Le Alpi sono minacciate da modelli di sviluppo del passato. Sul piano materiale, dal varo di nuove infrastrutture turistiche pesanti; sul piano immateriale, attraverso vecchi stereotipi idealizzanti, che riducono la montagna a luogo salvifico di pura "bellezza". Per dare futuro alle Alpi è necessario uno sguardo nuovo, consapevole, rispettoso.
Nel nostro prossimo futuro pende una minaccia sulle Alpi, se si continuerà ad attingere a vecchi stereotipi idealizzanti che riducono la montagna a luogo salvifico di pura "bellezza", o a parco divertimenti per il turista in fuga dalle città. Come immaginare il loro futuro prossimo? Da qualche decennio a questa parte la montagna è in continua evoluzione. Con il boom economico, i giovani alpigiani avevano creduto in una vita migliore in pianura, in fabbrica. Scendere aveva significato ripudiare l'antica «società della fatica» andando incontro al posto garantito. Cosí sulle Alpi, con la progressiva assenza umana, ha trionfato un inesorabile processo di rinaturalizzazione. Intere vallate, interi villaggi sono stati abbandonati. Si registra il raddoppio di superficie boscata dal dopoguerra, sono ritornati i grandi carnivori e, in massa, gli animali selvatici. E oggi? Il pericolo reale è che tutto rimanga come adesso, che si continui a immaginare lo stesso sviluppo turistico con nuovi impianti di sci, dimentichi del riscaldamento climatico. Che si continui a cementificare, costruire impianti di risalita, progettare grandi opere inutili e grandi eventi consumatori di suolo.
Se la disciplina che tutti praticano (dalle Ande all’Himalaya, dalle vette nord-americane agli Appennini) si chiama alpinismo è perché le Alpi hanno sempre rappresentato la cosa più vicina all’idea platonica di montagna. In questo libro se ne racconta l’assalto e lo sfruttamento, soprattutto quello legato agli sport invernali di massa: lo sci. Le Alpi – da Cervinia al Canin, da ovest a est – sono state colonizzate da “parchi giochi” che ne tradiscono l’essenza e le svuotano per consegnare loro un significato puramente economico. Il pregio di questo libro, però, non è solo quello di attivare una ragionata critica sulla cementificazione alpina, sugli osceni impianti di risalita e sull’inconcepibile ampliamento di alcuni di questi; piuttosto è mettere a nudo le diverse narrazioni che vorrebbero riportarci a immaginari che non esistono. In altre parole, attraverso la lente dell’assalto alle Alpi, Albino Ferrari ci pone di fronte all’ennesimo esempio di come la volontà di potenza della nostra specie ha mangiato e sta mangiando ciò che siamo e il luogo su cui siamo seduti.
Ferrari, da grande conoscitore della montagna, propone un'analisi molto lucida sullo sfruttamento capitalistico dell'ambiente alpino che rifugge, al contempo, da un certo "ambientalismo cittadino." Molto interessante anche il ragionamento sull'omologazione delle Alpi causata dal marketing e dal concetto di autenticità che spesso, proprio obbedendo alle logiche pubblicitarie, è solo uno specchietto per allodole.
Un punto di vista sulla gestione passata e presente dei territori dell'arco alpino. La riflessione incoraggia a ripensare gli ususali modelli di sviluppo e a lavorare su una visione che vada oltre il consumo e il profitto, alla ricerca di un concetto di "misura" che andrebbe applicato in generale, non solo alle piccole comunita' delle Alpi.
Una lettura a mio avviso fondamentale, approfondita e argomentata, che porta avanti una tesi più che attuale. Sono appassionata di montagna da sempre, e sono cresciuta in una valle di bassa quota dell’entroterra ligure. Avevo già da prima di questa lettura le mie idee sulla montagna, e un certo tipo di sensibilità a riguardo che è evoluta nel tempo. Assalto alle Alpi è riuscito nella inaspettata impresa di fare chiarezza nella mia mente, riordinando idee e priorità, permettendomi di avere uno sguardo d’insieme più consapevole sulla questione Alpi e su dove stiamo andando. Sono immensamente grata di aver letto questo breve saggio, che molto probabilmente si presterà a molte riletture anche parziali da cui trarre spunto per il mio lavoro.
Marco Albino Ferrari è senza dubbio una delle voci italiani più autorevoli in fatto di montagna e Assalto alle Alpi ne è l'ennesima conferma. Quello che Ferrari sa fare bene è porsi (e porci) le giuste domande. Non ha pretese di dare risposte definitive, non è e non vuole essere un guru. Le sue sono riflessioni attente e lucide. In particolare, in questo libro, si chiede che visioni dovremmo avere per le Alpi nel prossimo futuro. Crollati i modelli turistici degli anni 80, con lo sci sempre più in crisi, Ferrari ci invita a riflettere sulle scelte coraggiose per preservare non solo l'ambiente montano, ma anche le persone che ci vivono e che vorranno viverci.
Se come me, già prima di leggere questo libro, eri d'accordo con le tesi dell'autore, ma senza avere sufficienti elementi concreti per sostenere la tua opinione, lui ti conferma tutto ciò che già sospettavi e sostenevi. Per scrivere questo libro l'autore ha studiato, viaggiato e strutturato il suo sapere. Porta ad esempio tantissimi fatti a dimostrazione dell'inutilitá dell'accanimento ancora in corso per lo sfruttamento delle Alpi al fine di attrarre turismo di massa. E mostra come le soluzioni allo spopolamento, volendo e sebbene lentamente, potrebbero essere trovate.
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Pervaso dalla nostalgia di una montagna pura, agreste, incontaminata, è critico bei confronti dello sfruttamento scriteriato come quello della costruzione di stazioni sciistiche popolari a bassa quota. Si legge tra le righe il concetto che il tempo però appiana le cose e riduce i danno dell'uomo.
Lucida analisi sul rapporto uomo-ambiente alpino. Partendo da una retrospettiva sul ventesimo secolo, Ferrari discute un ethos dell'agire per l'oggi e il domani.
delle care amiche me lo hanno prestato pensando mi potesse piacere ed effettivamente è stato così Un analisi puntuale delle fratture insanabili che le nostre montagne stanno subendo
Se per qualsiasi motivo uno dovesse avere bisogno di aiuto per capire che fare 3 ore di coda in macchina per sciare due ore su una striscia di neve sparata in mezzo ai prati verdi con le margherite non è una grande idea beh ecco secondo me dovrebbe leggerlo. Altrimenti dovrebbe leggerlo lo stesso perché è un grido di aiuto e una dimostrazione d'affetto per la montagna sfregiata da 40 di turismo insostenibile.
Magnifica e concisa analisi sul rapporto tra esseri umani e le Alpi e sulla mitizzazione delle nostre amate montagne. Un invito al ritornare ai boschi silenziosi dove l’unico rumore è il vento tra le foglie o gli animali che zampettano. Un invito anche al ritorno di fare fatica in montagna e di abbandonare quelle comodità di acciaio per riscoprire anche qualcosa di noi stessi.