“Quando si svolge un’indagine riservata bisognerebbe poter vedere tutti, vederli dentro”
Un Maigret ventiseienne, segretario del commissario Le Bret nel quartiere di Saint Georges di Parigi, è alle prese con la sua prima inchiesta, che, se da un lato mostra in nuce le modalità di indagine che il futuro commissario seguirà nella sua brillante carriera e che si riveleranno vincenti nella soluzione di casi di reato su cui lavorerà –l’osservazione e lo studio psicologico dei personaggi presenti nel luogo del delitto, tanto da quasi volersene impossessare, uniti all’ispezione scrupolosa dei luoghi-, dall’altro ci presenta il lato umano di Jules Maigret, stranamente impacciato ma deciso sul da farsi, che alterna momenti di delusione ad altri di entusiasmo, alle prese con un caso che richiama il suo passato: egli, figlio di un attendente di una grande proprietà nobiliare, nato e cresciuto nella dependance del castello, ha ben chiare le distanze tra chi è di umili origini e chi appartiene all’alta società, come i Gendreau- Balthazar, quelli del Cafè Balthazar, dei negozi Balthazar, amici del suo capo, per i quali le inchieste di polizia vanno svolte con circospezione, senza pubblicità, soffocando ogni scandalo. Che fare dunque se la sua prima indagine nasce da una denuncia di un tizio, di professione flautista, che all’una di notte, in abito da sera, racconta di aver sentito una donna urlare proprio nella villa dei Gendreau Balthazar e poi di aver sentito un colpo di pistola?
Nonostante le difficoltà Maigret rivela fin d’ora di essere quello che farà di lui un poliziotto di razza, “un accomodatore di destini”, sempre pronto a capire e mai a giudicare, quel personaggio amato per l’intelligenza e l’umanità, ma anche per la dedizione e la caparbietà.