La sorte ha voluto che Iosif Brodskij si sia trovato, a distanza di pochi giorni, nell’autunno del 1987, a scrivere i due discorsi qui raccolti, che vengono ad assumere nella sua opera un significato simbolico: il discorso su La condizione che chiamiamo esilio e quello per il Premio Nobel di letteratura. Entrambi discorsi dall’esilio, un odierno Ex Ponto. E qui l’esilio è una categoria metafisica, prima che politica. Ciò permette a Brodskij di schivare, sin dal primo passo, il più allettante rischio dell’esiliato, quello di porsi «sul lato banale della virtù». E al tempo stesso dona un’autorità ulteriore alla sua parola. Quando, dal podio di Stoccolma, si è udito che «l’estetica è la madre dell’etica» – e proprio da uno scrittore di impavida fermezza etica –, tutti hanno avvertito una scossa salutare. La letteratura non serve a salvare il mondo. Ma è il più formidabile «acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione dell’universo». Da qui la sua capacità di guidarci, con mano invisibile, fra tutti i dilemmi più subdoli. «Il punto non è tanto che la virtù non costituisce una garanzia per la creazione di un capolavoro: è che il male, e specialmente il male politico, è sempre un cattivo stilista».
Joseph Brodsky (Russian: Иосиф Бродский] was a Russian-American poet and essayist. Born in Leningrad in 1940, Brodsky ran afoul of Soviet authorities and was expelled from the Soviet Union in 1972, settling in America with the help of W. H. Auden and other supporters. He taught thereafter at several universities, including Yale, Columbia, and Mount Holyoke. Brodsky was awarded the 1987 Nobel Prize in Literature "for an all-embracing authorship, imbued with clarity of thought and poetic intensity." A journalist asked him: "You are an American citizen who is receiving the Prize for Russian-language poetry. Who are you, an American or a Russian?" Brodsky replied: "I'm Jewish; a Russian poet, an English essayist – and, of course, an American citizen." He was appointed United States Poet Laureate in 1991.
Quel che cerco di dire è semplicemente che, avendo un’opportunità, nella grande catena causale delle cose, potremmo anche smetterla di esserne soltanto i rumorosi effetti per provare invece a giocare alle cause. La condizione che chiamiamo esilio ci dà esattamente questo tipo di opportunità. Se però non la usiamo, se decidiamo di rimanere effetti e di giocare all’esilio alla vecchia maniera, questo atteggiamento non va spiegato disinvoltamente come nostalgie de la boue. Naturalmente ha a che fare con la necessità di parlare dell’oppressione […]. Ma forse c’è in noi un valore più grande e una funzione più grande: noi siamo infatti involontarie personificazioni dell’idea sconsolante che un uomo liberato non è un uomo libero, che la liberazione è soltanto il mezzo per arrivare alla libertà e non ne è il sinonimo. […] Comunque, se vogliamo avere una parte più importante, la parte dell’uomo libero, allora dobbiamo essere capaci di accettare - o almeno di imitare - il modo in cui un uomo libero è sconfitto. Un uomo libero, quando è sconfitto, non dà la colpa a nessuno.
“Poiché non ci sono leggi che possano proteggerci da noi stessi, nessun codice penale è in grado di prevenire i reati contro la letteratura; anche se possiamo condannare la materiale soppressione della letteratura, la persecuzione degli scrittori, gli abusi della censura, il rogo dei libri - siamo poi impotenti di fronte al delitto più grave: l'indifferenza verso i libri, il disprezzo per libri, la non-lettura. Per questo delitto una persona paga con tutta la sua vita; e se il delitto è commesso da una nazione intera, essa lo paga con la sua storia.”
"Sem dúvida, é um caminho dos diabos de Petersburgo até Estocolmo; mas para um homem que faz o que faço, a noção de uma linha reta como sendo a menor distância entre dois pontos perdeu sua atração há muito tempo. Portanto, alegra-me descobrir que a geografia, por sua vez, também é capaz de fazer justiça poética."
