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Dizionario delle cose perdute

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C'era una volta... già, cosa c'era una volta?Una volta, c'era la non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un "caffè caffè", altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo.Una volta, per scrivere, non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d'inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta, la Playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più.Una volta, al cinema pioveva...Con un poco di nostalgia, ma soprattutto con la poesia e l'ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un per scoprire che l'archeologia "vicina" di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.

140 pages, Paperback

First published January 1, 2012

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About the author

Francesco Guccini

66 books47 followers
Francesco Guccini is an Italian singer-songwriter, considered one of the most important Cantautori. During the five decades of his music career he has recorded 16 studio albums and collections, and 6 live albums. He is also a writer, having published autobiographic and noir novels, and a comics artist. Guccini also worked as actor, soundtrack composer, lexicographer and dialectologist.
Guccini moved to Pàvana during World War II, then returned to Modena where he spent his teenage years and established his musical career. His debut album, Folk beat n. 1, was released in 1967, but the first success was in 1972 with the album Radici. He was harshly criticised after releasing Stanze di vita quotidiana, and answered to his critics with the song "L'avvelenata". His studio albums production slowed down in the nineties and 2000s, but his live albums continued being successful.
His lyrics have been praised for their poetic and literary value and have been used in schools as an example of modern poetry. Guccini has gained the appreciation of critics and fans, who regard him as an iconic figure.[1] He has received several awards for his works; an asteroid, a cactus species and a butterfly subspecies have been named after him. The main instrument in most of his songs is the acoustic guitar.

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48 (13%)
1 star
7 (2%)
Displaying 1 - 30 of 30 reviews
Profile Image for Arwen56.
1,218 reviews338 followers
January 11, 2015
Un libricino di gradevole lettura, soprattutto per coloro che hanno all’incirca la mia età. Ricordi di cose e situazioni che fanno sorridere, perché le abbiamo conosciute e vissute e perché ormai sono scomparse.

Niente di particolare, ma piacevole.
Profile Image for Baldurian.
1,235 reviews34 followers
August 1, 2014
Un libricino caruccio che fa sentire più vecchi i vecchi e anche chi anziano in fondo lo sta diventando. Vietato a tutti quelli nati dopo i primissimi anni '80, lo spaesamento sarebbe troppo grande.
Profile Image for Dvd (#).
514 reviews93 followers
November 1, 2017
Vale lo stesso discorso fatto per il Secondo Dizionario: carino, scritto in maniera ruspante da un Guccini in vena bucolico-nostalgica, interessante nei suoi molti aneddoti che, non clamorosamente, sono praticamente identici e validi anche per il resto dell'Italia settentrionale (almeno per quello che nonni e genitori m'hanno raccontato a riguardo). Immagino poi che la stessa cosa valga anche per tutto il resto d'Italia.

