«Ascoltami, ragazzina» sospirò Vreman «Non pretendo che tu capisca subito la situazione in cui tutta Narwain versa e non pretendo nemmeno che tu conceda la tua fiducia a un perfetto sconosciuto. Ma se vuoi salvare la tua famiglia, se vuoi che la tua gente, il tuo mondo e tutto ciò che ti è più caro di esso continui a esistere, non hai scelta. Devi venire con me nel regno di Heldras.» Qualcosa a Narwain sta cambiando. Creature nefaste e demoni sanguinari infestano le strade dell’Isola Crepuscolare e nella fredda terra di Jorgenar gli antichi déi si risvegliano, all’alba di una nuova alleanza tra clan. Il potere nascosto e diviso delle gemme di Vaya sta per tornare alla luce, mentre l’Oscurità del Valak’mir incombe silenziosa. Una ragazza senza possibilità di scegliere. Un cacciatore in cerca di redenzione. Una corsa contro il tempo e le mire di un mago corrotto. La storia di un mondo sull’orlo del caos.
Cosa posso dire di questo romanzo??😍 Credo che sia semplicemente il miglior fantasy letto quest'anno, ho semplicemente adorato tutto! Non è stata una semplice lettura, ma una vera esperienza, l'inizio di un viaggio che porterà in molte terre lontane e sarà una meta fissa dove tornare in futuro con i prossimi volumi, cosa che mi riempie di gioia e impazienza allo stesso tempo. La storia di Gedhys e Vreman ed i mondi a cui appartengono, nell'immensa terra di Narwain, mi ha spiazzata e colpita per la sua originalità, e mi ha tenuta incollata alle pagine, capitolo dopo capitolo. Aurora Nardoni scrive con uno stile davvero chiaro, pulito, coinvolgente, la sua penna scorre con una padronanza e scioltezza da far pensare che questa non possa che essere la sua strada. Davvero sono rimasta colpita dalla sua scrittura completa e matura, oltre che profondamente descrittiva ed evocativa. Tutto è raccontato con una ricchezza di particolari (per nulla ridondante tra l'altro), da riuscire a vedere con la mente ogni dettaglio di ogni scena e ogni luogo, e la sensazione che ho avuto fin dalle prime pagine è di trovarmi dentro la storia, affianco ai personaggi con cui è impossibile non entrare in empatia, nelle loro diversità. Ogni personaggio è descritto nella totalità delle sue caratteristiche, dei suoi tratti esteriori, caratteriali e in ogni dettaglio che lo rende reale, vivo, pur rimanendo nel suo mondo di fantasia. La fantasia dell'autrice è un altro elemento chiave in questa storia: vengono sviluppate davvero tantissime idee e si percepisce tutto lo studio e l'impegno che ha messo nella sua opera. Gli elementi fantasy che la caratterizzano sono tanti e davvero originali: mi è piaciuto moltissimo tutto il world building, il sistema di divinità che ha creato, i nomi stessi di terre, clan, dei e dee, le leggende, i rituali, ogni cosa. Questo primo volume a parere mio è preparatorio a quelli che seguiranno, vediamo l'alternanza prevalentemente di due pov, quelli di Gedhys e Vreman, che vivono due vite totalmente opposte che non si penserebbe mai potrebbero entrare in contatto, come invece avviene negli ultimi capitoli e per un motivo preciso che muoverà i fili di tutta la storia. Non posso che consigliare di entrare in questo mondo, di prendere al volo la prima occasione per entrare nelle terre di Narwain e vivere questa avventura piena di magia, emozioni, luci e tenebre, e chissà quali altri sorprese ed ci riserverà Aurora! 😍 Consigliatissimo, al 101%!!💖
"Le terre di Narwain, Il figlio dell'oblio" di a breve nella Collana Draghi fantasypav) è un Epic fantasy che non si nasconde dietro un dito; uno slowburn che come pochi altri sa trascinarti nel suo mondo e tenerti lì, tra le nebbie e la neve.
Ciò che "Le terre di Narwain, Il figlio dell'oblio" lascia dietro sé è la sensazione di qualcosa di studiato in ogni minimo dettaglio senza risultare pesante, la ricerca della cultura e della fantasia, la voglia di saperne ancora (so che Aurora sta già lavorando al seguito con la sua direttrice di collana, Sara Cremini!).
