Qual è il senso del medioevo? In che cosa gli siamo debitori? Perché studiarlo o insegnarlo? In questo breve, densissimo scritto, concepito e pubblicato come capitolo introduttivo al Manuale Donzelli di Storia medievale, e riproposto in volumetto autonomo (tradotto anche in francese e in spagnolo), uno storico insigne prova a cimentarsi con le domande più radicali. Il punto di partenza è il «luogo comune medioevo», quella deformazione prospettica che ci porta a leggere tutta una lunga fase storica come un altrove o come una premessa. Nell’altrove negativo ci sono povertà, fame, pestilenze, disordine politico, soperchierie dei latifondisti sui contadini, superstizioni del popolo e corruzione del clero. Nell’altrove positivo ci sono tornei e vita di corte, elfi e fate, cavalieri fedeli e principi magnanimi. Ma è altrettanto discutibile l’idea del medioevo come premessa dei secoli del capitalismo, dello Stato moderno, della borghesia.A questo medioevo del senso comune si contrappone il medioevo degli storici, che discute di articolazione dei poteri e di intersezione delle gerarchie, di signorie rurali e di egemonie urbane.Si può provare a riunificare un’idea di medioevo? Un primo passo consiste nel confrontare tutte le forme politiche del medioevo riconoscendo loro pari dignità. Ma occorre – suggerisce Sergi – un altro, e più deciso valorizzare di questi mille anni di storia, i secoli centrali e la loro sperimentalità. Il medioevo è un periodo in cui non si crede fideisticamente nella ragione, ma neppure esclusivamente nel magico. Non si crede nello Stato, ma si evocano quotidianamente ideali di res publica o di Sacro Romano Impero. Si teorizza un ordine celeste che si riflette sulla terra, e si pratica il conflitto, la competizione, l’ascesa sociale. Cos’è dunque e che cosa può rappresentare per noi, il medioevo? Un laboratorio, un cantiere in cui è possibile osservare uomini e strutture, in un gioco aperto, complesso e affascinante.
Giuseppe Sergi (March 20, 1841 – October 17, 1936) was an Italian anthropologist of the early twentieth century, best known for his opposition to Nordicism in his books on the racial identity of Mediterranean peoples. He rejected existing racial typologies that identified Mediterranean peoples as "dark whites" because they implied a Nordicist conception of Mediterranean peoples descending from whites who had become racially mixed with non-whites which he claimed was false. His concept of the Mediterranean race, identified Mediterranean peoples as being an autonomous brown race and he claimed that the Nordic race was descended from the Mediterranean race whose skin had depigmented to a pale complexion after it moved north. This concept became important to the modelling of racial difference in the early twentieth century.
Dovrebbe essere una lettura obbligata in qualsiasi percorso scolastico, per togliere dalla testa contadini arretrati, streghe malefiche, inquisizioni con forconi, servi della gleba e valvassini.
È una buona introduzione allo studio del medioevo: non tanto perché dà una prima infarinatura dei concetti base, ma più perché la panoramica presentata risulta accattivante e sicuramente spinge il lettore a voler approfondire. Comprensibilmente infatti in 106 pagine non ci si può proporre di rendere chiari e comprensibili concetti storico-sociali complicati e stratificati, che vengono descritti non in modo diretto, ma i cui significati sono desumibili dalle discussioni effettuate. D'altronde questo libro ha un pubblico specifico: chi di medioevo ha sentito parlare poco, e per cui ne ha una visione distorta. L'autore non può permettersi di illustrare approfonditamente nozioni e avvenimenti che poi deve discutere e confutare. Sicuramente perciò questo libro non potrà mai essere saggio a sé stante, poiché manca della solidità per potersi reggere da solo. Allo stesso tempo però i brevi accenni, le spiegazioni, gli abbozzi di processi sociali illustrati vanno a costituire una nebulosa immagine di medioevo che lascia insoddisfatto ma assetato di conoscenza il lettore. È un buon "Invito allo studio di".
Un'introduzione alla storia medievale. Per essere utile richiede necessariamente una conoscenza generale, "liceale", del millennio medievale, ma è molto utile per iniziare uno studio più approfondito con il piede giusto.
Me ha parecido un ensayo magnífico al aclarar tan bien ciertos conceptos que pueden resultar complicados de procesar y recordar y por hacer reflexionar en tan pocas páginas sobre una errónea visión de la Edad Media tan extendida en la sociedad que se retroalimenta cada vez más incluso en el siglo XXI, habiendo pasado 12 siglos.
P.D.: la que liaron los señoros del siglo XIV hablando de ello, no se aplicaron lo de cualquier tiempo anterior fue mejor para la pobre Edad Media que ellos mismos estaban viviendo, pobres....
Premièrement, honni soit Goodreads pour avoir retiré la fonctionnalité permettant aux usagers d'ajouter les livres manquants à leur base de données. L'alternative qu'ils ont en place est inefficace d'où le fait que j'ai dû trouver la version italienne de cet ouvrage que j'ai pourtant lu en français.
L'idée de Moyen Âge, Entre sens commun et pratique historique, de Sergi est un court essai sur l'image que notre société se fait généralement de cette période, la considérant comme un bloc aux caractéristiques figées et uniformes à travers ses 1000 ans (période sombre, violente, intensément religieuse et chrétienne, régis par la féodalité, etc.). À travers une série de chapitres cours, Sergi analyse pourquoi nous voyons cette période de cette manière et cherche à nous en démontrer la complexité pour démystifier le Moyen Âge et lui permettre de rejaillir sous sa forme plus plausible.
