Una raccolta di racconti, Fager declina i miti di Cthulhu nella sua Svezia. I racconti sono recensiti di seguito.
Le Furie di Borås: ****
Un bus di ragazze che vanno a ballare. Un racconto che inizia con una rappresentazione dei giovani sopra le righe: sembra la descrizione di un sabato sera dei giovani pescata dalla mente di un boomer. Ma, poche pagine, e la verità inizia ad apparire tra le righe, le intenzioni delle ragazze diventano chiare e si arriva al finale frenetico, baccanale, con tanto di inconveniente finale. Fager sceglie uno stile arrabbiato, frenetico, usato magistralmente nelle scene più concitate, per raccontare una variazione sul tema lovecraftiano, affrontandolo da una prospettiva latente nei racconti di Lovecraft, quella sessuale. Con frasi brevi, secche, Fager descrive un orrore non controllabile, che affonda le sue radici nel tempo e nelle persone. Molti sono consapevoli, c'è chi si fa coinvolgere e chi decide di ignorare. Tutti gli altri sono solo vittime sacrificali.
Il viaggio della Nonna: ****
La Nonna deve partire per un viaggio. Janoch e Zami partono per una missione importante: coprire una lunghissima distanza, dalla Svezia alla Serbia, andata e ritorno, per riportare la Nonna a casa. un viaggio raccontato nel dettaglio, tappa per tappa. Fager riesce a convogliare l'ansia, l'urgenza, la paura dei protagonisti, non mostri ma non completamente umani, che si ritrovano ad essere stranieri in terra straniera, in una storia on the road che non annoia, anzi, spinge il lettore ad andare avanti, per capire qualcosa in più sui protagonisti, i loro scopi, le loro tradizioni.
Il desiderio di un uomo distrutto: ***
Una storia riuscita a metà: laddove il lato "terreno" della vicenda viene sviluppato bene (la guerra, gli stenti, la violenza, le vittime innocenti), quello "sovrannaturale" è sviluppato meno ed è relegato a poche pagine e ad un presagio, invece che ad uno sviluppo soddisfacente come nei racconti precedenti.
Per sempre felici ad Östermalm: ***
Una coppia diventata ricca quasi per caso: lo sfarzo, il lifestyle, le compagnie di uno dei quartieri più ricchi. Poi, lui si ammala di una strana febbre, che inizia a cambiarlo fisicamente ma anche mentalmente. Variazione sul tema "cosa saresti disposto a fare per ottenere quello che vuoi?" (soldi, in questo caso), il racconto si rivela essere interessante, con le ultime pagine (e poi le ultime righe) sono di effetto. Il difetto è che la gestazione delle vicende è un filo troppo lunga e ripetitiva. Ormai è chiaro che l'ossessività sottostante le azioni ripetute dei personaggi (quasi in maniera automatica) è una caratteristica dello stile di Fager. Stile veloce, secco, che aiuta a non rendere pesanti parti che in verità sono molto simili tra loro (ma, come si diceva, l'ossessione va descritta in qualche modo, e Fager decide di farlo in modo interessante). Questa volta è un po' troppo: nonostante ci sia un buon bilanciamento tra le varie parti del racconto, in alcuni punti si poteva "tagliare corto".
Il capolavoro della signorina Witt: **
Un racconto eccessivamente lungo che parla di eccessi ma eccede in conservatività quando si tratta di "colpire". L'aspetto lovecraftiano è molto limitato, dà il via alla vicenda ma poi sparisce. L'evoluzione psicologica della protagonista è trascurata: il passaggio dalla My Witt d'inizio racconto a quella di fine racconto è non pervenuto. E' un racconto un po' autocompiaciuto, come la protagonista. Nella parte finale c'è un'omissione voluta che crea suspence ma non trova risvolti chiari.
Frammenti I-IV:
Brevissime scene nella Svezia di Fager, creano - non sempre - un fil rouge tra i racconti e inseriscono il background lovecraftiano. Come a dire: sappiate che accade anche altro nella mia Svezia. Non si può assegnare un voto, ma sono scorci che depongono a favore della raccolta.