Quella che Aurora ci presenta, Narwain, è una terra sfaccettata (rappresentata benissimo anche dalla bellissima mappa di Rebecca Ambrosiani), ricca di vita e di valori, ricca della voglia di staccarsi dai pregiudizi e da ciò che la società ci impone, ricca di personaggi ben caratterizzati... ricca e mai banale.
Ho visto questo romanzo muovere i suoi primi passi nel mondo dell’editoria e rinascere per diventare il piccolo, grande capolavoro che è oggi. L'universo di Narwain si svela allə lettorə in tutto il suo fascino, con l'immediatezza tipica dello stile dell'autrice e il sapore epico di una storia che promette di svelare l'umanità di eroine ed eroi dalle infinite sfumature. Le avventure di Ghedys, intrappolata in una società che vuole sottometterla, e Vreman, che cerca se stesso attraverso il dolore, ricordano che nulla è come sembra e che, a volte, la cosa più difficile non è combattere entità oscure o contrastare catastrofi, ma trovare il proprio posto nel mondo. Se ami l’high fantasy puro, Skyrim e Dungeons & Dragons, questo è il libro che fa per te!
Stiamo leggendo un libro o ne stiamo leggendo due? Aurora ci porta in una narrazione a doppio POV tramite gli occhi di Gedhys e di Vreman. I due si muovono in due punti differenti delle Terre di Narwain, opposte potremmo dire: Jorgenar a Nord e l'Isola Crepuscolare a Sud. Due linee narrative ben solide e due protagonisti caratterizzati perfettamente. Il worldbuilding ci viene presentato tramite i personaggi, evitando il mega spiegone ma lasciando che le informazioni che filtrano tramite coloro che si muovono nella storia raggiungano anche noi e di conseguenza ci permettano di comprendere al meglio il mondo in cui ci muoviamo, estremamente ricco e con popoli dalle culture profondamente diverse.
In queste terre così eterogenee, qualcosa sta cambiando, un futuro comune che si porta con sé un ombra ben diversa dalla pace che Gedhys sogna e che il padre tenta di costtruire al Nord. Un futuro che finirà con l'unire i destini di Gedhys e Vreman nel tentativo di portare luce su quell'ombra che rischia di far annegare Narwain. Io inizio ad odiare tutti gli autori e autrici con cui collaboro, ve lo giuro, perché non fare spoiler sta diventando la parte più stressante della mia intera esistenza. Ora, cerchiamo di rimanere sul vado e parlare prima dell'una e poi dell'altro o davvero non ci caviamo fuori e giuro che non intendo minimamente parlare della trama o è certo che finirò con il cadere in fallo. CERTO.
Dunque, ci troviamo a Nord, in compagnia di Gedhys Spezzalama di Jorgenar, figlia di colui che a tutti gli effetti è il re del clan del Nord, l'herdran Uldred, che come vi dicevo sopra sogna un periodo di pace, dove le rivalità fra i clan saranno dimenticate e rilegate nel passato. Una cultura fortemente maschilista nella quale, Uldred, cerca di far si che il proprio nome superi quello della madre che è stata la prima e unica donna mai eletta come capoclan. Una donna le cui gesta vengono narrate come antiche leggende, che ha sempre usato il pugno di ferro per gestire i clan. Ecco, quest'ultima cosa Uldred l'avrebbe volentieri evitata, non fosse che nuovamente il venir paragonato alla madre lo portava a perdere fiducia.
Una famiglia si legata ma che ha crepe nei propri legami. Uldred ha un figlio di cui è estremamente fiero, un guerriero che sarà sicuramente un ottimo successore. Una figlia che ha scelto di divenire sacerdotessa, e i gemelli. Gedhys e Arenn sembrano la copia sputata della nonna, con quelle ciocche bianche ad incorniciar loro il viso e sicuramente hanno il suo carattere testardo e fuori dagli schemi. Hanno preso dalla donna che si misi in comando a clan di uomini, comandati da uomini. Arenn ha rifiutato la via del guerriero, scegliendo di diventare un costruttore di navi e per quanto questo possa essere onorevole, ha fatto si che il padre gli fosse e gli sia tutt'ora contro. Gedhys sa che per rispettare il volere del padre e onorare la sua famiglia, alla festa di Sprigga, oltre a celebrare con il gemello il passaggio all'età adulta, dovrà accettare il proprio promesso sposo.