"Dirò che secondo me - non è una conclusione empirica, ahimè, ma solo teorica - per uno che ha letto molto Dickens sparare su un proprio simile in nome di una qualche idea è impresa un tantino più problematica che per uno che Dickens non l'ha letto mai. E parlo proprio di (...) letteratura, non di alfabetismo di istruzione. Una persona che sa leggere e scrivere, una persona istruita può benissimo, dopo aver letto un libro o un libello politico, uccidere un suo simile e magari provare, nell'ucciderlo, un'esaltazione dottrinaria. Lenin era istruito, Stalin era istruito, e anche Hitler lo era (...). Ma tutti avevano una cosa in comune: l'elenco delle loro vittime era infinitamente più lungo dell'elenco delle loro letture."
"Una situazione sociale in cui l'arte in generale e la letteratura in particolare sono monopolio o prerogativa di una minoranza mi appare malsana e perciolosa. [...] Già per il fatto che il pane quotidiano della letteratura è proprio l'umana diversità e perversità, la letteratura si rivela un antidoto sicuro contro tutti i tentativi [...] di dare una soluzione totalitaria, di massa, ai problemi dell'esistenza umana. [...] Siamo poi impotenti di fronte al delitto più grave: l'indifferenza verso i libri, il disprezzo per i libri, la non-lettura. Per questo delitto una persona paga con tutta la sua vita; e se il delitto è commesso fa una nazione intera, esso lo paga con la sua storia."
dovrei recensire un premio nobel per la letteratura?
"I discorsi sull'ovvio hanno il difetto di essere troppo facili e di corrompere la coscienza con la loro facilità, con la rapidità con cui ti danno un conforto morale, la sensazione di essere nel giusto."
Un uomo libero, quando è sconfitto, non dà la colpa a nessuno. Dopo aver letto questa sola frase, mi sono perdutamente innamorata di Iosif. Nonostante tutto. E rimango, a distanza di decenni ormai, così: perdutamente.
pag.39 _______________________________ Per una persona dedita alla vita privata, per uno che ha sempre preferito la sua dimensione privata a qualsiasi ruolo pubblico e che nell'esercizio di questa preferenza si è spinto piuttosto lontano - lontano dalla sua madrepatria, per non dire altro, giacché è meglio essere l'ultimo dei falliti in una democrazia che un martire o la crème de la crème in una tirannia - per un individuo simile trovarsi all'improvviso su questa tribuna è un'esperienza un poco imbarazzante e non poco impegnativa.
pag.48 _______________________________ ... Infatti un uomo che ha gusto, e in particolare gusto letterario, è più refrattario ai ritornelli e agli incantesimi ritmici propri della demagogia politica in tutte le sue versioni. Il punto non è tanto che la vir-tú non costituisce una garanzia per la creazione di un capolavoro: è che il male, e specialmente il male politico, è sempre un cattivo stilista. Quanto più ricca è l'esperienza estetica di un individuo, quanto più sicuro è il suo gusto, tanto più netta sarà la sua scelta morale e tanto più libero - anche se non necessariamente più felice - sarà lui stesso. Proprio in questo senso - in senso applicato piuttosto che platonico - dobbiamo intendere l'osservazione di Dostoevskij secondo cui la bellezza salverà il mondo, o l'affermazione di Matthew Arnold che la poesia ci salverà. Probabilmente è troppo tardi per salvare il mondo, ma per l'individuo singolo rimane sempre una possibilità. Nell'uomo l'istinto estetico si sviluppa con certa rapidità, poiché una persona, anche se non si rende ben conto di quell quello è e di quello che le è davvero necessario, sa istintivamente quello che non le che non le si addice. …
