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L'angelo di Avrigue
126pages. 24x14x1cm. Broché.
129 pages, Paperback
First published January 1, 1983
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Community Reviews
Displaying 1 - 6 of 6 reviews
May 13, 2013
vento, rocce, profumi di macchia mediterranea, figure evanescenti sospese su un confine che non è solo quello geografico tra francia e italia. quello che ho trovato meraviglioso, in questo piccolo libro, è stata la descrizione di un'atmosfera, di una mondo pronto a scomparire eppure pieno di bellezza e poesia ancora attuali.
December 29, 2014
La via italiana al noir, forse, può passare solo da qui: in mezzo a paesaggi aspri e impervi mentre il cielo è spesso cangiante, tra minacce di pioggia e venti gelidi. Siamo al confine tra Liguria e Francia, i personaggi sono sfuggenti, imperscrutabili, la trama rarefatta quasi impercettibile. Nella scrittura ricca di neologismi dialettali si nasconde un talento poetico degno del miglior ermetico.
December 30, 2025
Recensione sentimentale:
Personaggi come sfuggenti comparse appartenenti a un’eterea realtà simile a un disgraziato orpello su di una natura aspra e indifferente. Una scrittura densa, carica di tempo e dolori. Testi condensati e scarnificati di leziosità per giungere diretti al cuore e all'anima dove incidono ferite e lasciano solchi profondi difficilmente rimarginabili. L'umanità è soltanto un ingombrante contorno che vive rapace di meschinità limitandosi in una perenne e dolorosa sconfitta colma di rimpianti e istanze perdute. Vecchi che si trascinano nel vento delle consuetudini levigate dai secoli e perse in un’attualità ululante, lontana e del tutto indifferente. Persino una rara bellezza femminile ricade nell’infinita tristezza di un inutile sguardo o fugace pensiero. Prosa angolare della metafisica biamontiana. Riluce qua e là con un efficace lirismo colmo di fascinazione e pregno di significati. C’è un che di acerbo in questo volume che lo rende meno biamontiano dell’essere biamontiano. Ma i dialoghi secchi e opprimenti e la natura attorno così cruda ed estranea non possono non attrarre anche il lettore più distratto. Peculiarità di Biamonti è il non detto, ciò che resta tra le labbra degli interpreti, quello che traspira tra le pagine a lasciare nel lettore quel senso opprimente dell’ineluttabilità del vivere e che addensa di fascino i racconti. Di tanto in tanto tornerò a cercare e ritrovare i personaggi furtivi che strisciano lentamente nella notte tra i lentischi arrugginiti dal farraginoso mare mentre una lingua di schiarite mattutine grida nel cielo ancora scuro risvegliando animi e mangiandosi le prime stelle della notte che scompaiono nel giorno in arrivo.
Recensione d’ordinanza:
È il primo Biamonti con passaporto d’eccezione firmato Calvino che ancora troneggia nella quarta di copertina a definitivo suggello della pregnanza di un autore fino a quel momento sconosciuto (e ancora oggi poco presente nelle librerie). Spuntano eccezioni di puro lirismo, come lo stesso Italo riconobbe, circondate da un certo manierismo di quasi giallo abbastanza banale, ma impreziosito dalla sensibilità poetica di un autore prestato alla prosa. Si notano i semi delle creazioni future di Biamonti, specie nei dialoghi e in alcune istanze. Ho ancora viva l’ultima rilettura di “Vento largo” che continuo a preferire. Dovrò dedicarmi agli ulteriori 2 volumi e mezzo della minimale raccolta biamontiana per un valido confronto. È ottima lettura anche se, a mio avviso, ha toccato vette migliori in altre pubblicazioni.
