El tiempo se transforma en argumento de la libertad. No es la permanente vigilancia que lleva a cabo la racionalidad moderna de su propio ensimismamiento de leyes y órdenes, ejes de coordenadas y poleas; sino el camino que fluye en la conciencia de la vida humana. Despertamos por el sueño creador a la tragedia que es nuestra tragedia. Esencialmente vulnerable y contingente: por eso la vida trágica. Pero no es la tragedia de un determinado pueblo o raza, sino la condición humana. Antígona somos todos, o podemos sufrir sus mismas calamidades. La tragedia es, entonces, el tiempo de la trascendencia y el argumento de cada vida humana que, como tragedia, la novela, la poesía, darán forma al sueño que despierta. Para esto se necesita la trascendencia de la carne en el tiempo, ir más allá de la frontera marcada por la mismidad racional del geómetra, al otro lado, escribe Zambrano, de nuestro ensimismamiento y subjetividad; del otro lado de la conciencia autovigilante. El sueño creador no trata de tomar posesión de la realidad como yo o representación subjetiva; sino que quiere ser en la realidad humana, compartida desde los infiernos, para darle forma a la libertad.
Ensayista y filósofa española. Discípula de J. Ortega y Gasset, Zubiri y Manuel García Morente, fue una de las figuras capitales del pensamiento español del siglo XX.
Profesora en la Universidad Complutense de Madrid, se exilió al término de la Guerra Civil y ejerció su magisterio en universidades de Cuba, México y Puerto Rico. Tras residir en Francia y Suiza, regresó a España en 1984. Fue galardonada con el premio Príncipe de Asturias de Comunicación y Humanidades (1981), y el Cervantes (1988).
Su pensamiento, vinculado a las corrientes vitalistas del siglo XX, giró en torno a la búsqueda de principios morales y formas de conducta que fueran aplicables a los problemas cotidianos. Su preocupación mística, la forma de abordar los conflictos éticos, y el estudio de la interrelación entre realidad y verdad, reclamaban la necesidad de un profundo diálogo entre el ser y su entorno.
Para ella era preciso establecer tres modos de razonamiento: el cotidiano, el mediador y el poético. Desde este último se aproximó a lo sagrado, el lugar donde se encuentra la explicación de lo trascendente, la lógica del misterio.
En su amplísima producción destacan: Filosofía y poesía (1939), La confesión, género literario y método (1943), El pensamiento vivo de Séneca (1944), La agonía de Europa (1945), Hacia un saber sobre el alma (1950), El hombre y lo divino (1955), España, sueño y verdad (1965), El sueño creador (1965), La tumba de Antígona (1967), El nacimiento. Dos escritos autobiográficos (1981), De la Aurora (1986), Senderos (1986), Delirio y destino (1988), y Los sueños y el tiempo (1992), entre otros.
El sueño, ese sitio sin tiempo que se abandona cada tanto para regresar a la realidad, es el tema central de esta exploración que emprende María Zambrano en varias fascinantes capas: desde su aspecto petrificado, absoluto, simbólico, atemporal —a diferencia del mundo consciente, donde el tiempo permite que las cosas sean relativas, vayan hacia un rumbo, pero sobre todo: permite que exista la libertad—, hasta su influencia diaria entre los seres humanos. En la segunda parte, y blandiendo los argumentos de la primera, hace ver la manera en que Kafka, Cervantes y Proust incorporan diversas perspectivas del sueño en sus textos, lo que los lleva a un nivel de interpretación y simbolismo mucho más amplio que el usual. Es un libro muy disfrutable, y quizás también el cabo de un hilo que puede llevar hacia más exploraciones acerca del sueño.
