E se vi dicessi che ho dovuto accendere la luce?
Mi ha messo addosso una paura terribile, forse è dai tempi dei migliori romanzi di Chattam, letti di sera alla luce di un’abat-jour, che non provavo una paura simile leggendo un libro. E questo, indipendentemente dallo stile e dalla fama dell’autore, è già di per sé un motivo sufficiente a premiare una lettura. Oltre ai nomi già noti, quali Scerbanenco, Carlotto, Baldini, Carofiglio, Faletti, Perissinotto, Costantini e Morozzi, Mario Mazzanti è l’ennesima prova che il panorama noir nostrano è ricco di penne abilissime, capaci di regalarci grandi lavori nel genere, lavori che si sanno apprezzare dal momento in cui li si affronta senza pregiudizio, così come si fa coi tanti thriller d’Oltremare che il mercato letterario sforna a una velocità impressionante. Mazzanti (insieme a Sorrenti, ma qui secondo me siamo a un piano ancora più alto) fa parte di quei nomi inspiegabilmente ancora nell’ombra e che invece si meriterebbero di “scoppiare”, di essere conosciuti dal grande pubblico in maniera immediata e trasversale, grazie alle sue impeccabili abilità narrative e alla sua capacità di creare, fondere e manipolare suspense e paura ad ogni singola pagina. Questo è forse il primo thriller che leggo in cui tutte (ma proprio tutte!) le pagine, dalla prima all’ultima, sono incentrate sul mistero, sul delitto, sul cuore nero della storia, senza descrizioni secondarie riguardanti vite di personaggi, luoghi e ambienti, senza amenità e divagazioni, senza parole “a vuoto”, che disperdono l’attenzione del lettore: si legge di sangue e si trema, dalla prima all’ultima pagina e la noia, la disattenzione, lo sbadiglio, restano molto molto lontani, anche se è l’una di notte e quando avevate la tv accesa, cinque minuti prima, vi calava un po’ la palpebra. Questo è un pregio sempre più raro in romanzi di questo genere, che spesso, per voler fare i grandi sapientoni, si perdono in tutto e si disperdono. “Scacco alla regina” è ambientato in una non precisata città nostrana, dove un assassino sventra giovani donne dalla vagina alla gola, turbando il sonno degli abitanti. Dopo ogni delitto l’assassino contatta la giovane giornalista televisiva Greta Alfieri tramite delle e-mails in cui si firma “Morphy”, come il celebre e abile campione di scacchi americano passato alla storia, affinchè lei parli di lui nelle sue dirette televisive. Un folle maligno ed esibizionista, che uccide per sentirsi potente e al centro del mondo: aspetto che, insieme alla tensioni vissute da Greta nel suo ambiente, rivela la chiara volontà dell’autore di denunciare il cinismo del mondo giornalistico, pronto a qualsiasi cosa per un po’ di audience. Comunque, per stanare il mostro, la polizia si serve dell’aiuto di Claps, abile psichiatra abituato a “sentire”, a filtrare sensazioni, atmosfere e dettagli percettivi, più che a lavorare tramite indizi classici. E alla fine, dopo una corsa a perdifiato in cui non mancano trappole, abbagli e continui colpi di scena, la verità viene a galla. Chi è realmente Morphy? Non c’è capitolo, paragrafo, passaggio o riga in cui la penna di Mazzanti dia segno di cedimento. Il suo è il classico thrillerone che si divora, che non concede pause al respiro, che turba. Il turbamento, quello stato d’animo tra il nero e il grigio condensato di agitazione, paurosa suggestione, pura angoscia, è esattamente quello che ti resta dentro leggendo “Scacco alla regina”. Non so come siano gli altri romanzi di Mazzanti, e se questo è stato un unico colpo di genio oppure no, ma posso affermare che qui, per intreccio, costruzione e scrittura, siamo su un livello molto alto. Concludo con una confessione, che spero possa rendere maggiormente idea della mia opinione: una sera, sola in casa, dopo aver silurato un centinaio di pagine sdraiata sul divano al semi-buio (solo con la luce dell’abat-jour), mi sono rialzata ed ero talmente suggestionata che ho dovuto accendere la luce della sala in cui ero e quella dell’anticamera. Io. Proprio io, che a sette anni guardavo “Profondo Rosso” di Dario Argento e che da anni mangio thriller di tutti i generi. Insomma, ho reso l’idea?