"Non la so più la notte, tremenda anonimia di morte
Una flotta di stelle approda al porto del mio cuore.
Espero, sentinella, risplendi accanto alla celeste
Brezza di un'isola che mi sogna
Mentre annuncio dall'alto dei suoi scogli l'alba
I miei occhi ti fan solcare il mare abbracciato
Alla stella del mio cuore più vero: Non la so più la notte.
Non li so più i nomi di un mondo che mi rifiuta
Leggo conchiglie foglie e stelle chiaramente
Per le vie del cielo superflua m'è l'inimicizia
A meno che sia il sogno a guardarmi ancora
Percorrere lacrimando il mare dell'immortalità
Espero, sotto la curva del tuo fuoco d'oro
Non la so più la notte che sia solo notte".
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"Ho vissuto il nome amato
All'ombra del vecchio ulivo
Nello sciabordio del mare eterno.
Quelli che mi lapidarono non vivono più
Ho costruito una fonte con le loro pietre
Al suo limitare vengono ragazze acerbe
Le loro labbra discendono dall'alba
I loro capelli si sciolgono profondi nel futuro.
Vengono rondini, le neonate del vento
Bevono, volano, perché la vita vada avanti
Lo spauracchio del sogno si fa sogno
La sofferenza doppia il buon promontorio
Nessuna voce si perde in grembo al cielo.
O imperitoro pelago, cosa sussurri dimmi
Di buonora mi trovo sulla tua bocca d'alba
Sulla sommità dove appare il tuo amore
Vedo la volontà della notte trasfondere le stelle
La volontà del giorno carezzare la terra teneramente.
Nei campi della vita semino mille piccoli turchesi
Mille ragazzi nell'onesto vento
Ragazzi belli e forti esalanti benevolenza
Che sanno guardar fissi gli orizzonti profondi
Quando la musica solleva le isole.
Ho inciso il nome amato
All'ombra del vecchio ulivo
Nello sciabordio del mare eterno".
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"Di che pietre, di che sangue e ferro
Di che fuoco siam fatti
E sembriamo di pura nuvola
E ci lapidano, ci chiamano
Illusi
Come campiamo giorno e notte
Dio solo sa.
Quando la notte, amico, accende la tua elettrica sofferenza
Vedo distendersi l'albero del cuore
Le tue mani aperte sotto un'idea bianchissima
Che continuamente scongiuri
E mai non scende
Per anni e anni
Quella là in alto e tu quaggiù.
Ma la visione del desiderio si desta carne un giorno
E dove prima non risplendeva che un deserto nudo
Adesso ride una città, bella come tu l'hai voluta
La vedi quasi, ti attende
Dammi la mano e andiamoci prima che l'Aurora
La bagni tutt'intorno con grida di trionfo.
Dammi la mano - prima che gli uccelli s'adunino
Sulle spalle degli uomini a cantarlo
Che finalmente s'è vista giungere di lontano
La Vergine Speranza contemplata sempre dal mare!
Andiamo insieme e che ci lapidino
Ci chiamino pure illusi,
Amico, quanti non compresero mai
Con che ferro, che pietre e sangue e fuoco
Sogniamo, cantiamo, edifichiamo!"
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