L’indagine che María Zambrano realizza sui sogni è uno dei suoi progetti più ambiziosi, uno dei nuclei centrali attorno il quale ne ruota il pensiero, chiamato ad essere, se fosse stata in grado di completarlo come previsto, l’asse portante di tutto il suo studio filosofico. Questa ricerca è stata già anticipata in un articolo “Los sueños y el tiempo“, pubblicato in varie riviste, tra le quali, nel 1960, Quaderni di Pensiero e Poesia, co-diretta dalla stessa autrice e da Elena Croce, traduttrice del suddetto pezzo, nonché figlia dell’ideologo napoletano Benedetto Croce. Seguono, in questo processo sui sogni, estensioni e revisioni; riunite nel 1992, dopo la morte della Zambrano. Inquieta, amante della notte tanto da indugiare, insonne, sino all’alba come vera sentinella, marca la propria distanza dalle analisi freudiane. Ciò che María Zambrano intende realizzare è una fenomenologia della forma del sogno, un tentativo di comprendere l’elemento onirico partendo dalla sua forma pura e non da un’interpretazione del contenuto, indagando sul fenomeno a priori, sui modi che lo regolano e qualificano. Seppur attratta dall’affascinante alone del mistero che circonda il mondo dei sogni, l’attenzione al tema non è, tuttavia, l’inizio del percorso riflessivo della donna, ma una sua continuazione, un risultato naturale di un invito alla riforma della comprensione, delineata da una critica molto dura al razionalismo, ovvero all’impostura di una sfera che, organizzata con criteri razionali, ha escluso, condannato, tutto ciò che non era semplicemente spiegabile dalla ragione. Ma l’uomo non è solo ratio, e quindi è urgente accogliere, salvare una logica più ampia, capace di accogliere tutta la realtà, con tutti i suoi mondi e tutte le sue dimensioni.
La ragione, come storicamente intesa, non esaurisce la comprensione della realtà; l’errore con il quale principia la filosofia è che crede che questa, sia conforme al solo principio di razionalità, come se l’Essere fosse equivalente all’essere raziocinante. Cercando l’altro, attraversandolo, María Zambrano ha svelato quell’errore: deduce che la realtà è luce e oscurità allo stesso tempo, che la vita dell’uomo non termina col tramontare del sole, con l’occultazione della luce, ma che questo mutamento apre la strada alla dimensione delle ombre, alla vita nell’ombra; che la vita dell’uomo è, alla fine, sogno e veglia. È necessario il saper discernere queste aree, capire che la luce della veglia non è adatta a strappare i veli del sonno, che per questi è necessario il chiarore della ragione poetica. Indagare sui sogni, quindi, non è altro che una sfaccettatura di quell’impulso originale e creativo della Zambrano di incontrare quel che è altro per mezzo del ritorno alla poesia, trattandosi di recuperare l’intera realtà per vincere e comprendere noi stessi come persone e non come personaggi. Non sempre il dormire ed il sognare corrispondono all’essere addormentati, così come la veglia non coincide con l’essere svegli. Sogno e veglia, divengono dimensioni della realtà, parti della persona. La forma-sogno è caratterizzata dalla pasividad del soggetto (passività, i sogni sono sofferti: il soggetto, nei sogni, non può fare altro che svegliarsi), atemporalidad (atemporalità, parallela alla passività del soggetto e opposta sia al tempo fisico che al tempo della persona) e l’ espacialidad (spazialità, parallelamente alla triplice divisione della temporalità, Zambrano distingue tra lo spazio omogeneo, lo spazio del sogno e lo spazio della persona). Inoltre, l’autrice discerne tra due tipi di sonno, o meglio, tra due estremi che ne costituiscono l’arco: il sueño de deseo o della psique ed il sueño creador, chiamato anche persona. I primi sono caratterizzati da un’ eternità che corre parallela alla passività del soggetto e lo spazio del sogno è colmo del desiderio di ciò che può essere trascinato nell’anima umana. Nel secondo, l’atemporalità fluttua in uno spazio vuoto che, a volte, assume forma plastica, come estensione illimitata. Sogno e veglia sono due dimensioni della realtà e della vita dell’uomo; tuttavia, il transito quotidiano dell’individuo dall’uno all’altro e viceversa costituisce il punto decisivo per comprendere il modello zambrano della struttura della persona. Esiste una separazione tra le due dimensioni, che può essere categorica, come nel caso dei sogni del deseo (desiderio), ma può esserci anche una sorta di mediazione o trasferimento dal sonno alla veglia, come avviene nel sogno creador (creativo). I sogni sono la radice oscura della sostanza dell’uomo; paradossalmente, sognare è già un modo di svegliarsi, una prima forma di coscienza che durante la veglia, implica che il soggetto porti con sé il suo