Il padre per mantenere il controllo dei clan e sedare possibili ribellioni ha scelto di dare Gedhys in sposa al figlio dei Manto d'Orso, una persona, in realtà un clan, che Gedhys decisamente mal sopporta. Quello che Uldred non sa, è che per quanto lo desideri non può scegliere il futuro dei propri figli. L'incontro con la veggente di Arfen renderà tutto ciò evidente a Gedhys. Qualcuno sta per entrare nella sua vita e il futuro suo, del suo clan e di tutta Narwain dipenderanno dalle sue scelte, dalla sua capacità di selezionare il sentiero da percorrere. Riuscirà Gedhys ad avere la forza necessaria per compiere il proprio destino?
Dall'altra parte delle Terre di Narwain abbiamo Vreman, un ragazza che il suo futuro non ha potuto sceglierlo. Fin dalla sua nascita è stato destinato a succedere la madre alla guida dei Cacciatori di Notturna. Una vita che si svolge sull'orlo della morte, caratterizzata dalla caccia (oh ma guarda), non certo la caccia della selvaggina, no, i Cacciatori di Notturna si occupano di localizzare e terminare le creature di Valak'mir che infestano l'Isola Crepuscolare e che appaiono nelle notti durante le quali la luna si tinge di rosso. Vreman nemmeno a dirlo è uno dei cacciatori più preparati e letali, il loro campo di battaglia, durante la quale ognuno di loro usa le loro migliori peculiarità.
Una missione particolarmente delicata li raggiunge, la madre di Vreman li invia ad Emeria, in città la morte misteriosa di una prostituta sembra essere avvenuta a causa delle creature di Valak'mir, il cardinale richiede il loro intervento. Partiranno in tre, lui, Morwen e Torek. Con l'ausilio della loro intelligenza, delle loro abilità e della magia di Notturna, risolveranno il mistero intorno alla morte della ragazza scoprendo che colui con cui abbiamo a che fare non è una creatura qualunque, è la peggiore: un demone. Una missione che toglierà molto a Vreman e che ci ferirà. Una missione il cui fallimento purtroppo è ben fiutabile. Sarà però la missione che lo condurrà al Nord a svelare segreti e ha svoltare il suo futuro.
Bene, ora credo di avervi fatto capire a sufficienza quanto sia coinvolgente questo volume. Vorrei dirvi di non affezionarvi troppo però è impossibile, I personaggi sono tutti perfettamente caratterizzati ed è impossibile non permettere loro di entrarci sotto pelle. Questo sicuramene è dato dal fatto che la scrittura di Aurora ci coinvolge fin dall'inizio e mantiene lo stesso coinvolgimento fino al termine della storia.
Creature nefaste e demoni sanguinari infestano le strade dell’Isola Crepuscolare e nella fredda terra di Jorgenar gli antichi déi si risvegliano, all’alba di una nuova alleanza tra clan. Il potere nascosto e diviso delle gemme di Vaya sta per tornare alla luce, mentre l’Oscurità del Valak’mir incombe silenziosa. Una ragazza senza possibilità di scegliere. Un cacciatore in cerca di redenzione. Una corsa contro il tempo e le mire di un mago corrotto. La storia di un mondo sull’orlo del caos.
