Credo che questa sia una testimonianza incredibile di una donna eccezionale. Leila è una donna che soffre, schiavizzata dalla sua stessa famiglia, genitori e numerosi fratelli. Dal padre, le è proibito truccarsi, mostrare i capelli, fumare, bere, indossare i pantaloni o rientrare dopo le nove di sera. Se fa solo una di queste cose, viene considerata una puttana, picchiata duramente e rischia il ripudio come figlia.
Non può frequentare ragazzi e assolutamente non può perdere la sua preziosa verginità prima del matrimonio.
Viene costretta a sposare uno sconosciuto, solo per permettergli di ottenere la cittadinanza francese, ma l'unione coniugale sarà tortuosa perché il marito Mussa è succube e soggiogato dalla madre gelosa e iper protettiva.
Secondo Mussa la moglie era inferiore in tutto all'uomo, e arriverà a picchiarla solo perché Leila si taglierà i capelli "senza il suo permesso".
Leila è mutata in casa perché, sostanzialmente, non è libera: non può né uscire con le amiche, né fate una semplice passeggiata perché deve badare alla casa. "Se non sai lavare, stirare, cucinare o pulire non ti vorrà sposare nessuno". Leila è carne da matrimonio.
Questa è la storia di una donna musulmana, schiava di ideali falsi e ottusi - perché mi rifiuto di credere che il Corano accetti queste cose -, che cerca di evadere dalla sua stessa vita, di ribellarsi, di cambiare le cose in meglio, di porre resistenza.
Leila era una ragazza che soffriva: era depressa, anoressica, soffriva di gravi attacchi di panico, cerca due volte di scappare di casa e due/tre volte di suicidarsi.
È un racconto vero che ispira alla riflessione inerente a una cultura diversa dalla nostra occidentale, una cultura chiusa e ottusa, che comunque resta valida pure in Francia - che non è distante dall'Italia. Aiuta a riflettere anche sul fatto che situazione del genere - sicuramente quella di Leila non è l'unica - rimane viva tutt'oggi, nel ventesimo secolo! Nel 2000! Non è storia, è presente, io esisto e non ne sapevo niente, non vedo niente.
Riflessione anche sul fatto che molte donne - tra cui la mamma e la suocera di Leila - non reagiscono perché a loro sta bene, per loro l'uomo che comanda la donna è la normalità, se non la legge. "Mussa, tua moglie oggi è stata tutto il giorno sul divano - perché aveva appena partorito ed era ovviamente spossata -, devi punirla!" Il mio primo pensiero è "ma davvero una donna è capace di istigare violenza contro un'altra donna? Per cosa poi? Perché?"
Questo è un libro che tutti dovrebbero leggere, in particolar modo le femministe, perché trovo sia un'ottima fonte e allegato alla battaglia per i diritti delle donne, ma soprattutto i maschietti, che, in caso, sarebbero loro che dovrebbero aprire gli occhi.