personaggio, quello che è stato inconsciamente formato nella sfera onirica, con il suo conflitto corrispondente. Ma il suo agire diviene veramente azione solo se altera o risolve il dissidio, altrimenti rimarrà, anche nella veglia, racchiuso in una sorta di atemporalità contenente il tempo sottratto alla trascendenza. Esistono quindi due possibili tipologie d’azione: una che non è propriamente un’azione valida, ma attività, perché in essa il soggetto non riesce a annullare il circolo del conflitto che lo tiene in prigione; e un’altra, la vera azione, che è trascendente, in cui il soggetto si smaschera come personaggio per guadagnarsi come persona. Il fattore reale dei sogni non sono le storie o le immagini, ma l’intima tensione del verso lo scopo – il destino, in concretizzazione o deposizione – ciò che lo renderà un sogno creativo o meno. Ma i fatti devono essere all’altezza della parola, dal momento che questa presiede alla libertà, perché data nella realtà come un atto, il più reale del soggetto, pienamente situato nel tempo. Solo la parola, quindi, può essere concessa sognando la legittimità poetica, in questo modo, in creazione e generi letterari attraverso i quali è incarnata, diviene genesi di una categoria della vita umana nei quali è racchiusa l’identificazione della trascendenza spontanea dell’individuo nella vita e un’opera da lui creata. Questo è il senso con il quale l’indagine del sueño creador viene conclusa con l’analisi, non psicoanalitica, di alcuni dei personaggi ed opere che incarnano per Marìa Zambrano, lo spirito dei generi letterari, inteso come forme di vita, vedesi le tragedie di Edipo e Antigone ed il romanzo El Quijote di Miguel de Cervantes Saavedra, lungo una sorta di ermeneutica letteraria. Lo scrivere letterario offre all’autrice la possibilità di esemplificare la sua comprensione dei sogni come parte integrante nonché fondamentale dell’essere della persona. L’opera letteraria è sempre il risultato di un sogno creativo, quello del suo autore ed il vantaggio del modello zambrano, rispetto alla critica letteraria della tendenza psicoanalitica di tipo freudiano o junghiano, sta proprio nel non essere un modello teorico filtrante la realtà, piuttosto, un orizzonte globale di questa. Né l’autore né i personaggi sono analizzati in termini clinici, non costituiscono casi concreti di patologie generali eppure sono un’espressione del conflitto interno che definisce la portata dell’umano. Senza conflitto – qualunque esso sia – non c’è uomo; e María Zambrano, in prima persona, ha dato spazio a due possibili modi di risoluzione ispirati alla memoria schopenhaueriana: la mística (il misticismo) e l’arte. L’ermeneutica zambrana, differentemente dalle analisi letterarie psicoanalitiche, si concentra sullo studio della forma e non del contenuto dei sogni, illuminandone gli aspetti estetici. Decifrare un’immagine o una storia da un sogno, è condurla alla chiarezza di coscienza e ragione, che la accompagna dall’inferno senza tempo in cui si trova, verso il luogo d’accettazione della ragione ampia e totale,della razón poética. E questo significa, in breve, l’impossibilità di trascurare gli aspetti estetici del testo o di considerarli a un livello inferiore rispetto al contenuto. La ragione poetica è quella che rivela e accoglie la parola che spezza il círculo mágico del sueño (cerchio magico del sogno); e quella parola, che è azione, per essere accettata come tale deve trovarsi in ognuna delle sue dimensioni.
Lo leí hace como un añito largo hacia atrás y esta vez venía en búsqueda de cositas para inspirar a la gente del club de lectura, pintó bien ese primer capítulo, para ser un libro que se escribió hace más de sesenta años. Siempre pienso en ella cuando sueño y más cuando intento encontrarle sentido, razón poética a mis sueños, a lo que hablan profundamente sobre mi. Este libro es una gran aproximación y deja ver el gran conocimiento de María Zambrano, de que por más "disparatada" que suene, a medida que va conectando sus ideas permite que ese mundo que percibe se abra ante nosotros. Un libro para leer con lápiz en mano y rayar por todas partes y volver a él como si se guardara un profundo secreto.
Hija de una importante tradición (literaria y filosófica) española; llega al mundo un 22 de Abril de 1904 (así como se despide del mismo un 6 de febrero de 1991) María Zambrano Alarcón; la filósofa y ensayista en Vélez-Málaga.
Discípula de Ortega y Gasset, de Zubiri y de García Morente; Zambrano sintetiza la tradición filosófica occidental en varios textos, dentro de estos dedicó muchas páginas a: la tradición griega -inspirada principalmente en Plotino-; el existencialismo; ideas de Spinoza y la fenomenología en la que destacó particularmente.