Vorrei fare, innanzitutto, i complimenti all’autrice per il lavoro di ricerca e studio che trapela in ogni pagina del libro. È evidente quanto impegno sia stato messo nella costruzione della storia, del mondo narrativo e dei suoi personaggi. Durante la storia vengono introdotti molti personaggi, luoghi e dettagli che richiedono attenzione e memoria da parte del lettore. Questo, per una persona smemorata come me, avrebbe potuto rappresentare una difficoltà, ma grazie alle descrizioni curate e accurate dell’autrice non mi sono sentita per nulla disorientata. Anzi, ogni dettaglio ha permesso di rendere la lettura più semplice. Devo ammettere che, tendenzialmente, non sono una grande amante delle descrizioni approfondite. Eppure, in questo caso, non solo risultavano piacevoli ma anche indispensabili. Infatti, ogni descrizione ha contribuito a dare profondità alla storia, permettendo sia di comprendere al meglio gli eventi che il contesto in cui essi si svolgono. Altro elemento che ho apprezzato, è il duplice POV. Questa scelta permette di conoscere meglio i personaggi e di instaurare un legame più profondo con essi, vivendo la storia in maniera più coinvolgente. Inoltre, nonostante, la lettura segua un ritmo lineare, potrebbe essere percepita come lenta. Tuttavia, penso che questa apparente lentezza sia un punto di forza del testo. Infatti, ogni capitolo va piano piano creando la trama, va a tessere la struttura di ciò che è la storia finale. Ciò non fa altro che alimentare la curiosità e la voglia di scoprire cosa accadrà in seguito.
Uno dei temi affrontati, ovvero quello che mi ha colpita di più e che mi stupisce di più ogni volta, è il peso delle aspettative familiari che, a mio avviso, nella mia totale ignoranza, sembra essere un filo conduttore di questa tipologia di storia. I protagonisti convivono con dei percorsi già tracciati da altri, come se il loro destino fosse già segnato e scritto. Eppure, non tutti lo accettano. Proprio come in questo caso. Ho apprezzato il fatto che le convenzioni vengano messe in discussione. Inoltre, ho apprezzato la crescita personale dei personaggi. Nel corso delle storia assistiamo a un’evoluzione sul piano umano, che li rende credibili e autentici. Tutto ciò mi ha permesso di empatizzare con loro, di comprenderli, di conoscerli, facendoli risultare meno distanti e molto più vicini alla mia realtà.
In conclusione, se volete immergervi in una nuova storia e in un mondo fantasy, credo proprio che sia la storia adatta a voi.
“Il figlio dell’oblio”, primo volume della saga Le terre di Narwain, è un epic fantasy dal ritmo lento e consapevole, che costruisce un mondo ricco di dettagli geografici, culturali e psicologici. La storia segue i punti di vista di Gedhys e Vreman, mostrando terre lontane non solo nello spazio, ma soprattutto nella mentalità e nelle tradizioni. Narwain prende forma attraverso descrizioni curate e coerenti: Jorgenar richiama l’immaginario nordico, con paesaggi aspri, un pantheon che riecheggia la mitologia norrena e figure come Valdr, che ricordano Odino e Thor. L’incontro tra culture diverse mette in luce diffidenze, rigidità e dinamiche sociali che risuonano anche nella nostra realtà. Uno degli aspetti più riusciti è la profondità dei personaggi. La famiglia di Gedhys — Arenn, Arvid e Uldred — diventa un vero laboratorio emotivo: aspettative, ruoli imposti, desiderio di libertà. Arvid incarna la totale adesione al destino del guerriero; Arenn, invece, rappresenta chi tenta di sottrarsi al peso delle aspettative genitoriali. Il percorso di Vreman è ancora più oscuro: perdita, rimorso, dipendenza emotiva. Il suo legame con Morwen sfugge alle categorie tradizionali e diventa una co‑dipendenza complessa, fatta di ferite reciproche. Attraverso lui l’autrice esplora senso di colpa e identità divisa, mentre attraverso Gedhys affronta temi come oggettificazione della donna e ossessione. Le scene di lotta sono chiare e viscerali, capaci di restituire il caos dello scontro senza perdere leggibilità. La narrazione richiede attenzione: nomi, politica, struttura del mondo sono stratificati, ma lo stile solenne e naturale di Aurora Nardoni accompagna senza mai disorientare. In conclusione, Il figlio dell’oblio è un primo volume che non corre, ma costruisce. Mostra l’ombra prima della luce, l’eredità prima della scelta. È un ingresso solido in un universo vasto, dove ogni dettaglio ha un peso e ogni personaggio porta con sé una ferita o una verità da affrontare. Un inizio potente, che invita a restare nelle Terre di Narwain con la sensazione che sotto la superficie ci sia molto più di ciò che appare.
