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L'ordine delle parole: Storie di vocabolari italiani
Assieme alla grammatica, il vocabolario rappresenta la norma linguistica per eccellenza e sembra contenere in sé le potenzialità della lingua nazionale, di cui finisce a volte per diventare l'icona. Questo libro prende le mosse dai lessici e glossari medievali, dalle raccolte lessicali cinquecentesche, per esaminare via via tutti i grandi dizionari italiani, fino ai giorni nostri. La storia che viene raccontata è ricca di tensioni, dominata dallo scontro tra modelli culturali alternativi. Ne emergono le discussioni normative, la gara tra regioni, talora la rivalità tra città (Siena e Firenze, Firenze e Milano), il nesso tra lessicografia, progresso scientifico e tecnologico, le istanze civili, l'affascinante rapporto che lega vocabolari e scrittori, come ad esempio Manzoni, D'Annunzio, Svevo, Pavese. Come in ogni buona storia, non mancano i colpi di scena: si pensi, tra i fallimenti, al rogo del "Vocabolario cateriniano" del Gigli e al "Vocabolario" dell'Accademia d'Italia voluto da Mussolini e arrestatosi alla lettera "C" per la caduta del fascismo. Oggi l'avvento dell'informatica ha mutato profondamente la forma e le tecniche di interrogazione dei dizionari, ridando fiato a un'antica ansia di totalità e rinnovando l'utopia di racchiudere il mondo in un libro, in un'opera "totale".
496 pages, Paperback
First published January 1, 2009
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Community Reviews
Displaying 1 - 1 of 1 review
July 19, 2012
Di primo acchito, a lettura ultimata direi "Adoro questo libro!", ma non gli renderei giustizia perché è il classico giudizio che nulla apporta e induce a formulare l'automatica frase "E 'sti cazzi!".
A volersi spremere un pochino di più costituisce un divertentissimo viaggio attraverso le diatribe accademiche della nostra lingua, descritte e analizzate con brio, le battaglie combattute a suon di dizionari, la supremazia cruscheggiante del Settecento, la scelta suicida di aderire pedissequamente alle tesi del cardinal Pietro Bembo, che, prendendo a unico modello il subdolo Petrarca e il divino Boccaccio, di fatto diede il licet per la cristallizzazione dell'italiano letterario e relegò Dante nell'oscurità fino a quando questi non venne riscoperto e riabilitato dai romantici.
E' interessante lo sguardo ironico dell'autore, linguista intelligente affrancatosi dai paludamenti universitari, nel raccontare il divenire delle auctoritates. C'è quasi, in queste baruffe, un'eco di quelle chiozzotte del Goldoni. Incredibile dictu, non soltanto si impara, ma soprattutto si ride, divenendo talvolta la risata un vero cachinno.
Né manca il vaglio critico o il meritato riconoscimento. Forse l'intenzione, riuscita, è quella di portare la disciplina fuori da chiuse aule o ricercati saloni accademci, per ricordarci che lo studio, se porta l'arroccarsi in turre eburnea diviene sterile, sebbene la materia trattata sia quanto di più umano esista. Quién sabe? Ad ogni modo, se potete, fatevi un regalo e leggetelo.
A volersi spremere un pochino di più costituisce un divertentissimo viaggio attraverso le diatribe accademiche della nostra lingua, descritte e analizzate con brio, le battaglie combattute a suon di dizionari, la supremazia cruscheggiante del Settecento, la scelta suicida di aderire pedissequamente alle tesi del cardinal Pietro Bembo, che, prendendo a unico modello il subdolo Petrarca e il divino Boccaccio, di fatto diede il licet per la cristallizzazione dell'italiano letterario e relegò Dante nell'oscurità fino a quando questi non venne riscoperto e riabilitato dai romantici.
E' interessante lo sguardo ironico dell'autore, linguista intelligente affrancatosi dai paludamenti universitari, nel raccontare il divenire delle auctoritates. C'è quasi, in queste baruffe, un'eco di quelle chiozzotte del Goldoni. Incredibile dictu, non soltanto si impara, ma soprattutto si ride, divenendo talvolta la risata un vero cachinno.
Né manca il vaglio critico o il meritato riconoscimento. Forse l'intenzione, riuscita, è quella di portare la disciplina fuori da chiuse aule o ricercati saloni accademci, per ricordarci che lo studio, se porta l'arroccarsi in turre eburnea diviene sterile, sebbene la materia trattata sia quanto di più umano esista. Quién sabe? Ad ogni modo, se potete, fatevi un regalo e leggetelo.
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