Plutarch (later named, upon becoming a Roman citizen, Lucius Mestrius Plutarchus; AD 46–AD 120) was a Greek historian, biographer, and essayist, known primarily for his Parallel Lives and Moralia. He is classified as a Middle Platonist. Plutarch's surviving works were written in Greek, but intended for both Greek and Roman readers.
Letto in greco. Al di là dell'edizione vecchissima ed economicissima, non si tratta di saggi eccezionali: del resto ce ne sono voluti due (peraltro 'raddoppiati', per via della traduzione a fronte) per raggiungere a fatica le cento pagine. Il De fato è veramente complesso, naturalmente per la tematica trattata (provateci voi a parlare di destino e libero arbitrio con l'intento di salvare capra e cavoli), ma in buona parte anche perché è estremamente compilativo, e per questo piuttosto essenziale nei contenuti e nella forma; del resto è molto probabile che non sia neppure opera di Plutarco. Se non altro mi ha fatto capire che di destino e libero arbitrio non ci ho capito proprio niente. Il De superstitione è più simpatico e, pur se altrettanto breve, tratta in maniera più che adeguata il tema di cui si propone di parlare. Del resto, in questo caso non è che ci sia molto da spiegare: si tratta semmai di argomentare la tesi per cui l'essere superstiziosi sia peggio di essere atei. E il quadro fornito da Plutarco (che sapeva il fatto suo, in termini di religione) di questi 'timorosi della divinità' (δεισιδαίμονες, appunto), che pregano e celebrano strenuamente gli dèi nel terrore di una punizione incombente, è tutto sommato divertente, oltre che corredato, per quello che non si può che definire un puro gusto citazionistico, da continui frammenti di poesia.
Letto più per curiosità e ammetto che mi aspettavo qualcosa di diverso. La prima parte, che riguarda il fato, ho fatto molta fatica a seguirne il ragionamento. La seconda, invece, che parla della superstizione, molto più semplice e lineare nella comprensione del testo.