🐺È la seconda volta che leggo Narwain. Ed è la seconda volta che mi emoziono. E non c’entra il legame con Aurora, perché alla prima lettura ancora non la conoscevo.
🐺Ho visto crescere questa storia mese dopo mese. Ho avuto l’onore di fare da beta per Narwain a gennaio, e fidatevi se vi dico che il lavoro fatto è stato immenso.
🐺Ciò che io ho trovato in Narwain è stato emozione. Certo, non è un libro perfetto (ma quale lo è?). Ma mi ha EMOZIONATA, mi ha presa per mano e mi ha trascinata fra le pagine. E ragazzi è questo che deve fare un libro. Perché non me ne faccio un piffero di una storia che segue tutte le regole della scrittura e poi non mi lascia nulla.
🐺Narwain mi ha trasmesso amore, di tutti i tipi. Me l’hanno trasmesso Vreman e Morwen, me l’hanno trasmesso Gedhys e Arenn (il loro legame è qualcosa di magnifico), a modo loro me l’hanno trasmesso Uldred ed Ethel.
🐺Mi ha trasmesso anche tanto dolore, soprattutto quando succede QUEL fatto, che chi ha letto sa… Aurora ha preso il mio cuore e ci ha giocato a pallone, ma tralasciamo.
🐺Mi ha donato personaggi fantastici, come Morwen (mia amata!) e Arenn. Sono i miei preferiti; totalmente diversi, eppure entrambi caratterizzati da dio. Morwen, con la sua maledetta voglia di essere umana, mentre non si rende conto che lo è molto più della metà dei personaggi qui dentro. Arenn, con la sua fame di libertà e le sue palle quadrate a sfidare tutto e tutti pur di seguire i suoi sogni.
🐺Mi ha donato una storia intensa, sfaccettata, scorrevole perché sono 600 pagine ma vi giuro che filano come acqua.
🐺Mi ha mostrato un mondo tridimensionale e incredibile: i dieci anni che sono serviti ad Aurora per crearlo si sentono tutti. Un mondo con quattro lingue e culture diverse, più modi per chiamare il sole, un mondo che attinge alle leggende più epiche della mitologia nordica. Un mondo crudo e stupendo insieme.
🐺Credetemi che vi dico che merita. È un fantasy italiano che ci rende onore. Non sto nella pelle per l’uscita del seguito💖
Iniziamo il nostro viaggio nelle terre di Narwain attraverso un prologo che ci lascia un fitto mistero da risolvere. Il punto di vista della narrazione si divide tra Gedhys, una principessa di Jorgenar e Vreman, un cacciatore delle isole Crepuscolari. Le storie dei due protagonisti sembrano divise, come fossero due libri separati. Sappiamo che le loro vite saranno destinate ad incrociarsi però non riusciamo a capire quando. Siamo in costante allerta per gli avvenimenti che si susseguono lasciandoci sempre con la voglia di continuare a leggere. Una Profezia, il ritrovamento di un cadavere, gemme dal potere sconosciuto…I personaggi sono intriganti e davvero numerosi! Nei primi capitoli ho faticato non poco a star dietro a tutti i nomi. Pian piano mi sono entrati in mente ed è diventato più semplice. La nostra protagonista Gedhys abita in una terra patriarcale e maschilista. Riuscirà ad ascoltare il suo cuore e a rifiutarsi di essere trattata come una merce di scambio? Vreman invece è un cacciatore e deve espiare le sue colpe. Ci riuscirà? La terra che ha inventato l’autrice è davvero molto complessa e ampia, quindi la mappa è obbligatoria averla. Purtroppo c’è solo nella versione deluxe, ma vi consiglio vivamente di recuperarla sul suo profilo ig, altrimenti vi sentirete persi già nell’antefatto. La scrittura è davvero notevole. Pulita, lineare e molto descrittiva, la penna di Aurora ci accompagna come una fedele amica in quest’avventura, in una terra ricca di fascino e mistero. Questo è primo romanzo e rappresenta solo il preludio di ciò che davvero ci attente. Quindi tenete a mente che il bello deve ancora venire! E non vedo l’ora di leggere il seguito perché una volta entrati a Narwain sarà difficile uscirne!
