La morte del padre è l'evento che cambia il corso di un'esistenza. Quello che fa diventare grandi, fa decifrare il senso di una vita intera. Un percorso faticoso, raccontato senza sconti da Flavio Insinna, in un libro intimo e introspettivo. Rivolgendosi al padre in un corpo a corpo serrato, un mattatore della TV popolare illuminata dai grandi ascolti esplora il mondo in ombra dei sentimenti e del dolore, dei conflitti e dell'amore. E il padre di Flavio diviene padre nostro. Suo e di tutti, nel corpo vivo delle parole. "Neanche con un morso all'orecchio" è un memoir sulla lunga adolescenza di un eterno Peter Pan (che a 45 anni vive ancora in casa con mamma e papà) costretto a diventare di botto responsabile. Sul conflitto tra il desiderio di entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel che costi. Un po' come un giovane Holden, Flavio Insinna è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o di poter sbagliare nelle sue scelte di vita, di lavoro e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale, ereditato dalla figura paterna, e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e di costruito. Un sentimento del tutto originale per chi ha fatto della fiction il proprio mestiere. Sul filo della comicità, da attore consumato, Insinna non si nega nessuna gag nella nostalgica rievocazione di ricordi autobiografici.
Flavio Insinna nasce a Roma il 3 Luglio 1965. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo Augusto di Roma, nel 1984 tenta la carriera nell’arma dei Carabinieri. Il mancato superamento del test di ammissione, lo spinge ad intraprendere una nuova strada, quella dell’attore.
La scintilla che lo fa appassionare al teatro gli viene dalla visione dello spettacolo “A me gli occhi” che viene portato in scena da colui il quale, da li a pochi anni, diventerà il suo maestro, ovvero Gigi Proietti. Dopo aver tentato invano di entrare all’Accademia d’arte drammatica di Roma, Flavio si allontana dalla recitazione; si vede però dare una “seconda opportunità” dalla sorella Valentina che lo iscrive, a sua insaputa, alla scuola di recitazione di Alessandro Fersen. E’ il 1986 e Flavio torna di nuovo a studiare recitazione.
La svolta, che lo porterà ad essere il mattatore che oggi noi tutti conosciamo, avviene 2 anni dopo, nel 1988, allorquando nel palazzo accanto alla scuola di Fersen, si trasferisce il Laboratorio di esercitazioni sceniche di Gigi Proietti. L’ultimo giorno utile per consegnare la domanda, Flavio decide di tentare; dopo aver sbaragliato tutta la concorrenza, si presenta al provino finale, portando in scena “Edmund Kean, genio e sregolatezza”, cavallo di battaglia di Gassman. Le porte della scuola di Proietti, che lo vedrà diplomarsi nel 1990, gli si aprono.
La sua carriera di attore (o di "artigiano" come preferisce definirsi lui) si alterna tra cinema, teatro e televisione. Tra i suoi film interpretati ricordiamo: Metronotte (con Diego Abatantuono) e Il partigiano Johnny (con Stefano Dionisi). Tra le sue interpretazioni più popolari c'è quella del Capitano Anceschi, personaggio ligio al dovere, un po’ ruvido ma onesto, nella fiction Don Matteo, accanto a Terence Hill e Nino Frassica. Ha successivamente interpretato le figure di don Bosco e di Don Pappagallo (una delle 335 vittime dell'eccidio alle Fosse Ardeatine nel marzo del ‘44). Tra i suoi più recenti lavori, l’impegnativa sfida del pre-serale di RaiUno, lo show Affari Tuoi con il quale ha ottenuto grandi consensi e grazie al quale riceve un Telegatto speciale come "conduttore rivelazione dell'anno 2006" mentre l’anno successivo gli viene assegnato il Telegatto come personaggio dell’anno. Nel 2008 è il protagonista della fiction di RaiUno, “Ho sposato uno sbirro” per la quale riceve il premio come miglior attore nell’edizione dello stesso anno del RomaFictionFest. Sempre nel 2008, con lo spettacolo Senza Swing, torna con enorme successo al suo primo amore, il teatro, raccontando momenti significativi e paradossali della gloriosa e misera storia di una banda di caserma. Nel 2009 è interprete, al fianco di Claudia Gerini, nel film per il cinema “EX” per la regia di Fausto Brizzi. Nello stesso anno è protagonista, insieme a Neri Marcorè, della miniserie per Raiuno “L’ultima Trincea” ed inoltre ricomincia a girare, dopo il grande successo della prima serie, le nuove puntate di “Ho sposato uno sbirro”.
La morte di un genitore è sempre un evento tragico che ti segna e ti fa crescere. In questo libro, Insinna ripercorre tratti di vita e di insegnamento col padre e ci fa conoscere l'uomo che è dietro l'attore e che ha dovuto lottare per ottenere il successo e la stima delle persone . Mi piace il suo stile e la sua scrittura che ho potuto apprezzare anche nell'altro suo libro.