pag.50 _______________________________ Un romanzo o una poesia non è un mo-nologo, bensì una conversazione tra uno scrittore e un lettore: una conversazione, ri-peto, del tutto privata, che esclude tutti gli altri - un atto, se si vuole, di reciproca misantropia. E nel momento in cui questa conversazione avviene lo scrittore è uguale al lettore, come del resto viceversa, e non importa che lo scrittore sia grande o meno grande. Questa uguaglianza è l'uguaglianza della coscienza. Essa rimane in una persona per il resto della vita sotto forma di ricordo, nebuloso o preciso; e presto o tardi, a proposito o a sproposito, condiziona la condotta dell'individuo. ___________________________________ WANT TO READ BOOK: - Conversazioni (Joseph Brodsky) - Fondamenta degli incurabili (Joseph Brodsky) - Marmi (Joseph Brodsky) - Fuga da Bisanzio (Joseph Brodsky) - Poesie 1972-1985 (Joseph Brodsky) - Poesie italiane (Joseph Brodsky)
ESILIO << Esilio è una condizione metafisica. Ha una fortissima, chiarissima dimensione metafisica, e chi la ignora o la elude bara con se stesso, si nasconde il senso di ciò che gli è avvenuto, si condanna a rimanere per sempre un oggetto passivo, si ossifica nella condizione di vittima incapace di comprendere. Niente di male, forse, perché è chiaro che noi siamo qui per parlare dell’esilio com’è è in realtà, non già di come potrebbe e dovrebbe essere. E la realtà si riduce a uno scrittore esule che passa il suo tempo a lottare e tramare per riaffermare il proprio significato, il suo ruolo incisivo, la propria autorità. Il suo pensiero dominante, naturalmente è per coloro che ha lasciato in patria; ma egli anela anche a fare il gallo nel pettegolo pollaio dei suoi compagni di emigrazione>> LETTERATURA << Letteratura, come i poveri, è notoriamente portata a prendersi cura dei propri figli, ma più ancora per via di un’antica e forse infondata convinzione, secondo la quale se i padroni di questo mondo avessero letto un po' più sarebbero un po' meno gravi il malgoverno e le sofferenze che spingono milioni di persone a mettersi in viaggio. Poiché non sono molte le cose in cui riporre le nostre speranze di un mondo migliore, poiché tutto il resto sembra condannato a fallire in un modo o nell’altro, dobbiamo pur sempre ritenere che la letteratura sia l’unica forma di assicurazione morale di cui una società può disporre; che essa sia l’antidoto permanente alla legge della giungla; che essa offra l’argomento migliore contro qualsiasi soluzione di massa che agisca sugli uomini con la delicatezza di una ruspa se non altro perché la diversità umana è la materia prima della letteratura, oltre a costituirne la ragion d’essere. Dobbiamo parlare perché dobbiamo dire e ripetere che la letteratura è una maestra di finesse umana, la più grande di tutte, sicuramente migliore di qualsiasi dottrina, dire e ripetere che, ostacolando l’esistenza naturale della letteratura e l’attitudine della gente a imparare le lezioni della letteratura, una società riduce il proprio potenziale , rallenta il ritmo della propria evoluzione e in definitiva, forse, mette in pericolo il suo stesso tessuto. Se questo significa che dobbiamo parlare di noi, tanto meglio: non già per noi stessi, ma forse per la letteratura. È la ricerca di un significato, infatti, a costituire molto spesso il succo della sua carriera. Se non altro, è molto spesso la conseguenza di una carriera letteraria.>>
"Solo se abbiamo deciso che per l'homo sapiens è venuto il momento di fermarsi nella sua evoluzione, solo in questo caso la letteratura dovrà parlare la lingua del popolo. In caso contrario sarà piuttosto il popolo a dover parlare la lingua della letteratura". Non servono commenti.