🌌 nelle terre di Narwain qualcosa sta cambiando: i primi ad accorgersene sono i Cacciatori di Notturna, nell'isola Crepuscolare sempre più demoni provenienti da Valak'mir infestano le vite degli abitanti.
Ma il futuro è tutt'altro che roseo per l'intera Narwain👀
🗡️ Vreman, uno dei più forti Cacciatori di Notturna, viene mandato in missione nella capitale dell'isola con un'importante compito Insieme a lui vanno anche due confratelli, ma la loro missione è tutt'altro che semplice🥺 E il fallimento è dietro all'angolo...
❄️ nelle terre nordiche Gedhys, ultima figlia del signore di Jorgenar, si prepara ad affrontare il giorno più difficile per lei: la festa della Sprigga, durante la quale verrà scelto il duo promesso sposo. Ma le parole della veggente di Arfen la mettono in allerta: qualcuno sta arrivano e la sua vita cambierà per sempre...
🌿 in queste pagine avremo modo di affezzionarci ai due protagonisti e agli altri personaggi che ruotano intorno a loro, in special modo la famiglia Spezzalama di Jorgenar, inoltre avremo uno sguardo su Narwain da due punti di vista completamente opposti. È un libro fortemente introduttivo ma ciò non mi ha pesato affatto: i capitoli scritti in prima persona rendono tutto più reale e tangibile, Gedhys ci parla della sua vita e dell'importante svolta che prenderà mentre con Vreman ci addentreremo nella caccia contro i demoni. Con l'alternanza dei due pov è impossibile annoiarsi.
✨️ per questo motivo e per l'emozioni che ho provato durante la lettura ho deciso di dargli 5⭐, inutile dirvi che attendo con ansia il seguito😍
In questo romanzo abbiamo due storie parallele, ambientate in culture molto differenti (tanto che all'inizio sembrano appartenere a due libri diversi) che avanzano senza sfiorarsi finchè pian piano si avvicinano fino a sovrapporsi. Ho trovato la costruzione del worldbuilding davvero approfondita. Ogni aspetto di questi popoli non è mai superficiale e hai la sensazione che queste persone vivano nelle loro terre che hanno abitato per secoli. Penso infatti che questo sia il punto di forza della storia. La trama evolve lentamente, permettendoti di conoscere queste culture e di sentirtene parte, anche se secondo me a tratti con troppi nomi e troppi personaggi. A parte i dialoghi che spesso ho trovato un po' artefatti e poco naturali, la lettura è stata piacevole. Il mio effettivo voto sarebbe 3.5, che però in questo caso ho deciso di arrotondare per difetto per una ragione in particolare. La trama che mi ha spinto a leggere il libro, presente sulla quarta di copertina, si può dire che faccia riferimento alla seconda metà del romanzo. La prima parte infatti, sembra quasi un preambolo (sono stata immersa veramente nella lettura solo superate le prime 300 pagine circa). Un preambolo però che non mi aspettavo di trovare nel libro e che anche nella seconda parte non ha una vera e propria esplosione. Cioè sono arrivata alla fine con la stessa sensazione che la storia dovesse ancora iniziare. E questa cosa speravo mi venisse sbrogliata almeno nel finale, cosa che non è successa e anzi porto con me il timore che il secondo volume si sviluppi con le stesse dinamiche del primo. Cosa che mi rende difficile decidere se continuare la saga oppure no, nonostante ci siano degli elementi nella storia che hanno catturato il mio interesse.
“Le terre di Narwain: Il figlio dell’oblio” è uno di quei fantasy dove si vede subito quanto lavoro ci sia dietro il mondo creato dall’autrice. Narwain non è semplicemente un’ambientazione messa lì come sfondo, ma un continente vivo, con popoli, tradizioni, lingue, magie e conflitti che si percepiscono continuamente durante la lettura.
All’inizio devo essere sincera: bisogna entrare bene nel mondo, capire termini, dinamiche e personaggi. Però una volta fatto, la storia prende davvero forma e diventa molto coinvolgente.
