DISCLAIMER: mi sono limitata a leggere i capitoli che avevano un qualche interesse e utilità per me, sfogliando rapidamente gli altri.
Il compito di questo volume è demolire il metodo Estivil, cosa che ad oggi è (forse) superflua, visto che mi pare ampiamente superato. Il problema è che l’autrice critica Estivil per il suo tono canzonatorio e per il metodo fascista, ma poi utilizza a sua volta un tono saccente e, nonostante ripeta all’infinito che ogni bambino è differente, fa delle affermazioni lapidarie.
Io ho letto l’edizione più vecchia, e non so se la più recente corregga un po’ il tiro o meno, ma qui i reparti maternità sono descritti come dei lager. Io non so quali situazioni abbia visto l’autrice, ma descrive pratiche che non esistono più (salvo rare eccezioni) da almeno un decennio: bambini lasciati in nursery tutto il giorno, promozione esclusiva del latte artificiale...
Critica in toto l’epidurale, il ciuccio, il cesareo e, stranamente, anche il co-sleeping, senza fare nessun distinguo.
Ad un certo punto afferma che i disturbi del sonno sono dovuti anche alle piccole dimensioni delle case, salvo poi specificare in nota che lo studio a cui si riferisce parlava di genitori con bassa scolarizzazione che vivevano in case malsane e affollate.
Consiglia di uscire spesso con il bambino per proporgli nuovi stimoli, ma poi critica chi lo porta in pizzeria a pochi mesi o lo mette a contatto con persone diverse troppo presto.
Ne esco più confusa e anche infastidita di prima.