Jacques Derrida (affidato a Ferraris) è passato alla storia come il padre del "decostruzionismo", una concezione che può essere descritta come una sorta di psicoanalisi della filosofia. Per Derrida ciò che le teorie filosofiche ci dicono d´importante va cercato piuttosto nelle loro omissioni e nei loro lapsus che non nelle loro dichiarazioni esplicite. Quella tradizione di pensiero che cerca la verità dietro le apparenze, e che vede tra gli esponenti più illustri Marx, Nietzsche e Freud, giunge qui alla sua più radicale realizzazione.
Maurizio Ferraris (Torino, 1956) è un filosofo e accademico italiano. Dal 1995 è professore ordinario di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (dal 2012 "Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione") dell'Università degli Studi di Torino. Ha studiato a Torino, Parigi (prendendo un diploma d'études approfondies con Jacques Derrida alla Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales), all'Università di Heidelberg e insegnato in importanti università europee. Dirige la Rivista di Estetica ed è nel comitato direttivo di Critique, del Círculo Hermenéutico editorial e di aut aut. Dal 1989 al 2010 ha collaborato al supplemento culturale de Il Sole 24 ORE; dal 2010 scrive per le pagine culturali de la Repubblica. È inoltre editorialista per la Neue Zürcher Zeitung. Dopo aver scritto e condotto Zettel - Filosofia in movimento per Rai Cultura, dal 2015 conduce Lo Stato dell'Arte su Rai 5, dedicato all'approfondimento di temi d'attualità, politica e cultura.
Una fitta analisi del linguaggio, espressa con un - per l'appunto - linguaggio che sembra essere formulato per non essere compreso, nonostante il tentativo da parte di Ferraris di chiarire filosofia contorta di Derrida. È stata una lettura faticosa, sono giunta alla fine del libricino con l'affanno.
APPUNTI MIEI Avendolo letto subito dopo "Storia di Un Nuovo Cognome" nella mia testa sentivo Lila commentare questi discorsi con "cocorico', cocorico' " Inoltre, non so NULLA su Husserl, Heidegger e sulla fenomenologia, e non credo mi interessi. È troppo astratta, troppo lontana. La filosofia, almeno di questo tipo, mi pare sempre più puro esercizio mentale, al pari dei giornalini di enigmistica.
Non nego che mi ha portata a riflettere, ad esempio, sul senso della scrittura e gli equivoci a cui potrebbe portare. Sulla necessità contemporanea di volere registrare tutto (come questa stessa recensione) per contrastare la morte, che rende tutta l'arte e la tecnologia frutto dell'ansia di questa. Della nostra incapacità di accettarci come mortali. E anche l'evoluzione che è avvenuta grazie alla scrittura, le differenze tra il mondo preistorico e quello dopo. E poi i viaggi nel futuro: quanti dati avremmo collezionato tra 50 anni? Riusciremo a immagazzinare all'infinito informazioni?
La maggior parte di queste riflessioni sono nate grazie ai commenti del prof. Ferraris. Di Derrida, invece, mi sembra di non avere recepito niente.