Mi è piaciuto tantissimo il contrasto tra Gedhys e Vreman. Lei rappresenta quasi il peso del dovere, delle aspettative, delle alleanze politiche e della tradizione. Lui invece è l’emarginato, il “figlio dell’oblio”, qualcuno che viene guardato con sospetto per ciò che è e per la magia che possiede. Ho trovato molto interessante questo contrasto tra luce e oscurità, non solo a livello magico ma anche umano.
Le scene più drammatiche funzionano davvero bene. Alcuni momenti sono molto visivi, quasi cinematografici, e si sente il peso delle perdite e dei sacrifici.
Una delle cose che ho apprezzato di più è che il libro non parla solo di magia e battaglie, ma anche di pregiudizi, ambizione, paura del diverso e potere. Nessuno sembra davvero al sicuro e ogni scelta ha delle conseguenze.
Il finale lascia chiaramente aperta la strada al seguito. Si percepisce che quello visto finora è solo l’inizio di qualcosa di molto più grande.
Nel complesso è un fantasy ricco, pieno di dettagli e costruito con grande attenzione, perfetto per chi ama le saghe epiche con tanti personaggi, magia e intrighi politici.
Questo primo volume è l’inizio di una storia che promette grandi cose. Mi è sembrata stana nei primi capitoli perché i due protagonisti restano separati quasi fino alla fine, infatti la storia parte proprio alla fine. Gedhys è una ragazza che sta per raggiungere l’età per essere presa in sposa da un valoroso guerriero che si batterà per averla per se, lei è solo un modo per rinsaldare le fazioni e le famiglie per evitare la guerra. Eppure il destino le ha riservato un compito ben più grande di essere una moglie – tra l’altro di un bruto – e dovrà raccogliere il coraggio a due mani e lasciare tutto ciò che ha per affrontare il suo destino. Vreman invece è un guerriero che cerca di farsi valere e senza pensare che i suoi poteri non sono infiniti o illimitati e il nemico è forte. Vivono in un mondo che sta per essere distrutto e questo potrebbe sconvolgere tutti gli equilibri che ci sono. La trama è divisa tra i due protagonisti, si vedono le linee che per ora sono parallele e che convergono solo a fine volume, ma per lo più il primo libro ci racconta di due storie diverse, seguiamo i due POV che sono collegati solo minimamente e ci godiamo la trama doppia fino al momento dell’inizio vero e proprio della trama principale. Strano ma apprezzabile, proprio perché non è qualcosa che si possa ritrovare spesso. Ora però nel secondo volume bisogna ingranare la marcia e partire davvero andando ad approfondire tantissimi punti che sono stati solo accennati. Una lettura particolare e bella, che vi farà emozionare dalla prima all’ultima pagina. Recensione estesa sul blog sakuraribooks.it, anche su instagram e tiktok
Questo libro è un fantasy epico che punta chiaramente sulla costruzione di un mondo vasto e articolato. Fin dalle prime pagine emerge l'ambizione dell'autrice: non raccontare soltanto una storia, ma introdurre il lettore in un universo complesso, popolato da culture diverse, divinità, conflitti politici e misteri destinati a svilupparsi nel corso della saga.
Il punto di forza principale sembra essere il worldbuilding. Narwain appare ricca di dettagli, con una lore approfondita e una struttura che richiama i grandi fantasy classici. Chi ama esplorare nuovi mondi, scoprire tradizioni, religioni e rapporti tra popoli diversi troverà molto materiale da apprezzare.
Di contro, questa stessa abbondanza può rallentare il ritmo. La narrazione dedica parecchio spazio alle descrizioni e all'introduzione dell'ambientazione, e non tutti i lettori potrebbero avere la pazienza di attraversare una fase iniziale così densa. È un libro che chiede coinvolgimento e attenzione, più che una lettura veloce e orientata all'azione.
Essendo il primo volume di una saga, gran parte della storia ha anche la funzione di preparare il terreno per gli sviluppi futuri. Questo rende il romanzo particolarmente interessante per chi ama le serie lunghe, ma meno soddisfacente per chi cerca una trama completamente autoconclusiva.
