Scegliendo di diventare il primo terrorista dissociato della storia italiana. Patrizio Peci diede uno scossone micidiale alle Brigate Rosse. Quando poi qualche anno più tardi - uscì questo libro, le seppellì definitivamente sotto i colpi mortali della descrizione cruda, reale, farsesca e irrimediabilmente tragica della quotidianità della lotta armata. I brigatisti che uscivano dal suo racconto erano quanto di più lontano da quell'immagine di romantici idealisti e di eroi rivoluzionari che ancora persisteva in una certa iconografia. Oggi, partendo da quel libro, Peci ne ha scritto un altro, raccontando tutto ciò che allora non si poteva dire: come si convive con il dolore e il senso di colpa per un fratello morto al posto tuo, come funziona la "seconda vita" di un collaboratore di giustizia, come si riesce a raccontare a un figlio che, sì, quel Peci di cui si parla talvolta in tivù è proprio suo padre; cosa significa diventare il migliore amico di quei carabinieri che fino a ieri progettavi di uccidere. Non c'è analisi dotta o studio dettagliato che regga il confronto con una storta di vita, per capire cosa furono veramente le Brigate Rosse.
Comprato in libreria quando uscì e letto con grande interesse e coinvolgimento. Scomparso negli anni dalla libreria di casa, forse prestato e mai tornato indietro. Scomparso però, sembra, anche da tutte le biblioteche e librerie d'italia*: possibile? Eppure forniva un punto di vista indispensabile per comprendere meglio gli anni di piombo, quello di un terrorista militante delle brigate rosse, quello del primo pentito. Mi viene da pensare che qualcuno o qualcosa abbia preferito farlo cadere nel dimenticatoio. peccato.
[edit] Ristampato nel 2008, ora è nuovamente fuori catalogo e reperibile solo qualche copia usata in vendita su eBay.
Ricordo nitidamente quando lo lessi, ormai nel lontano 1983, che il pensiero predominante fu che eravamo stati messi sotto scacco, e terrorizzati, da una massa di cialtroni: armati, ma cialtroni. Il ricordo di quegli anni e di quell'epoca, degli "anni di piombo" italiani (romani nella mia memoria) riapre ricordi dai colori sbiaditi come quelle delle Polaroid dell'epoca, ma capaci ancora oggi di trasmettere paura, disagio, instabilità: anche nella dodicenne che ero all'epoca del rapimento Moro, che mal collima, invece, provocando nausea e senso di rabbia ancora più forti, con la disorganizzazione e l'improvvisazione raccontata da Peci.
Importante testimonianza di un pentito - il pentito -, colui che ha dato inizio alla caduta dell'organizzazione delle Brigate Rosse, in cui ha militato dal 1976 al 1980 (anno in cui venne arrestato) col nome di Mauro.
A leggere Peci, Il quadro che ne esce è a tratti grottesco e appunto infamante per le BR, che vengono ridicolizzate a più riprese sotto gli aspetti comportamentali più che politici. Ma, a ben pensarci, poteva essere diversamente? Peci, da pentito, ha tutto l'interesse a screditare più che elogiare coloro i quali vuole annientare grazie alle sue collaborazioni con la Giustizia (Gen. Dalla Chiesa).
Io ho letto con molto interesse le varie vicende che affronta, spesso personali - la brutale morte del fratello Roberto nel 1981, per ritorsione, ad opera delle BR guidate dal criminologo Senzani, personaggio ambiguo - ma a conti fatti ho preso con le pinze i vari dileggiamenti verso i suoi ex compagni.
L'autobiografia del "traditore" per eccellenza degli Anni di Piombo, l'uomo che apparentemente assestò indirettamente il primo grande colpo alle Brigate Rosse. Ricostruito da alcune lunghe interviste col giornalista Giordano Bruno Guerri, Peci racconta della sua iniziazione alla lotta armata nella fase finale delle BR (egli stesso, ammette, più per noia e spirito di avventura che per ideologia), del malcontento maturato poi all'interno del gruppo e di come, appena arrestato nel corso di una rapina nel 1978, non ebbe esitazione a fare sin da subito nomi e ammissioni di colpevolezza pur di ottenere sconti di pena. Col tempo, non sorprendentemente, l'ipotesi che si fece strada fu quella non di un pentito quanto di un vero e proprio infiltrato da parte della polizia per provare a distruggere il gruppo dall'interno. Alcuni membri delle BR non tardarono a farsi sentire rapendo nel 1981 il fratello di Patrizio, Roberto Peci, probabilmente per mandare un segnale a Peci di "vendetta" trasversale per le sue dichiarazioni, altri hanno ipotizzato che lo stesso Roberto Peci possa aver collaborato in qualche modo con Patrizio nelle sue attività di collaborazione, altri che in questo modo si mandasse un messaggio ai pentiti in carcere di tacere sul caso Moro. Dopo un lungo sequestro e un rifiuto da parte del governo di trasmettere in televisione il "processo" allestito dalle BR, Roberto Peci venne assassinato, in una dinamica molto simile a quella dell'ex presidente della DC.
