Storie semivere di uomini specialissimi, colti nell'istante in cui sono stati, a volte per caso, calciatori, presidenti, tifosi, per i quali un'entrata in scivolata del destino ha significato fine della carriera. O gloria imperitura. Centravanti che segnano goal di tacco ai derby, crist'in croce che sembrano voler parare i peccati del mondo, partigiani che sanno già come giocare la palla prim'ancora che gli arrivi tra i piedi. Ogni sforbiciata è la narrazione di incroci imprevisti e imprevedibili, giocate inaudite, retroscena inediti. Narrazioni in cui la vera protagonista è l'umanità tutta, con le sue mille sfaccettature, i suoi mille caratteri diversi, miscelati da quell'unica passione capace ancora di trasformare una vita in leggenda.
E' molto difficile scrivere di calcio, farlo un soggetto letterario. Fabrizio Gabrielli ci riesce, magnificamente, e lo fa concentrandosi sulle persone, gente di calcio, per le quali è veramente molto di più di un semplice bel gioco. Infatti, spesso rifletta tutto ciò che c'è di più brutto, sporco e tragico nella vita. In ogni capitolo, Gabrielli prende spunto di una persona, emblematica, fra questa gente di calcio: un giocatore, un allenatore, ma anche un tifoso, un'amante, perfino un dirigente. Il suo sguardo scorre dall'epoca vittoriana fino ai nostri tempi, dal Cile al Sudan, da Bergamo a Pyongyang. Scrive benissimo, anche se fa un uso non sempre corretto degli anglicismi. Sbaglia anche qualche dettaglio sul calcio britannico. Nonostante ciò, offre un libro che ci fa capire tanti dei significati del calcio; un libro da leggere e rileggere.