On observe qu'il s'agit encore une fois d'un ouvrage dont le but est de détruire les stéréotypes tenaces que nous avons à propos du Moyen Âge. Le fait que son contenu résonne autant en 2022, plus de 20 ans après sa parution originale, est une preuve supplémentaire que malgré tout le travail du monde académique accompli à ce jour, il reste encore beaucoup à faire pour démystifier le Moyen Âge.
nato come introduzione ad un manuale di storia medievale, questo saggio ora pubblicato da solo parla delle principali idee errate sul medioevo. idee errate che sono ormai entrate nella cultura comune in gran parte a causa del giornalismo e di studiosi che non erano affatto storici.
è stata una lettura davvero interessante, oltre che veloce e scorrevole (l'ho letto tutto d'un fiato aspettando la mia prossima lezione). visto che era passato diverso tempo dall'ultima volta in cui ho studiato il medioevo, ho veramente apprezzato come l'autore abbia spiegato alcuni dei concetti chiave dell'intera epoca come la curtes, il feudo, la differenza tra vassallaggio e signoria, etc etc
in conclusione, una piacevole lettura che credo mi aiuterà molto quando dovrò preparare l'esame di storia medievale.
Questo libriccino si pone il compito di disintegrare i nostri pregiudizi sull'età medievale, mettendo in discussione l'appropriatezza stessa della periodizzazione in questione. Da un lato offre sicuramente informazioni interessanti e chiarimenti di nozioni studiate in maniera molto approssimativa e semplificata a scuola (in particolare l'idea di "feudalesimo"), ma per altri versi sembra esserci un atteggiamento un po' troppo polemico a tutti i costi anche per nozioni -come quella di Medioevo come officina dell'Europa e degli Stati nazionali- pienamente legittime.
Si configura quindi come il solito lavoro di riflessione teorica sulla storiografia fatta da uno storico: fattualmente puntuale e minuziosa, ma concettualmente altalenante.
El capitulo final mola mucho. También las partes en las que habla de: nicolaismo, simonismo y vida podriamos decir más "político-cotidiana" del clero, son muy interesantes.
A destacar el fragmento de la dialéctica atraso-progreso con el binomio campo-ciudad (en torno a la página 105) que igualmente se muestra bastante esclarecedor, rompiendo muchos esquemas culturales al respecto al mostrar su interconexión.
È un libro scorrevole che mira a sciogliere i luoghi comuni, spesso contraddittori, del Medioevo. Parte dalle immagini che si hanno del periodo storico, per poi passare ai concetti che vengono associati ad esso (feudalesimo, chiesa, comuni...) Sicuramente per comprenderlo al massimo c'è bisogno di una conoscenza almeno generale del Medioevo, ma può essere utile anche per non iniziare uno studio più approfondito avendo in mente idee sbagliate e stereotipate.
Il libro introduttivo al Medioevo di Sergi inquadra esaustivamente alcune delle concezioni popolari più comuni (ed errate) su un periodo storico che più di molti altri dovrebbe ricevere maggiore attenzione da parte dell'opinione pubblica. Non penso sia un libro che la gente possa leggere senza però alcuna conoscenza primaria ed elementare delle principali correnti storiografiche dello scorso secolo, visti i diversi riferimenti a Bloch e Pirenne fra gli altri.
Un breve testo, interessante per comprendere come il senso comune della storia tenda ad avere sempre forti richiami nonostante le smentite accademiche. Diversi concetti legati prevalentemente all'epoca medievale sono declinati oggi in chiavi di lettura non propriamente corrette, se non persino errate.
interessante e da prendere come spunto per ulteriori approfondimenti. lo stile inoltre è abbastanza fluido anche se in alcuni punti mi sono un po’ persa (non tanto per le nozioni in sé ma per il modo di citarle e collegarle tra loro palazzo resto delle argomentazioni)
Interessante volume che ha come obiettivo lo sradicamento di determinate credenze riguardanti il Medioevo. Adatto a chiunque voglia iniziare ad approfondire la storia medievale, è una interessante visione d'insieme della società medievale.
Un libro superfluo, utile solo a rimpinguare le casse della casa editrice Donzelli, i 7,23€ peggio spesi in libri della mia vita e una giornata di lettura che è servita solo a procurarmi gastrite.
In realtà la colpa è mia. In quarta di copertina è precisato chiaramente che lo scritto è stato concepito e pubblicato come introduzione al Manuale Donzelli di Storia Medievale ma le promesse erano di capire quale fosse il senso del Medioevo, il suo retaggio, il motivo per cui è importante studiarlo e insegnarlo... bene, queste risposte probabilmente si trovano in un altro libro. Non in questo.
Totale assenza di note Totale assenza di spiegazioni I fatti storici vengono citati come patrimonio comune assodato e si deve fare continuo ricorso ad altri testi (benedetta Wikipedia! Quando leggi fuori di casa ringrazi in ogni momento per la sua esistenza) perché si dà per scontato che il lettore sia già al corrente di tutto ma... se il lettore è già un medievista incallito di sicuro non ha bisogno di queste settanta pagine per ampliare le sue conoscenze. Inoltre per più di metà libro l'autore più che inseguire l'idea di Medioevo ci parla delle fondamenta medievali del concetto di Europa e di Europei: Carlo Magno, le Crociate, la cristianità... ma allora cambiategli il titolo e chiamatelo L'Idea di Europa! Insomma, poche idee e ben confuse, settanta pagine che così, slegate dall'opera principale, non hanno senso di esistere. Per la maggior parte delle pagine viene descritto ciò che il Medioevo NON è e la fantomatica Idea di Medioevo proprio non si delinea.
Alcuni passi sono piacevolmente interessanti ma il testo rimane sfuggente: non solo non approfondisce, non ci si può aspettare questo da un libretto così minuto, ma nemmeno accenna eventi storici che meriterebbero almeno un paragrafo.