La autora de textos importantes como: Pensamiento y poesía en la vida española, Filosofía y poesía, El hombre y lo divino, Los sueños y el tiempo, Persona y democracia, España: sueño y verdad, Claros del bosque, De la aurora, La confesión, el género literario y método; vivió en el exilio a partir de 1939 visitando países como: Paris, México, Cuba, Puerto Rico, Italia, para regresar en 1984 a su ciudad natal.
María Zambrano se entregó al estudio anímico y divino; partiendo de esta idea surge lo que ella llama “actitud filosófica”, en la cual también interviene la “actitud poética”, pilares de su pensamiento para textos que evocan la razón filosófica y poética; la liberación del ser a través de la palabra; la conciliación del espacio y el tiempo durante el sueño, cuna de la palabra y la razón; diría que “en el soñar no son las historias y figuraciones, sino el movimiento intimo del sujeto bajo la atemporalidad”, ya que en María encontramos una necesidad por caminar mediante la palabra como vehículo de la liberación del ser; siendo que la palabra se da en la realidad y ante ella como un acto, el más real del sujeto, situado plenamente, por tanto, en el tiempo y en la libertad.
María Zambrano es una pensadora vigente no sólo mediante su creación filosófica; nos habla a través del alma con sus escritos sinceros y reveladores.
Hace años, antes de haber leído completo el primer libro que leí de María Zambrano, busqué qué títulos tenían sus libros publicados para hacerme una idea del autor. Uno de los primeros que vi y llamó mi atención fue este, El sueño creador, pero no positivamente: el titulo me hizo mirarlo con prejuicio, pensar que podía ser no más que una batería de magufadas, una obra carente de interés filosófico o literario para mí. Ahora que lo he leído, pasados algunos años conociendo con gusto la obra de Zambrano, puedo afirmar que no encontré nada de eso en ninguna de sus páginas.
El sueño creador es una contemplación profunda sobre la forma y la naturaleza de los sueños; una fenomenología, muy distinta a la alemana o la francesa, sobre el soñar y los sueños. Zambrano conoce la obra de Freud y de Jung (o al menos parte importante de ellas), de las que rechaza o critica algunos elementos y da bienvenida o reconocimiento a otros para seguir su propio camino y formar su propia teoría, una que va más allá de lo psíquico y lo psicológico, extendiendo su tejido filosófico inesperadamente (para mí) hacia campos de la ontología, la antropología, la ética y la política. Todo en ese lenguaje integrador, tan rico, fluido y hermoso, tan característico suyo y de la razón poética.
Es un libro que pide muchas relecturas, que da ganas de releer. Y que invita a ir o a volver a ese otro libro-del que este también es parte como inicios del mismo proyecto filosófico- Los sueños y el tiempo.
«El estado de sueño es el estado inicial de nuestra vida, del sueño despertamos; Abandonamos el sueño por la vigilia, no a la inversa. El sueño es al par nuestra vida más espontánea y más ajena, el estado en que nos encontramos más enajenados y más puros de intervención»
«Y el camino es siempre un cierto vacío. Para hacer cualquier camino ha sido necesario arrasar, destruir. Pero si un camino lo es en verdad, si cumple su función mediadora, habrá destruido tan sólo para crear una relación diferente; una relación posible y válida.»
«Nacer es haber de atravesar una envoltura, que contiene al sujeto, dentro de la cual no puede permanecer y no ya a riesgo de su vida, sino de su ser. El haber de abandonar un lugar donde el ser está replegado sobre sí mismo, sumido en la oscuridad. Por tanto, afrontar la luz y lo que en ella sucede: ver y ser visto, por el pronto. La luz es lugar de la suprema exposición para el hombre; del darse a ver, aun antes que del ver.»
Un testo molto interessante, che analizza il sogno in relazione al rapporto con il tempo, l'angoscia e il desiderio. Da molti spunti interessanti, non fossilizzando l'argomentazione solo attorno alla questione dell'analisi.
Este libro explora la literatura desde un acercamiento al sueño humano, siendo este el primer creador de ficciones que transmiten emovionalidad, arquetipos, estructuras en general.
Creo que tiene grandes ideas, por ejemplo la concepción de los héroes en la tragedia, o la forma en que el sueño entra en la literatura moderna, como en el Quijote o El Castillo. Sin embargo su lenguaje y estructura es sofocante. Existen oraciones seguidas con la potencia de maximas, lo cual es sumamente complejo para una lectura continua.