Sono qui raccolti tre discorsi pronunciati da Josif Brodskij nel 1987. Il primo a Vienna alla Wheatland Foundation per una conferenza sugli esuli. Il secondo a Stoccolma in occasione del conferimento del Premio Nobel. Il terzo è il discorso di accettazione che i vincitori del premio Nobel tengono durante un pranzo nella sede del municipio di Stoccolma. Sono pagine lucidissime e raffinate sulla letteratura, l’arte e la vita, quasi un testamento spirituale. “Per una persona dedita alla vita privata, per uno che ha sempre preferito la sua dimensione privata a qualsiasi ruolo pubblico e che nell’esercizio di questa preferenza si è spinto piuttosto lontano - lontano dalla sua madrepatria, per non dire altro, giacché è meglio essere l’ultimo dei falliti in una democrazia che un martire o la crème de la crème in una tirannia - per un individuo simile trovarsi all’improvviso su questa tribuna è un’esperienza un poco imbarazzante e non poco impegnativa.” Così esordisce di fronte al Nobel. E continua citando “coloro cui questo onore non è toccato, cui non è data la possibilità di parlare urbi et orbi, come si dice, da questa tribuna.” Osip Mandel’stam, Marina Cvetaeva, Robert Frost, Anna Achmatova, Wystan Auden… perché “essere migliore di loro sulla pagina non è possibile; né è possibile essere meglio di loro nella vita reale.[…] se l’altro mondo esiste, spero che essi mi perdoneranno, me e la qualità di quello che sto per dire: in fin dei conti, non è dal modo di comportarsi su un podio che si misura la dignità della nostra professione.” “Questa generazione - la generazione nata proprio nel momento in cui i forni crematori di Auschwitz lavoravano in pieno regime, in cui Stalin era allo zenit del suo potere divino, così assoluto da sembrare avvallato da Madre Natura in persona - questa generazione è venuta al mondo, si direbbe, per continuare quello che, in teoria, doveva interrompersi in quei forni crematori e nelle anonime fosse comuni dell’arcipelago staliniano. Il fatto che non tutto si sia interrotto - almeno in Russia - è un merito che va attribuito in misura non trascurabile alla mia generazione; e io sono fiero di appartenerle.” L’esilio per Brodskij è una condizione non solo fisica, ma anche psichica e metafisica –in estrema sintesi, esistenziale a tutto tondo- e dall’esilio ci invia questo imperativo: «Se vogliamo avere una parte più importante, la parte dell’uomo libero, allora dobbiamo essere capaci di accettare – o almeno di imitare – il modo in cui un uomo libero è sconfitto. Un uomo libero, quando è sconfitto, non dà la colpa a nessuno»
"È triste e rattrista perché se c'è qualcosa di buono nell'esilio è che insegna l'umiltà. Si può perfino arrivare a dire che quella dell'esilio è la più alta lezione di umiltà, la lezione definitiva. (...) Ammaina la tua vanità, dice l'esilio, non sei che un granello di sabbia nel deserto. Non ti confondere con gli altri uomini di penna, ma con l'infinità umana: la quale è amara e triste più o meno quanto quella non umana. È questo che deve suggerirti le parole, non già la tua invidia, non già la tua ambizione. (...) uno scrittore in esilio è tutto sommato un essere retrospettivo e retroattivo".
"Perché la letteratura è un dizionario, un compendio di significati per questo o quel destino umano, per questa o quella esperienza. È un dizionario della lingua nella quale la vita parla all'uomo. La sua funzione è quella di salvare il prossimo uomo, un nuovo venuto, dal pericolo di cadere in una vecchia trappola, o di aiutarlo a capire, se mai dovesse cadere comunque in quella trappola, che è stato colpito da una tautologia. Così sarà meno allarmato - sarà in qualche modo più libero. Sapere le regole del gioco, sapere il senso di ciò che la vita riserva, di quello che ti sta accadendo, ha un effetto liberatorio".
"(...) un poeta, a differenza di chiunque altro, sa sempre che ciò che si suole chiamare volgarmente voce della Musa è in realtà il dettato della lingua; che non è la lingua a essere un suo strumento, ma lui stesso è il mezzo di cui la lingua si serve per continuare a esistere. (...) pur essendo sempre più vecchia dello scrittore, la lingua possiede ancora la smisurata energia centrifuga che le è conferita dal suo potenziale temporale, cioè da tutto il tempo che ha davanti a sé. E questo potenziale è determinato (...) dalla qualità della poesia scritta in questa lingua. (...) Io che scrivo queste righe scomparirò; e scomparirete voi che le leggete; ma rimarrà la lingua nella quale esse sono scritte e nella quale voi le leggete: rimarrà non solamente perché la lingua è cosa più duratura dell'uomo, ma anche perché più di lui è capace di mutazione".
