Al centro di una piccola città sorge un manicomio: uno spazio in cui tutto sembra immutabile, separato per sempre dalla società e dalla storia. In un punto, però, le alte mura che circondano l'edificio si interrompono come per una dimenticanza. Da lì, attraverso una rete, fin da piccolo Beniamino osserva i matti, irresistibilmente attratto dai loro gesti, dal mondo misterioso che lasciano intravedere. E poco più che un ragazzo quando varca la soglia del manicomio in cerca di un impiego. L'Italia è in preda ai deliri imperialistici del fascismo, la tecnica dell'elettroshock fa i primi proseliti, ma nell'ospedale arriva un medico, il dottor Rattazzi, che prova altri esperimenti. Con coraggio e umiltà cerca di immedesimarsi nei matti, di entrare in contatto con le loro paure e trovare nuove vie per permettere a ciascuno di dare sfogo alla sua disperata ansia di libertà. La guerra e i bombardamenti fanno irruzione anche nella piccola città, ma offrono un'occasione: Rattazzi può sfollare i pazienti, portarli fuori dal manicomio. Nello spazio aperto della cascina del Pianoro, lontani da ogni controllo, spiccare il volo e vincere i propri fantasmi sembra finalmente possibile. E quando gli eventi lo richiedono, Beniamino trova la forza per fronteggiare ogni difficoltà e farsi guida della piccola corte che Rattazzi gli affida. Ma presto la follia più cupa e radicale, violenta e impietosa - quella della guerra - tornerà a lambire nuovamente l'equilibrio della comunità del Pianoro.
Nato a Cirié, in provincia di Torino, figlio di genitori di origini toscane, ha frequentato la Facoltà di Filosofia presso l'Università degli Studi di Torino.
Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e riviste tra le quali La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Diario, Grazia, Il Tirreno, Il Corriere della Sera. I suoi libri sono tradotti in francese, spagnolo, inglese, tedesco, olandese, albanese, lituano, ebraico, coreano, greco e pubblicati in numerosi paesi.
Ha lavorato all'ufficio stampa del Comune di Pisa e dal 2002 presso il Comune di Roma, prima nello staff del Sindaco Veltroni e dal 2008 all'Assessorato alla Cultura dove curava i rapporti con l'Associazione Teatro di Roma.
E' morto il 21 luglio 2013 all'età di 58 anni a Roma, dove viveva con la moglie Roberta Bortone.
Nel 1990 si era sottoposto in Inghilterra ad un doppio trapianto di cuore e polmoni.
Il 7 settembre 2013, poco dopo la sua morte, ha vinto il Premio Campiello con L'amore graffia il mondo che, per la prima volta nella storia del concorso, gli viene assegnato postumo.
Beniamino è un ragazzo tranquillo, a cui però hanno tarpato le ali: un compagno di calcio gli ha fratturato una gamba lasciandolo zoppo; il padre Ignazio, che voleva lui si laureasse, è morto improvvisamente lasciando il commercio di scampoli al figlio. Beniamino, però, con i calcoli e i tessuti non ci sa fare, l’unico suo interesse, oltre agli studi di medicina, fin da piccolo è sempre stato quello di guardare, oltre il recinto, la casa dei matti, lasciarsi attrarre dai loro gesti e dal mondo misterioso che lasciano intravedere. Il manicomio sorge al centro di una piccola città: è uno spazio in cui tutto sembra separato dalla società e dalla Storia. Dopo la morte del padre, la nonna Aida consiglia a Beniamino di cercare un impiego presso il manicomio. La guerra fino a metà del libro rimane in sottofondo, come una cornice a dipingere questo bizzarro racconto (molto descrittivo, con pochi dialoghi ahimè), fin quando avviene un bombardamento proprio nei pressi del manicomio e il dottor Rattazzi, medico stravagante che preferisce il dialogo all’elettroshock e per questo confinato dagli altri colleghi, decide di far sfollare alcuni pazienti, assieme a Beniamino, Marcella (la ragazza di Beniamino), altri due inservienti e i famigliari di Beniamino in una cascina del Pianoro, lontani da ogni controllo e ”per comportarci anche noi da pazzi”. Avviene il trasferimento, ma poco dopo succede che nella zona limitrofa del Pianoro, i partigiani combattono contro i nazisti e il dottor Rattazzi, Beniamino e la loro brigata si sentono minacciati. L’arrivo dei partigiani alla cascina stravolge tutti gli eventi: la morte toccherà i matti e Beniamino, che si sentirà investito di responsabilità più grandi di lui. Beniamino riesce ad alleviare un po’ alla volta i dolori dell’anima dei suoi “mattocchi”, finché alla cascina del Pianoro non arrivano i nazisti assieme ai fascisti e, se i partigiani avevano portato scompiglio, questi portano la morte vera e propria. Ma: ”La Liberazione è stata una cosa da matti.” . Mi ha emozionato, questo libro è intriso di sentimenti: rabbia, gioia, tristezza. È un racconto dolce, ma anche malinconico. DA LEGGERE!
La delicatezza tipica della scrittura di Riccarelli in questo breve romanzo si trasforma in raffinatezza poetica. Più che un racconto è un affresco della vita quotidiana visto dal punto di vista di un gruppo di pazienti di un manicomio di provincia, che malgrado le loro fragilità personali, riescono a ridare la giusta leggerezza poetica alla drammaticità del momento storico in cui è ambientata la storia.
Sono contenta di non aver guardato GR prima di comprare il libro. A me è piaciuto e non mi spiego la maggioranza di giudizi negativi. L'ho trovato ben scritto, commovente senza essere melenso. Era il primo libro di Ugo Riccarelli che leggevo e non sarà l'ultimo, anche se la montagna di libri che ho da leggere è spaventosa.
ein wunderbares buch über psychiatrie, verständnis für krankheit, liebe und empathie verwoben in die kriegswirren des zweiten weltkriegs. ein unbedingt lesenswertes buch, das auch neugier erweckt für weitere bücher des autors.