Un libro cui è difficile dare un giudizio: a tratti è un libro da cinque stelle, a tratti da una stella. Mi pare di poter dire ci sia un prima e un dopo, segnato dall'incendio alla libreria.
Prima di questo, la narrazione è incentrata su un racconto di un uomo di 70 anni alla sua amata, dunque l'elemento fantasioso e un po' assurdo può anche essere un pregio della narrazione (anche se poi, trattandosi di un racconto di un passato giovanile, può anche essere preso per veritiero). Tra l’altro, in quarta di copertina (nel caso dell’edizione Longanesi, mentre in quella Bompiani dovrebbe essere nella seconda di copertina), l’editore ha deciso di descrivere questa prima parte come “Un'esistenza avventurosa, puntellata da tanti avvenimenti speciali. Così tanti che il racconto di Alfredo non sembra essere veritiero: tra episodi di spionaggio, scenari esotici e scelte che si intrecciano con il destino del mondo, sembra che la fantasia del libraio si sia fin troppo alimentata dei suoi amati romanzi”: il lettore viene avvertito del labile confine tra fantasia e realtà che caratterizza questo libro, perché stupirci mentre lo leggiamo?
Poi, inizia l'ultima mirabolante impresa di Alfredo e Betta in autentico stile cinematografico (anche molto diverso dallo stile precedente, che prediligeva il paragone con libri polizieschi piuttosto che il richiamo a famosi film d'azione) in cui la parte assurda diviene sempre più marcata e forse anche troppo forzata per la lettura.
Nonostante tutto, abbandonare il libro a metà può essere un peccato. A mio parere, con questo libro Brizzi vuole dire qualcosa di specifico al suo lettore, poiché la conclusione pare una specie di "sfida". Dalla scrittura, emerge l'identificazione dell'autore in Alfredo, e utilizza Alfredo per comunicare qualcosa. Forse di leggere tra le righe dei suoi romanzi?