In generale, godibile. Non è un capolavoro, non è né La locomotivaAutogrill (quelli sì due capolavori letterari gucciniani), ma è una bella lettura di svago e memoria. Ce n'è sempre bisogno...
Profile Image for Biagio Castaldo.
23 reviews4 followers
September 7, 2017
Breve, carino, nostalgico, ma il Guccini cantautore è di gran lunga migliore dello scrittore.
Profile Image for Alisea.
499 reviews13 followers
April 29, 2013
Un libro simpatico, un autore che, con uno stile semplice ma fluido, ci accompagna nella soffitta di casa alla ricerca, come una sorta di archeologia domestica, del passato dei nostri genitori a partire dal dopoguerra. Uno sguardo ironico, forse un po' nostalgico, al recente passato, dove, chi non è più giovanissimo, in parte si ritrova.. e ci scappa qualche sorriso.
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
March 21, 2016
Ci hanno già provato in tanti, compreso Erri De Luca con Napolide, ma queste operazioni di recupero memoria risultano sempre dal mediocre al deludente.
Senza contare che Guccini doveva essere proprio in un momento di scarsa ispirazione e questo si traduce in una scrittura decisamente pesante e poco curata.
Profile Image for Alfonso D'agostino.
937 reviews73 followers
December 28, 2022
Credo di aver impilato nella mia libreria un buon 85 per cento della produzione editoriale di e su Francesco Guccini. Faccio quindi un po’ fatica a ricostruire la fonte, ma ricordo distintamente un intervento del cantautore di Pavana che ricordava come fosse stata complicata (ma molto soddisfacente) la collaborazione con Lucio Dalla che diede vita ad uno splendido pezzo intitolato “Aemilia”. Il punto era che Dalla risultava molto più portato ad immagini che si riferissero al futuro, a differenza di un Guccini decisamente più a suo agio con le tematiche e le emozioni del ricordo. Si tratta di un intervento che mi e’ tornato alla memoria durante la lettura di “Dizionario delle cose perdute”, un volume in cui Guccini ci accompagnava nella scoperta di oggetti, abitudini, espressioni del passato, paragonandoli ai giorni attuali con l’irresistibile ironia che lo contraddistingue anche sul palco. Dal racconto dei più diffusi giochi da strada (e quanta differenza con i pomeriggi autistici alla PlayStation…) al ricordo di un periodo in cui il caffè d’orzo era un surrugato e non una bevanda cool da chiedere al bancone, fino alla riscoperta di fotografie ingiallite nel tempo in cui tutti (tutti!) i bambini erano costretti ad esibire una orripilante acconciatura a banana, Guccini riesce nell’impresa di farsi leggere con leggerezza e divertimento, senza mai scivolare nella retorica dei “bei vecchi tempi”. Il gap generazionale è certamente rilevante, ma sono debitore a questo volume per almeno due motivi: l’aver riportato alla mia memoria i gloriosi tempi del duplex (una linea telefonica condivisa fra due appartamenti per risparmiare sulle spese di impianto, causa principale di scontri condominiali tipo Tora Tora Tora) e l’aver finalmente svelato la sigla STIPEL che campeggia sul tombino che ho calpestato per anni in viale Monza (per la cronaca, Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda).

Qualche anno fa – cavoli, sono più di venti – avevo preso a frequentare una osteria milanese di terz’ordine: uno di quei locali che ti aspetteresti di trovare nella provincia più profonda, con tavoli di legno inciso dal tempo, vino rigorosamente sfuso ed età anagrafica media degli avventori vicina alle tre cifre. Facile intuire come io sia diventato la mascotte del locale in meno di due sere, non facevo in tempo ad accomodarmi ed ecco partire la corsa (invero molto rallentata) alla sedia di fronte alla mia. Una volta appurata la mia origine triestina le chiacchierate si catalizzavano spesso su due argomenti: una partita storica con Nereo Rocco in panchina e il servizio militare svolto nel profondo nord-est. Io mi beavo di quei racconti e di quelle esperienze, scoprivo un’Italia immensamente differente e immaginavo luoghi, momenti e situazioni, quasi cullato da quelle parole. Il “Dizionario delle cose perdute” mi ha offerto le stesse sensazioni, la stessa curiosità ed una identica tenerezza.
Profile Image for Cicuta.
114 reviews
July 14, 2025
boh francamente non ho capito come mai risulta tanto disprezzato questo libro
"meglio come cantante che come scrittore/scrittura penosa"
Ma, evidentemente, è scritto con tono colloquiale e leggero, quasi dovesse essere una narrazione orale di ricordi.
Siete tremendi, cazzo!
Probabilmente semplice inesperienza mia, prima lettura di questo "genere", nel senso che mai mi era capitato tra le mani un elenco di cose che spesso e volentieri nei miei 18 anni non si sono più viste. Ma che, non mi sarei aspettata nient'altro! Io l'ho trovata un'idea simpatica e il prodotto ben riuscito, l'espressione linguistica di gran lunga migliore della maggior parte dei "libri" e "opere" a me contemporanei (rabbrividisco al solo pensarci e li evito come un morbo). Mi ha fatto venire malinconica -seppur consapevole delle condizioni disdicevoli- nostalgia di un'epoca che io mai vidi.
Mio padre ama il Guccini scrittore tanto quanto quello Cantante, che non è poco. Questo per me è il primo incontro con entrambi, giacché non ho mai ascoltato con attenzione le sue canzoni/testi né ne so nulla dell'autore; e vedo come mai al mio papo piace.
La supponenza di molti va a rafforzare la mia tesi finora inconfutata che viviamo in un branco di maleducati ed ebeti.
Profile Image for Mosco.
452 reviews44 followers
August 12, 2017
non mi aspettavo molto, molto non ho avuto quindi non dovrei dire deludente.
Una lista di cose che non ci sono più o sono cambiate (ma pensa!) descritte senza particolare verve né poesia. Difficile avere nostalgia dei taxi verde/nero o delle mutande di lana. Era più allegro e divertente "Italiani si diventa" di Beppe Severgnini che solitamente mi sta abbastanza sui. Quelli li. Ho il sospetto che di Guccini pubblicherebbero anche la lista della lavanderia, e qui non siamo molto lontani. La domanda sorge spontanea: perché diavolo l'ho letto, se non mi aspettavo nulla di più? Ci penso su stanotte poi ve lo dico.