Colpiscono alcune affermazioni di Peci che fanno riflettere sotto molteplici aspetti: Peci decostruisce il mito romantico della lotta armata negli anni di piombo a tal punto da lasciate sbigottiti quando in sostanza afferma che ogni singola azione dei gruppi armati sia in realtà poco più che improvvisata e con dilettanti allo sbaraglio invece che operazioni - per quanto clandestine - meticolosamente studiate al punto da dare filo da torcere alla polizia e ai servizi segreti. Peci la fa molto più semplice affermando che sia stato sempre un misto di fortuna e tempismo più che di calcolo e certe scene raggiungono spesso il comico e il grottesco per il senso di raffazzonato con cui viene dipinto il gruppo.
Altra cosa che colpisce è la motivazione già pessimista in partenza con cui Peci racconta gli ideali rivoluzionari e la lotta armata sostenendo di base che l'Italia si trova in un libro per cui se ci fosse una situazione economica più stabile soprattutto per i giovani gli Anni di piombo non sarebbero mai avvenuti ma allo stesso tempo che - pur nella sua crisi economica - l'Italia sta fin troppo bene affinché possa avvenire una rivoluzione di qualche tipo (rossa o nera che sia) mettendo come perno di questa situazione l'egoismo dell'italiano medio adulto, senza ideali né ambizioni per la propria società ma che pensa solo al suo orticello del momento.
Libro molto interessante per tutti gli interessati al periodo storico per quanto, come molte autobiografie, soprattutto di "pentiti" debba essere presa con le pinze leggendola tra le righe (molto spesso Peci parla non come un disilluso, ma come una persona che non è mai stata convinta) soprattutto alla luce dei passaggi più conflittuali e della loro condizioni di collaboratori di giustizia.
Orripilante nel tema, affascinante per la piattezza a cui riconduce gli ideali della lotta armata. Leggo sul web dei dubbi sull’arresto, delle mille ricostruzioni diverse, delle diverse versioni della morte del fratello e pur cercando di non peccare di ingenuità mi sembra che il personaggio sia lineare, tetragono nelle sue scelte. Prima si butta a capofitto nell’Organizzazione e poi nella Dissociazione. Di analisi politica nel libro non ce n’è quasi, ma un paio di frasi sono folgoranti “In Italia non c’è stata nessuna rivoluzione perché non c’è fame. Nessuno ha realmente fame” e poi, prima in carcere ribadita anche in libera uscita “HO fatto tutto per …. questi qui” (sottinteso gli italiani spensierati e vacanzieri). Per me, che negli anni di piombo ero ragazzina e da un lato subivo un fascino perverso per questi che venivano descritti come strateghi della lotta armata, una sorta di primule rosse e dall’altra ero orripilata da tanta inutile malvagità (il ritrovamento del cadavere di Moro è scolpito nella mia memoria, così come l’apertura del TG con l’elenco dei gambizzati) – è un libro tranquillizzante. Perché mi spiega pianamente una realtà che allora mi terrorizzava. Aprivi il giornale ed era un bollettino di guerra, guardavi la tv ed erano sangue e pallottole. Leggo Peci e mi rendo conto una volta di più che veniva raccontato per quello che era. I filtri erano di tutti i tipi. La manipolazione altissima. Tanto che questi gruppi di sgarrupati (in alcuni passaggi Peci si lascia andare al gossip spinto con narrazione della puzza di piedi etc.) sembravano degli invincibili. Dare un voto a un libro così è sempre difficile, sembra che si voti il contenuto. In questo caso, il così così è dato dalla reticenza nella narrazione, un continuo non detto, e una certa aria di superiorità saccente che disturbano la lettura.
Un tipo di libro sicuramente particolare e che fornisce una prospettiva diversa sulle Br. La storia di Peci è conosciuta, però tutti i piccoli dettagli e storie che fornisce da ex membro delle Br sono interessanti e sicuramente degni di attenzione per capire cosa fossero davvero le Br, ma dall’interno e non l’immagine fornita all’esterno.