Nel complesso, sembra un esordio solido e ambizioso, consigliato soprattutto agli appassionati di high fantasy che non si spaventano davanti a molte pagine, numerosi personaggi e una lore approfondita.
😍Questo libro volevo leggere da molto tempo e finalmente è arrivato il suo momento.
⚔️Parliamo del libro ora, si vede che dietro questa storia c'è molta dedizione e molto studio, il worldbuilding è molto curato, i vari popoli, la lingua voinn, le gemme magiche, i cacciatori, gli dei ci portano proprio dentro un'altro mondo, tutto da scoprire.
🙃Essendo il primo volume è stato diciamo più introduttivo, questo forse ha "rallentato" un po' il ritmo della narrazione, dando più spazio appunto al worldbuilding.
🥉Il mio personaggio preferito era Arenn, poi ha perso punti per quell'azione che ha cambiato le sorti di un'altra persona, non si fa Arenn! (Comunque resti nel podio)
🥈Mi è piaciuta molto invece Gedhys, che non lascia che siano gli altri a decidere il suo destino, mi ha ricordato un po' Merida di Ribelle. Ecco lei ha fatto il contrario di Arenn, perché prima non mi convinceva tanto, invece poi mi ha fatto ricredere.
🥇Anche Vreman non scherza, lo vedo come opposto a Gedhys, lui si sente incompreso, invisibile, sembra come nascondere qualcosa, ma mi piace anche il legame che sta instaurando con Gedhys, quasi come quello che aveva con Morwen.
💎Nell'insieme comunque mi è piaciuto assai, l'ambientazione nordica stile Trono di Spade, i nomi originali dei personaggi, le creature e tutto l'insieme magico.
💜Sono molto curiosa di sapere che succederà nel secondo volume!
Scrivere un romanzo è un viaggio complesso e straordinario, fatto di dedizione, sogni e interminabili ore trascorse a dare vita a mondi, personaggi e storie. Ogni pagina porta con sé una parte di te stesso, e riuscire a trasmettere le emozioni ai lettori è forse la sfida più grande. Quando però un autore riesce, attraverso le parole, a far emergere tutta la passione e l'energia che ha investito nella sua opera, allora ha davvero colpito nel segno. Questo è il caso di "Le Terre di Narwain", un epic fantasy scritto da Aurora, ricco di magia, avventura e una cura nei dettagli che cattura fin da subito. Ho avuto il piacere di realizzare una commissione per l’illustrazione di uno dei personaggi, Arenn, che ho fatto con grandissimo entusiasmo. Leggere questo libro mi ha ispirata e motivata profondamente, soprattutto ora che anch'io sono immersa nel processo creativo del mio romanzo. Vi consiglio di dargli un’occhiata, perché questo mondo fantastico, nato grazie alla creatività di Aurora, merita davvero di essere scoperto!
Ci troviamo difronte ad un epic fantasy degno di nota. Non parlerò della trama perché si rischia di fare spoiler ma posso assicurarvi che la lettura di questo libro vi prende dall’inizio alla fine, tenendo sempre alta l’attenzione, l’interesse e la curiosità. La scrittrice riesce a coinvolgere noi lettori in modo completo rendono la lettura anche veloce e super scorrevole. Non vedo l’ora di leggere il secondo 5⭐️
Le Terre di Narwain - il figlio dell'oblio è un libro dalla duplice natura. Da un lato ti avvolge nelle tradizioni nordiche, dall'altro ti trascina in un'indagine oscura. Due sono anche le voci che emergono, quella della giovane Ghedys, costretta a essere il premio di un torneo ma che sente il mondo chiamarla, e quella di Vreman, il cacciatore che si immerge nelle ombre per sconfiggerle. Non darò altri dettagli, perché non voglio rischiare di rovinare la lettura a chi incorre nella mia recensione, ma posso dire che l'autrice usa caparbiamente le parole, intessendo una fitta trama che coinvolge, pagina dopo pagina. Niente è lasciato al caso e anche i dettagli sono curati a fondo. I personaggi sono tutti ben delineati, hanno una voce loro e ben distinguibile, indipendentemente dallo spazio loro concesso.
Non vedo l'ora si scoprire cosa mi aspetta in "Le terre di Narwain - il sigillo e la fiamma"!