(fra l'altro, alla lippa si gioca ancora, Guzzein! E anche alle figurine. Ho una scuola qui davanti e li vedo i bocia in cortile. Strana città, Bolzano, eh?)
Profile Image for Guendalina Dondé.
3 reviews1 follower
March 3, 2025
Francesco Guccini's Dizionario delle cose perdute is a delightful little book that takes readers on a nostalgic journey through time. With Guccini's signature dialectic style, it evokes vivid images of a past not so distant, yet filled with things that seem lost or forgotten. The book captures the essence of ordinary life and the cultural references that have shaped the collective memory. Guccini’s reflections, as always, are both heartfelt and poignant. It's a small treasure!
Profile Image for Marco Delmastro.
30 reviews24 followers
January 6, 2022
Compiaciuto ma spesso al limite del melenso, simpatico a tratti ma più frequentemente ripetitivo e non sempre originale. Qualche guizzo su temi cari (le sale da ballo), ma molti del capitoletti sembrano abbozzi aggiunti per far spessore. Peccato (detto da uno che ha immensa stima delle doti affabulatorie di Guccini).
Profile Image for Gabriele Carbo.
45 reviews
June 23, 2020
Leggerlo è come avere un nonno che racconta le sue cose, appunto, perdute ma con la lucidità di qualcuno che sa quello che dice e con la giusta precisione storica e tecnica.
In più, il nonno è Francesco Guccini.
Profile Image for Edvige Ciccarelli.
224 reviews
December 21, 2024
Questo libro è ciò che dichiara nel titolo: un dizionario e un amarcord di tradizioni, oggetti, comportamenti appartenuti a un altro tempo. Insieme, è uno spaccato allegro e divertente dell'Italia del dopoguerra.
Profile Image for Angeligna.
160 reviews
November 3, 2017
Lieve e nostalgico. Lettura giusta al momento giusto, per provare a credere ancora che il mondo non sia poi così malvagio.
Profile Image for Mirko, "Chel dai libris".
259 reviews
January 27, 2022
Trama: Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l'archeologia "vicina" di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.

