"Dodici foglie d'edera tatuate sul mio braccio sinistro, una per ogni anno di galera davvero scontato. Se non fossi andato in curva forse sarebbero state di più... Sono partito da Quarto Oggiaro e arrivato non so dove, rischiando più volte di morire lungo il percorso. Non sono una vittima del sistema, non sono un eroe, non cerco approvazione ideologica. Però posso guardarmi allo specchio senza provare vergogna."
Il romanzo di una Milano e un'Italia lontane dai luoghi comuni, anche da quelli sulla criminalità, raccontate attraverso l'incredibile vita di Nino Ciccarelli. Personaggio reale e dalle mille incarnazioni, alcune delle quali gli hanno regalato dodici anni di carcere.
Una Milano e un'Italia poco conosciute, dove ambienti all'apparenza lontanissimi sono realtà collegati. Finanza, politica, spettacolo, calcio, criminalità più o meno organizzata, cultura: un mondo parallelo che per una serie di circostanze ha permesso a una ragazzo di Quarto Oggiaro di dare del tu a personaggi noti in tutto il pianeta.
Il protagonista è un famoso ultrà dell'Inter, ma il calcio e ciò che gli gira intorno sono solo una piccola parte di una storia che racconta tre decenni senza senso. Chi è nato nella seconda metà dei Sessanta o nella prima dei Settanta potrà magari identificarsi in qualche personaggio, qualcuno dirà che questo è un libro generazionale. Ma di una generazione che non dà lezioni di vita. E nemmeno vuole ascoltarne.
La copertina sembra quella di un pornosoft per signore, di quelli che vanno tanto di moda adesso.
Poi la trama: non c'è. Ci sono le storielle di Nino che fa tanti sbagli, ma però lui non si è mai venduto, e continua a fare gli sbagli, ma però è coerente, e continua a fare gli sbagli, ma però c'ha la dignità, anche se continua a fare gli sbagli. Bisognerebbe che qualcuno un giorno si alzi, alla stessa maniera di come fece il sempre amatissimo Ugo rag. Fantozzi, e dica pure che a essere coerentemente e dignitosamente imbecilli alla fine non risaltano tanto la coerenza e la dignità, quanto l'imbecillità.
Poi il messaggio: si scade nel solito giochino di prendersela con i politici che si fanno belli sfruttando i ragazzi della curva, salvo poi abbandonarli quando non è più conveniente mostrarsi con loro, oppure con i giocatori straviziati strapagati strabevuti strapippati che, udite udite, vanno persino con i trans. Insomma, populismo trash allo stato puro.
Come se fosse possibile sorbire lezioni di moralità, etica, responsabilità da chi è ultras. esserlo nella mente si diceva dalle mie parti. Come se fosse possibile sopportare una lezioncina di coerente dignità da chi ha creduto, dando anima e corpo, a una squadra di calcio. Se non ci credete, lo ripeto: c'è gente che crede a una squadra di calcio. E poi, qualcuno mi spieghi, perché un calciatore dovrebbe rendere conto dei propri gusti sessuali, della propria vita drogata a quattro esaltati che vanno in giro con il coltello in tasca, picchiano chi capita e lanciano motorini dagli spalti, vantandosene pure.
Insomma, 'sto libro poteva essere lungo la metà, due terzi, tre volte tanto, e non sarebbe cambiato niente. Pare che voglia raccontare il tempo che fu, ma sembra solo una giustificazione assolutoria. Poteva essere il racconto di periferie, droga, violenza, calcio e coltellate (e il dio della letteratura sa bene quanto abbiamo bisogno di un Irvine Welsh di Quarto Oggiaro, o di Corviale, o del Pilastro, o dello Zen, o di Sant'Elia) e invece è una mezza intemerata contro la tessera del tifoso, il calcio moderno e il ministro Maroni. Ci manca un'ode alla numerazione dall'uno all'undici, agli scarpini neri e alle partite tutte alla domenica e saremmo in perfetta salsa signora mia, ovviamente teppisticamente declinata.
Es erzählt wahre Anekdoten aus dem Leben einiger Ultras von Inter Mailand. Diese Anekdoten sind teilweise interessant, weil sie auch zeigen, wie sich die Situation der Ultras in Italien über 30 Jahre gewandelt hat. Leider ist dieses Buch stümperhaft ins Deutsche übersetzt worden. Aber auch an der literarischen Dramaturgie hapert es. Die Faszination Teil der Ultras zu sein schwappt nicht auf den Leser über. Die Handlung verliert sich besonders im letzten Drittel in Banalitäten. Schade!
Ich suche weiterhin nach einem wirklich starken Roman über diese Bewegung.
Fühlt sich an wie ein Groschenroman der ab und zu mal Bezug zu Ultras nimmt. Wenn einem plötzlich auf 1,5 Seiten der Lebenslauf von irgendeinem Leichtathleten erklärt wird, der dann 1 Seite später schon wieder egal ist fragt man sich was zum Teufel man da eigentlich liest. Dazu gibt es keinen richtigen Faden.
Un libro che mi ha fatto rivivere le sensazioni di ambienti e fatti accaduti negli ultimi 40 anni a Milano. Visti da un'angolazione che non è stata la mia, aneddoti che confermano quello che si è sempre sentito dire in giro. Un bel libro per chi è tifoso, per chi vive a Milano e per chi è interessato a vedere la vita anche dagli occhi degli altri.