La promessa all'amico d'infanzia, l'amore per le proprie origini e per la propria terra perduta, in contrapposizione allo struggimento per la ragazza che vorrebbe come fidanzata e poi moglie, cambieranno per sempre la vita di Anton Mansour, profugo assieme alla sua famiglia e a decine di migliaia di altri palestinesi come lui, costretti nel luglio del 1948 a fuggire da Lidda e da altri villaggi dell'amata terra araba dalle truppe israeliane incombenti, verso un esodo attraverso il deserto prima verso Ramallah in Cisgiordania per arrivare poi a Gerico.
…"Con quale diritto un popolo poteva fare tutto ciò a un altro? Il fatto di aver sofferto li autorizzava forse a infliggere altra sofferenza? E in ogni caso, non erano i palestinesi la causa del loro dolore."...
…"Poi, il primo dicembre la Cisgiordania, tutto ciò che restava della Palestina araba, a parte la striscia di Gaza, fu annessa alla Transgiordania dal governo giordano e la Transgiordania cessò di esistere, come la Palestina. Il nuovo regno Hascemita di Giordania si chiuse come un mare sopra il relitto della Palestina. L'ultimo residuo del sogno nazionalista palestinese venne definitivamente inghiottito."...
Di padre palestinese e madre inglese, Anton vivrà poi l'esilio in Inghilterra presso i nonni materni, sognando quel ritorno in terra palestinese per molti utopia, ma per lui un chiodo fisso che darà poco spazio alla vita spensierata di un giovane studente in un Paese in cui si sentirà completamente un estraneo.
…"Mia madre ha detto: - Ecco un altro motivo per non comprarli, allora -, e ha spiegato che "Israele" è la Palestina occupata dagli ebrei, e che lei, vedova di un palestinese, era solo una tra più di un milione di persone, che avevano perso la loro casa, le loro terre e i loro soldi, senza che in tutti questi anni fosse mai stato corrisposto un solo centesimo di risarcimento, né che a un solo profugo fosse stato permesso di tornare a casa"...
…" La Palestina non sarebbe stata liberata nel corso della sua vita; forse Anton sarebbe vissuto abbastanza a lungo da vederla liberata, magari tra cinquant'anni, quando avrebbe avuto l'età di suo padre: lo Stato ebraico, imposto nel cuore della patria araba, sarebbe giunto alla propria fine nel normale corso della storia, perché prima o poi l'ingiustizia finisce e la giustizia prevale."...
Ethel Mannin ci regala un romanzo straordinario scritto nel 1962 e pubblicato in Inghilterra nel 1963 che, come scrive nella postfazione Tiffany Vecchietti, è un filo tra presente e passato.
…" Un esercito disperso di derelitti, adulti, bambini, vecchi - tutti stremati dalla disperazione di quella traversata. Il paesaggio è immenso, si apre in tutte le direzioni fino a perdersi nell'infinito; l'immensa desolazione giordana, ora brulicante di persone, è una schiera di quasi-cadaveri o futuri-cadaveri che inciampava tra le pietre, cercando un passaggio tra i massi, arrancando su per i dossi sabbiosi, madido di sudore, barcollante, cadente, rialzandosi e inciampando ancora, donne che stringono neonati al petto, trascinando anziani, e gli anziani che crollano a terra, incapaci di rialzarsi.
Un fermo immagine dal 1948. Un reel su Instagram nel 2025."... [dalla postfazione di Tiffany Vecchietti].
"...La strada per Be'er Sheva - ecco, era questa: avanzare inciampando nel buio, il pericolo in agguato, la solitudine. Ma forse gli altri lo stavano aspettando sotto il promontorio della collina, dall'altra parte della Terra di Nessuno. Strano che la chiamassero così, quando sapevano perfettamente a chi apparteneva, a quali palestinesi. Quando sapevano che era terra araba"...
Ethel Mannin è stata autrice prolifica e controversa, militante e attivista, si è sempre spesa per la causa palestinese.
In questa nuova collana "Etheliana" , Agenzia Alcatraz si propone di pubblicare molte delle sue opere che, per quanto mi riguarda, attenderò con trepidazione e curiosità.
Dalla quarta di copertina:
Autrice britannica estremamente prolifica ETHEL MANNIN nasce a Londra nel 1900 e nel corso della propria vita scrive più di cento libri - oltre cinquanta romanzi, innumerevoli racconti, autobiografie, diari di viaggio e saggi - senza mai preoccuparsi di seguire un determinato filone letterario, ma anzi muovendosi con notevole mestiere ed eleganza attraverso i generi. Esordisce nel 1923 e pressoché da subito si fa notare per il proprio impegno politico: è infatti fin da giovanissima un'attivista vicino a idee anarchiche e socialiste, fortemente antimonarchica, femminista e antifascista, e queste inclinazioni non mancano di emergere, in maniera più o meno esplicita, in quasi tutto ciò che scrive. Viene a mancare nel dicembre del 1984, tenendo vivo sino all'ultimo istante lo spirito combattivo e anticonformista che l'ha sempre caratterizzata.