Sicuramente, da giovinastro del 1984, i vari oggetti e situazioni descritti dal Guccio sul suo libro "Dizionario delle cose perdute" fanno parte della generazione dei miei genitori e dei miei zii. Ma chi mi conosce sa quanto sono legato ai ricordi, situazioni o oggetti della mia generazione. Citando Caparezza "un fottuto nostalgico che non si riprenderà mai": il primo pensiero va al dentifricio AZ junior con il castoro -e di come all'asilo veniva visto come un piatto gourmet da mangiare con ingordigia-. Le figurine di Poggi e Volpi o nel mio caso quelle dei giocatori NBA anni '90, presenti ancora a casa dei miei genitori. I vestiti che si passavano da fratello a fratello (o da cugino a cugino, nel mio caso), le vhs o quanto di sentivi gagliardo e onnipotente quando riuscivi a impostare un semplice timer del videoregistratore. Roberto Baggio o i Q-Disc ("sostanzialmente underground...molto, underground!", citando Antonio Albanese)

L'elenco di oggetti e situazioni è vasta anche per noi nati negli anni '80. Ho detto le prime cose che mi venivano in mente, dimenticando le dediche radiofoniche o le musicassette, le schede telefoniche o gli spot in TV con Massimo Lopez coinvolto in una lunga telefonata nella legione straniera e Solenghi gustare un buon caffè con S.Pietro.

Ciò che mi ha fatto rivivere con calore questo libro, è stato uno dei primi compiti a casa assegnati alle elementari: Dovevamo arricchirci d'informazioni su ricordi oggettivi e visivi dei familiari, a prescindere dal grado di parentela e confrontarci con gli altri alunni della classe. Dai caroselli alle abitudini passando dagli oggetti di casa di uso comune. Per me era stato doppiamente interessante visto che le mie radici iniziano da due realtà diverse: Quella di montagna da padre di mio padre in Friuli e quella cittadina di mia madre, nata e cresciuta in provincia di Torino.

