Scegliere un libro simile è una mia debolezza, lo so. Perché io sono molto curiosa dei fatti altrui. Spesso chiedo alle persone di raccontarmi la loro infanzia, la loro vita. Purtroppo, pochi sanno raccontare. Verdone non lo sa fare. Naturalmente, non essendo il suo mestiere scrivere, non prevedevo un capolavoro letterario. Non è la forma che mi ha deluso, è la sostanza.
In materia di libri, ci sono alcuni principi fondamentali dettati dal Buon Senso. Primo & Assoluto: scrivi se hai qualcosa di interessante da scrivere, sennò lascia stare. Verdone sembra ignorare questo principio. La sua vita, messa così, non ha nulla di interessante. Un’infanzia facile e felice, una famiglia serena e molto benestante, una posizione sociale invidiabile, una casa che più bella non si può, quadri d’immenso valore alle pareti, e dentro, in quelle sale, un continuo viavai di artisti celebri. E queste pagine non sono altro che un lungo elenco di elogi: mio padre era un uomo stimatissimo e rispettatissimo, mia madre era una donna straordinaria, mio fratello e mia sorella sono persone meravigliose. Domestiche e bambinaie: una più dolce, buona e intelligente dell’altra. Gli amici di famiglia: Fellini era il più grande genio mai vissuto, De Sica un mito inarrivabile, Sordi era un burbero simpaticone, Zeffirelli un angelo, Pasolini un instancabile perfezionista, Volonté e Zavattini così autorevoli che mettevano soggezione, Tofano mi lanciava le caramelle dalla finestra, Bernstein un affascinante eccentrico... e tutti stimavano, aiutavano e coccolavano il giovane Carlo, che non ha certo dovuto far gavetta.
Un altro principio fondamentale riguarda nello specifico le autobiografie e i memoirs: se non hai voglia di raccontare i fatti tuoi, quelli veri, lascia stare. Verdone ha ignorato anche questo. In questo libro non esistono sentimenti, paure, conflitti, rivalità, frustrazioni. Possibile che non si litigasse mai in quella casa, anche solo per futili motivi, come in tutte le famiglie? Da un uomo brillante e spiritoso come immagino sia Verdone, non si ha il diritto di aspettarsi un po’ di autoironia? Se vuoi la privacy, tienitela: è un sacrosanto diritto. Ma non annoiarci con questa sfilza di meraviglie, di sublimi talenti, di personaggi straordinari, di aneddoti che esaltano solo il genio dell’uno, dell’altro, e non ultimo di se stesso.
Mi ha ricordato quella battuta di Woody Allen, quando dice a Diane Keaton: ehi, ho capito, i tuoi amici sono tutti dei geni, hai mai provato a frequentare un cretino? Potresti imparare qualcosa!
Stucchevole.