Personaggi come sfuggenti comparse appartenenti a un’eterea realtà simile a un disgraziato orpello su di una natura aspra e indifferente. Una scrittura densa, carica di tempo e dolori. Testi condensati e scarnificati di leziosità per giungere diretti al cuore e all'anima dove incidono ferite e lasciano solchi profondi difficilmente rimarginabili. L'umanità è soltanto un ingombrante contorno che vive rapace di meschinità limitandosi in una perenne e dolorosa sconfitta colma di rimpianti e istanze perdute. Vecchi che si trascinano nel vento delle consuetudini levigate dai secoli e perse in un’attualità ululante, lontana e del tutto indifferente. Persino una rara bellezza femminile ricade nell’infinita tristezza di un inutile sguardo o fugace pensiero. Prosa angolare della metafisica biamontiana. Riluce qua e là con un efficace lirismo colmo di fascinazione e pregno di significati. C’è un che di acerbo in questo volume che lo rende meno biamontiano dell’essere biamontiano. Ma i dialoghi secchi e opprimenti e la natura attorno così cruda ed estranea non possono non attrarre anche il lettore più distratto. Peculiarità di Biamonti è il non detto, ciò che resta tra le labbra degli interpreti, quello che traspira tra le pagine a lasciare nel lettore quel senso opprimente dell’ineluttabilità del vivere e che addensa di fascino i racconti. Di tanto in tanto tornerò a cercare e ritrovare i personaggi furtivi che strisciano lentamente nella notte tra i lentischi arrugginiti dal farraginoso mare mentre una lingua di schiarite mattutine grida nel cielo ancora scuro risvegliando animi e mangiandosi le prime stelle della notte che scompaiono nel giorno in arrivo.
Recensione d’ordinanza:
È il primo Biamonti con passaporto d’eccezione firmato Calvino che ancora troneggia nella quarta di copertina a definitivo suggello della pregnanza di un autore fino a quel momento sconosciuto (e ancora oggi poco presente nelle librerie). Spuntano eccezioni di puro lirismo, come lo stesso Italo riconobbe, circondate da un certo manierismo di quasi giallo abbastanza banale, ma impreziosito dalla sensibilità poetica di un autore prestato alla prosa. Si notano i semi delle creazioni future di Biamonti, specie nei dialoghi e in alcune istanze. Ho ancora viva l’ultima rilettura di “Vento largo” che continuo a preferire. Dovrò dedicarmi agli ulteriori 2 volumi e mezzo della minimale raccolta biamontiana per un valido confronto. È ottima lettura anche se, a mio avviso, ha toccato vette migliori in altre pubblicazioni.
February 4, 2025
Un borgo abbarbicato sui monti, al confine tra Liguria e Francia, poche centinaia di metri sopra il livello del mare che rimane laggiù, lontano e vicino al tempo stesso. Vicoli, anzi caruggi battuti, dal vento con i vecchi che si radunano nella piazza, pensionati con la minima che è più alta della paga presa quando lavoravano, un paese che si anima solo con la festa patronale, quando l’angelo con il dito puntato in alto viene portato in processione. Contadini e pastori in una terra arida, dove gli ulivi crescono storti e poi marinai come Gregorio, che, causa il “male del ferro” - una sorta di depressione che colpisce chi sta a lungo su una nave” non ha nessuna fretta di tornare ad imbarcarsi. Vive con Ester, la sua donna che spesso si assenta per lavoro, in una casa sopra il paese, cura l’orto e la poca terra rimasta e per il resto del tempo gira per i monti, va al bar del paese e dei “bungalow”, l’unica struttura turistica della zona, semideserta ora che è inverno. Più della trama conta il paesaggio e l’atmosfera sospesa di una Liguria montanara e povera, ma già interessata dal turismo; una zona di frontiera e di passaggio a due passi dalla Costa Azzurra. Il filo conduttore è l’indagine di Gregorio sulla morte di un ragazzo caduto dalle rocce, pretesto per narrare storie di donne e uomini perennemente in viaggio (o in fuga) che hanno trovato in Avrigue un temporaneo punto di approdo. Un romanzo che lascia un retrogusto amaro come quelli di Izzo (penso a Marinai perduti) dopo aver assaporato odori e colori di una Liguria aspra e scoscesa, tra rupi, burroni e sentieri da passeur. Un piccolo gioiellino di uno scrittore ligure che immagino schivo e di poche parole come i suoi personaggi… quattro stelle.
June 15, 2015
"Ze zeggen dat datgene wat je ogen hebben gezien (en die hebben al te veel gezien) de ziel op een bepaalde leeftijd blind maakt." (p.89)
"Ernstig en geheimvol als gang van het leven op aarde...: mossig middaguur op weg naar de avond." (p. 97)
"Ernstig en geheimvol als gang van het leven op aarde...: mossig middaguur op weg naar de avond." (p. 97)
February 1, 2015
Nice story, put in interesting almost poetical language, which is to my liking. JM
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