Voto pieno, anche se sono di parte: Guccini è di casa nello stereo di casa Cecchini a partire dai miei genitori!
Profile Image for Giulia Astarita.
109 reviews3 followers
May 2, 2016
"C'era una volta... già, cosa c'era una volta? Una volta, c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un "caffè caffè", altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo. Una volta, per scrivere, non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d'inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio pareva: non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta, la Playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva…"
Confesso, ahimè, di non essere un’amante della musica di Guccini, pur riconoscendo l’indubbia bellezza dei testi delle sue canzoni… Sarà per questo che il Guccini scrittore mi ha intrigato, al punto di leggere il suo “Dizionario” tutto d’un fiato in un paio d'ore. Questo libro volge un nostalgico sguardo ad oggetti e situazioni di un tempo che non c’è più, ma che bene o male tutti noi abbiamo conosciuto, chi direttamente e chi, come me, in via indiretta grazie ai racconti dei genitori o dei nonni. E’ un libro di una tenerezza estrema, che alterna momenti in cui si ride di cuore ad altri in cui un pochino ci si commuove pensando a quanto forse erano più semplici le cose prima, quando bastava poco per divertirsi, perché niente veniva dato per scontato.
Sono consapevole di quanto fosse difficile la vita a quei tempi, niente a che vedere con le esistenze privilegiate che conduciamo oggi, ma per me che sono cresciuta negli anni Novanta quell’epoca ha sempre avuto un irresistibile fascino romantico.
Il punto di forza? Lo stile non è per nulla retorico e non scade nel passatismo.
Voto: 7/10
Se vi va passate a trovarmi su Facebook! www.facebook.com/quandounlibroticambi...
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews111 followers
January 27, 2014
Rassegna di cose allora comunissime e che oggi, dopo pochi decenni, delle quali talvolta si fa fatica a convincere il lettore ignaro e incredulo della loro diffusione. L'indice vale una disamina: La banana Il chewing-gum La siringa I cantastorie di piazza Il Flit La maglia di lana Le targhe Il carbone Il lattaio e la carta moschicida I giochi Il chioccaballe I coperchini Le palline La fionda La cerbottana I cariolini Il carro armato La lippa Il Meccano Shangai e pulce I taxi Il postino e il bigliettaio Il dentifricio I balli I liquori Il treno a vapore Le braghe corte La naia La ghiacciaia Il telefono I pennini La Topolino Il caff� d'orzo Il prete Le sigarette Il cinema. Qualche spiega va pur data. Per cinema non si intende ovviamente che quel modo d'allora di goderselo. Senza 3D ma - magari - entrando alla cavolo alla met� del secondo tempo. Per prete ovviamente s'intende lo scaldaletto. Munito - sempre in Emilia-Romagna di correlativa suora a brace o carbonella. Ho fatto una spunta breve e gi� con soli vent'anni di meno del Guccinius, nonostante la vicinanza geografica, le estati passate a pochi chilometri da casa sua e la non dissimile situazione socioeconomica familiare - tale � la velocit� della Scopa Storica, che di alcune cose io ho solo sentito parlare. Il libro, � un onesto racconto di cose che furono, con semplice amore ma senza nostalg�e inflitte - che a me - con troppa memoria di altre insopportabili cose per fortuna (e parecchio insistito alacre lavoro) dissoltesi - risultano sovente insopportabili. Era cos�, fummo cos�. Punto. La lettura � grandemente corroborata dalla capacit� di immaginarsi la voce e l'accento gucciniano (cantautore a me non troppo congeniale, ma raccontatore robusto e allegro) mentre te lo legge. Il quel caso di certo si ride assai. Sarei curioso di compilare una mia lista e poi leggere quella di generazioni successive. Colonna sonora: Radio Nacional de Espana - Radio Cl�sica.
Profile Image for Terra.
1,235 reviews11 followers
June 1, 2025
è confortante scoprire che alcune di queste cose perdute io non le ho conosciute. le altre però le ricordo bene, e sono la maggioranza. finalmente ho capito a cosa servivano i cerchi concentrici della cucina economica della mia prozia che viveva in campagna, e ho scoperto perché mia nonna, nostalgica anche se sindacalista, diceva "guarda, la littorina!" quando passava un treno qualunque. sembra di sentire la voce che racconta, la voce di guccini, con gli aggettivi giusti e qualche vezzo suo. bello questo libro, con la copertina uguale al pacchetto di sigarette che mio padre qualche volta mi mandava a comprare prima che, quando io avevo 9 anni, chiudesse col fumo.
Profile Image for Andrea Leoni.
85 reviews5 followers
April 22, 2014
Carino. Una carrellata simpatica e molto nostalgica, ricca di vicende e aneddoti dell'infanzia di Guccini, ma non solo, di quella generazione di giovani nati a cavallo della seconda guerra mondiale, che ha vissuto i grandi stenti degli anni 30 e 40,e i primi grandi cambiamenti portati dal boom economico. Prosa come sempre abbastanza rustica, ma scorrevole.
Profile Image for Theut.
1,886 reviews36 followers
February 13, 2013
Non amo Guccini come cantante, ma come narratore è garbato, ironico, evocativo. E un po' nostalgico, ma solo un po', quel tanto che basta per farci rimpiangere di non aver conosciuto alcune delle situazioni di cui parla. Già regalata una copia, merita :D
Profile Image for Matteo.
8 reviews1 follower
July 29, 2013
Il titolo di per se chiarisce il contenuto del libro. Ricordi del passato,riproposti da Guccini sulla linea del "si stava bene quando si stava peggio", dimostrandosi comunque moderno. Una lettura semplice,simpatica e piacevole.
Profile Image for ao.
241 reviews3 followers
October 10, 2012
Quelli che ...
... ci piace l'amarcord. A me no. Ma non in generale. E' questo amarcord che non mi e' piaciuto.
Profile Image for Ylenia.
26 reviews
November 8, 2012
Un giorno i nostri figli e nipoti sorrideranno dei nostri ipad...
Profile Image for Luca Cresta.
1,044 reviews31 followers
January 21, 2017
Un grande salto nel passato prossimo, scritto con maestria da un maestro della narrazione popolare. Un'ottima lettura.
335 reviews
January 21, 2020
Il passato rivisto da Guccini. La vita di una volta rivista da chi l'ha vissuta. Un maestro, come al solito, nell'uso della parola scritta, musicata o no.
Displaying 1 - 30 of 30 reviews

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