Mastro Bertuchello, con la sua zimarra logora e i libri sotto il braccio, si aggira per i vicoli di una Palermo medievale ancora splendidamente adorna dell'opulenza architettonica arabo-normanna. Ma i tempi sono cambiati e ora, in pieno XIV secolo, la Sicilia è percorsa da lotte intestine e congiure di palazzo che hanno per protagonisti le grandi casate nobiliari dell'isola, lcerate da sanguinosi ed implacabili conflitti per la conquista del potere. Il giovane e mite insegnante sarà, suo malgrado, trascinato dai drammatici eventi dell'epoca divenendo protagonistadi un indimenticabile romanzo dove personaggi ed avvenimenti storici si mescolano a vicende tragiche, struggenti storie d'amore, avventure romabolesche, frutto dell'inesauribile fantasia di Luigi Natoli, che si rivela ancora una volta straordinario alchimista nel giocare con quei due fondamentali elementi della sua narrazione: la storia e l'invenzione.
Veniva da una famiglia di ardenti ideali risorgimentali: nel 1860, quando aveva solo 3 anni, sua madre, alla notizia dell'imminente arrivo dei Mille guidati da Garibaldi, fece indossare a tutti la camicia rossa: l'intera famiglia venne arrestata dalle guardie borboniche e portata nella prigione palermitana della Vicaria.
A 17 anni Natoli iniziò a scrivere per i giornali, quindi lavorò come professore di storia in vari licei italiani: pubblicò anche una Storia di Sicilia.