Seguendo il progetto, iniziato con “La speculazione edilizia” e poi abbandonato, di creare un ciclo narrativo che fosse in grado di dare un affresco dell'Italia degli anni '50, Calvino pubblicò nel 1963, dopo aver impiegato dieci anni a scriverla, anche “La giornata d'uno scrutatore”, che racconta, come dice il titolo, un'intera giornata di Amerigo Ormea, intellettuale comunista che si presta a fare da scrutatore durante le elezioni del 1953, quelle successive alla nuova legge elettorale, la famosa “legge truffa” fortemente voluta dalla DC. La sezione alla quale viene assegnato Amerigo si trova all'interno del Cottolengo di Torino, il famoso istituto di carità che dà assistenza, tra gli altri, a moltissimi disabili fisici e mentali.
Il contesto sociale del 1953 è quello di un'Italia che, passati gli iniziali entusiasmi della fine della guerra, e dopo il forte impegno civico all'unità ed alla solidarietà nazionale per far rinascere la democrazia e ricostruire il Paese, comincia a sperimentare le prime delusioni politiche, i primi tradimenti degli ideali e i primi scontri tra i due grandi blocchi, quello democristiano e quello comunista.
Accanto alla narrazione, quasi giornalistica, della giornata da scrutatore, apparentemente limitata a pochi fatti, vengono a dispiegarsi tutti i pensieri, tutte le riflessioni e tutti i dubbi di Amerigo, che assiste, quasi impotente, ad una serie di gravi episodi di ingerenza politica e di complicità silenziosa, in grado di mettere in crisi gli ideali in cui egli, da intellettuale illuminista e marxista, ha sempre creduto.
In un'intervista rilasciata appena dopo la sua pubblicazione, Calvino presentò così la sua opera: “È un racconto ma nello stesso tempo una specie di reportage sulle elezioni al Cottolengo, e di pamphlet contro uno degli aspetti più assurdi della nostra democrazia, e anche di meditazione filosofica su che cosa significa il far votare i deficienti e i paralitici”.
I fatti narrati all'interno de “La giornata d'uno scrutatore” sono autobiografici: Calvino presenziò al Cottolengo durante le elezioni del 1953, le stesse che vengono raccontate, in qualità di candidato del Partito Comunista, e anche durante quelle del 1961, come scrutatore: “Le immagini che avevo negli occhi, di infelici senza capacità di intendere né di parlare né di muoversi, per i quali si allestiva la commedia di un voto delegato attraverso al prete o alla monaca, erano così infernali che avrebbero potuto ispirarmi solo un pamphlet violentissimo, un manifesto antidemocristiano, un seguito di anatemi contro un partito il cui potere si sostiene su voti ottenuti in questo modo”.
Si può affermare che questo racconto sia una sorta di romanzo di formazione condensato in una sola giornata: l'esperienza da scrutatore cambia profondamente Amerigo, che vede andare in crisi tutti i valori filosofici, politici, etici e civici in cui credeva. Gli ospiti del Cottolengo, tra cui vi sono molti minorati mentali, incapaci di intendere e di esprimere una coscienza politica, vengono fatti votare, mediante l'assistenza, non priva di interessi politici, dei religiosi, che si prendono cura degli infermi ma che hanno anche gioco facile nel manipolarne il voto. Ecco che le secolari battaglie civili per la democrazia, l'uguaglianza, il suffragio universale, che hanno portato all'acquisizione di valori positivi nella società, vengono strumentalizzate e sfruttate a scopi di interesse politico.
Accanto alla denuncia contro le storture e le assurdità della vita politica e civica di quegli anni, e al dibattito sulla possibile strumentalizzazione delle conquiste democratiche, dall'eguaglianza al diritto di voto, “La giornata d'uno scrutatore” tocca anche temi più filosofici e universali, come quello dell'infelicità di natura, del dolore, del rapporto con la malattia fisica e mentale, dell'amore gratuito e caritatevole e dell'empatia verso gli altri, della solidarietà verso gli ultimi, della responsabilità della procreazione.
Un'altra, l'ennesima, opera breve ma intensa di Calvino, che ha molto da dirci ancora oggi, e che è in grado, come sempre, di aprirci gli occhi e farci riflettere ben oltre il tempo della sua lettura.