note) e Murambi, il libro delle ossa di Boubacar Boris Diop.


Murambi: Memoriale del Genocidio.

Sono passati quasi trenta anni, lo saranno l'anno prossimo in aprile, che anche per questo è il più crudele dei mesi.
Ancora non si sa quanti furono i morti, ancora non si sono recuperati tutti i corpi, le fosse comuni sono tante.

Quando ero presente alle commemorazioni per il decennale riuscivo a intuire qualcosa dalla dimensione delle bare, bara piccola uguale bambino, bara normale uguale singolo corpo identificato, bara-cassa uguale resti non identificati, sepoltura cumulativa.
Ho visto calare le bare, le tombe aperte e poi richiuse, la gente che piangeva, io con loro, quelli (donne) che avevano crisi incontrollabili – allo stadio Amahoro c’erano ambulanze e tende mediche, la gente da soccorrere fu tanta.



Sono stati ottocentomila, 975 mila, un milione, oltre?
Sono stati un numero impressionante, diecimila al giorno, cinque al minuto…

Non è vero che non si sapeva, non è vero che non si capì: si finse di non sapere, si finse di non capire, si voltò la testa e l’attenzione da un’altra parte (vuoi alla fine dell’apartheid e le prime elezioni libere in Sudafrica, vuoi ai mondiali di calcio, vuoi al primo governo Berlusconi, vuoi ai Balcani…).



Il comandante della forza di pace ONU, il generale Romeo Dallaire, sapeva, aveva visto, aveva avvertito, aveva insistito, lanciato più di un grido d’allarme.
Ma si scelse di non ascoltarlo, si preferì voltarsi dall’altra parte, e impiegare giorni e settimane preziose a cavillare tra genocidio e atti di genocidio (Madeleine Albright docet).

È stato il genocidio dei tutsi. Ma già in passato c’erano stati massacri in scala ‘minore’, la diaspora cominciò già all’inizio degli anni Sessanta (l’attuale presidente-a-vita è cresciuto in Uganda), una volta ne furono uccisi 50 mila, un’altra 200 mila…



Nonostante “Never Again / Jamais Plus” sia un motto celebre, un distintivo, dopo la Shoa avrebbe dovuto essere insegnamento e monito eterno, le cose si sono ripetute.
La cosa davvero allarmante è che ancora oggi possono succedere, niente è stato fatto per impedirle.

E quando succederanno, diremo ancora che non sapevamo, che non abbiamo capito, mentre con lo sguardo saremo voltati da un’altra parte.

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Per gentile concessione dell'autore, D. Scaglione.
Profile Image for Marozzi.
91 reviews22 followers
July 5, 2018
La prefazione di Ascanio Celestini dice che questa è una grande storia, una storia che va raccontata tante volte, al tavolo del bar, al parco, all'edicola. Ecco, lo ho fatto anche io. Ho raccontato questa storia e mi sono sentita fondamentalmente chiedere perchè volessi affondare le mani in una cosa così dolorosa. Sì è successo, me lo ricordo, ma non vedo perchè ritirarlo fuori. Questo è esattamente quello che successe allora. La stampa dei paesi occidentali era impegnata con cose grosse che riguardavano paesi grossi (il primo Berlusconi da noi, Mandela in Sud Africa, il Kosovo) e non era molto lo spazio dedicato ad un paese africano grosso quanto la Lombardia dove due etnie si stavano ammazzando. A detta loro era questo, una cosa tra tribù africane, selvaggi che si scannano col machete. Foto di violenze, scene di interminabili file di persone che abbandonavano a piedi il proprio paese. E la spiegazione era questa specie di guerra civile tribale, troppo complicata e lontana per capirci qualcosa.Come oggi dicono della Siria.
Ecco, il libro di Scaglione fa vedere quanto invece i paesi occidentali avessero a che fare col Rwanda, con la divisone Tutsi- Hutu, quanto l'Onu sapesse e quanto gli stati firmatari della carta che li obbliga ad intervenire laddove fosse in corso un genocidio abbiano impiegato il loro tempo a cercare un nome diverso per quel che stava avvenendo per evitare il proprio intervento. Con la scusa che non si trattava solo di un genocidio ma c'erano altre cose in ballo questi paesi non sono intervenuti. Non hanno accolto le richieste di potenziamento della missione da parte di chi si trovava sul campo e assisteva a quella violenza.
Scaglione cita Primo Levi, che dice che è successo e quindi può succedere di nuovo.
Alla radio il 6 aprile dicevano che era la giornata mondiale della carbonara. Non il giorno in cui iniziò il genocidio del Rwanda. Credo sia così che è potuto accadere di nuovo.
Profile Image for BeaPac.
333 reviews5 followers
January 30, 2022
Devo dire, non senza vergogna, che non ricordo esattamente come accolsi la notizia del genocidio in Ruanda. In anni più recenti ho deciso che ne dovevo sapere di più. È solo con la conoscenza che si possono evitare gli errori, sicuramente non girando la testa dall’altra parte. Il genocidio in Ruanda è stato possibile grazie all’aiuto di Stati stranieri molti dei quali europei salvo poi sminuire la portata della strage e il loro coinvolgimento. È una vergogna, e purtroppo non la sola, che ci porteremo dietro sempre.
Cito il generale dei Caschi Blu Roméo Dellaire mentre il genocidio andava avanti “il mondo occidentale stava a guardare se stesso” e ci ricorda anche che “tutti gli umani sono umani. Non ci sono umani più umani degli altri”
Tutti i nostri politicanti, quelli che urlano slogan e sparano sentenze dai loro salotti dovrebbero leggere questo libro per capire la potenza e la pericolosità delle parole. Nella speranza che questo non debba mai più accadere vi auguro buona lettura.
Profile Image for Diana.
627 reviews35 followers
May 7, 2018
La cronaca del genocidio in Rwanda, terrificante e drammatico.
Leggi questo libro e ti ritrovi a guardare una pallina di piombo che rotola verso un burrone, piano, con calma e costanza. E tu sei lì, vicinissima e sai che basterebbe allungare la mano per fermarla, per deviarne la traiettoria, per "fare qualcosa", ma ti limiti a guardarla, mentre si muove e si avvicina sempre di più al momento in cui non potrai più fare nulla.
Questa storia è la stessa cosa: c'erano tutti i segnali, mille episodi, uno più chiaro e drammatico dell'altro, ognuno con scritto ovunque "tragedia", eppure chi doveva decidere, chi aveva la possibilità di fare la differenza ha deciso di lavarsene le mani, ha avuto paura e la sua indifferenza è costata la vita a centinaia di migliaia di persone. Non hanno ascoltato chi in quelle zone ci viveva e osservava gli avvenimenti, chi è andato a verificare, chi era incaricato di riportare i fatti, sono rimasti lontani e inerti mentre i rwandesi si dirigevano a grandi passi verso il genocidio. Silenziosi e colpevoli.
Profile Image for Flavia.
170 reviews
Read
April 25, 2021
"Le Nazioni Unite sul Rwanda si comportano come se avessero trovato delle uova rotte in un paniere e, per non sentirne l'odore, le hanno coperte con un panno. Finche' il cattivo odore non si spande nella stanza, può anche funzionare."
4 reviews
June 25, 2023
Interessante lettura per meglio capire le cause che hanno portato il terribile genocidio tutsi in Rwanda.
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