Come si fa a non farsi catturare da un romanzo che inizia con "Sono venuto quassù per indurre un morto a cambiare parere"?
Grimaud (dove l’ho già sentito questo nome? ) Désanat, morto durante una tempesta di neve parecchi anni prima degli eventi narrati, ha lasciato alla vedova dei boschi, con il divieto di tagliarli per un certo numero di anni. La vedova si è risposata con un imprenditore che possiede un brevetto per estrarre e trattare la cellulosa dal legno e spera di persuadere la vedova a cedergli il legno dei boschi ereditati. Visto che la donna è una medium, la seduta spiritica accennata nell’incipit viene organizzata. Parteciperanno oltre al socio dell’imprenditore con il nipote e fidanzata di questi, e alla vedova con la figlia, alcuni personaggi estremamente interessanti: Rogan Kinkaid (giocatore di poker professionista, che è di fatto il protagonista – investigatore del romanzo), Peyton Ambler (professore di antropologia), e Svetozar Vok (prestigiatore professionista e profugo dalla Cecoslovacchia). La seduta si svolgerà nel nord del New England, non lontano dal confine canadese, in pieno inverno in una casetta di campagna circondata dalla neve, e il suo risultato sarà sorprendente. Ma questo è solo l’inizio della storia, che vedrà poi un “delitto impossibile” da manuale (per i pignoli, non rientrerebbe nella definizione di camera chiusa), con l’omicidio avvenuto in un locale chiuso a chiave e accessibile solo dalla finestra, che viene trovata rotta e con impronte nella neve davanti a essa, che però si interrompono misteriosamente per poi riprendere qualche decina di metri più avanti, come se chi le ha lasciate fosse in grado di volare… E questa non è né l’ultima né la più misteriosa delle cose che succederanno. La quantità e qualità degli enigmi è al di fuori del comune. E mi fermo qui per non rovinare la sorpresa a chi avesse la fortuna di leggerlo per la prima volta.
L’ambientazione nel mondo dello spiritismo ricorda molto il poco noto ma secondo me molto significativo “Svanito nel nulla” di Horatio Winslow (famoso per il paragone fra assassino, scrittore e prestigiatore da un lato, poliziotto lettore e spettatore all’altro), mentre è forte l’influenza di Carr: l’atmosfera di terrore che si respira è molto simile alle Tre bare e agli altri capolavori del creatore di HM e Fell. Infine, l’autore è anche un prestigiatore, come Rawson, e anche qui ci sono delle affinità. La qualità della narrazione, sia a livello di scrittura sia a livello di trama, è eccezionale e degna dei grandissimi capolavori. Qui, similarmente agli esempi citati, viene lasciato intuire al lettore che esiste una spiegazione razionale agli avvenimenti sconvolgenti che vengono narrati. Ma, ancor più che altrove, qui le cose che succedono, e il modo in cui sono narrate (facendo anche ricorso al folklore popolare, sia europeo sia nativo americano, mirabilmente fusi nel riuscitissimo personaggio del meticcio Madore Trudeau) fa davvero pensare al lettore a qualcosa di soprannaturale.
Il lettore esperto e attento comunque può cercare una spiegazione razionale, nel mio caso andando quasi completamente fuori strada, pur raccogliendo, anche se parzialmente e male interpretandoli, alcuni degli indizi lasciati dall’autore (nei commenti con avvertenza spoiler possiamo parlarne). La spiegazione finale, pur sufficientemente coincisa da non annoiare (come talvolta accade con Carr) è, paradossalmente, più complicata ancora, usa alcuni elementi che avevo intuito e altri invece che mi erano completamente sfuggiti, e ricorda sia per la complessità sia per una certa casualità (comunque qui ben spiegata e giustificata) le Tre bare menzionate prima. Ma risulta, per il grande coinvolgimento del lettore e per l’ottima caratterizzazione dei personaggi, del tutto apprezzabile, e un paio di spiegazioni troppo complesse e non pienamente comprese vengono facilmente perdonate.
Nell’introduzione, Boncompagni dice, citando Bob Adey, che questo romanzo “ha osato sfidare Carr accettando le sue regole e conseguendo un pareggio”. Forse, mi viene da chiosare, addirittura una vittoria, sia pure di misura.