«Se ciò ci distingue dagli altri rappresentanti del regno animale è la parola, allora la letteratura - e in particolare la poesia, essendo questa la forma più alta dell'esposizione letteraria - è, per dire le cose fino in fondo, la metà della nostra specie.»
E ancora:
«Poiché non ci sono leggi che possano proteggerci da noi stessi, nessun codice penale è in grado di prevenire i reati contro la letteratura; anche se possiamo condannare la materiale soppressione della letteratura - la persecuzione degli scrittori, gli abusi della censura, il rogo dei libri - siamo impotenti di fronte al delitto più grave: l'indifferenza vede i libri, il disprezzo per i libri, la non-lettura. Per questo delitto una persona paga con tutta la sua vita; e se il delitto è commesso da una nazione intera, essa lo paga con la sua storia.»
" Dobbiamo parlare perché dobbiamo dire e ripetere che la letteratura é una maestra di finesse umana, la più grande di tutte, sicuramente migliore di qualsiasi dottrina; dire e ripetere che, ostacolando l'esistenza naturale della letteratura e l'attitudine della gente a imparare le lezioni della letteratura, una società riduce il proprio potenziale, rallenta il ritmo della propria evoluzione e in definitiva, forse, mette in pericolo il suo stesso tessuto. Se questo significa che dobbiamo parlare di noi, tanto meglio: non già per noi stessi, ma forse per la letteratura"
"Oggi, semplicemente, ci sono in circolazione troppi scrittori pro capite, ossia per ogni lettore" (p.24)
"Per uno che fa il mio mestiere la condizione che chiamiamo esilio è, prima di tutto, un evento linguistico: uno scrittore esule è scagliato, o si ritira, dentro la sua madrelingua. Quella che era per così dire la sua spada, diventa il suo scudo, la sua capsula" (p.32)
"Ogni nuova realtà estetica ridefinisce la realtà etica dell'uomo. Giacché l'estetica è la madre dell'etica" (p.47)
Libriccino veramente prezioso, tante ottime risposte all'eterno quesito "A cosa serve la letteratura?"
"Per uno che ha letto molto Dickens sparare su un proprio simile in nome di una qualche idea è impresa un tantino più problematica che per uno che Dickens non l'ha letto mai."
"O lugar-comum deste século são o desenraizamento e a inadequação".
"Se há algo de bom no exílio, é o fato de ensinar humildade".
"Se houvéssemos escolhido nossos líderes tomando como base suas experiências de leitura e não seus programas políticos, haveria bem menos sofrimento no mundo."
Como parte da Biblioteca Antagonista, a editora yiné reuniu neste volume dois discursos de Joseph Brodsky que trazem o exílio como temática, que são: A condição chamada exílio, escrito para uma conferência sobre exilados realizada pela Wheatland Foundation em Viena (dezembro, 1988) e Uma face incomum (e Discurso de aceitação), pronunciado em Estocolmo na atribuição do Prêmio Nobel de Literatura (1987).
“A vida no exílio, no estrangeiro, num meio estranho, é essencialmente uma premonição de seu destino em livro, de ficar perdido na prateleira entre aqueles com quem você tem em comum apenas a primeira letra do sobrenome. Aí está você, em alguma sala de leitura de uma biblioteca gigantesca, ainda aberto… Seu leitor pouco se importa com a trajetória que o levou até lá: de certo de ponto de vista, tudo o que ele lê se confunde. Para impedir que o feche e o devolva à prateleira, você precissa contar a seu leitor, que pensa conhecer tudo, algo que seja qualitativamente novo sobre ele e sobre o mundo dele. Se isso parece um pouco insinuante demais, que seja, porque insinuação é afinal o nome do jogo e porque às vezes a distância que o exílio instaura entre um autor e seus personagens realmente exige o uso de símbolos astronômicos ou eclesiásticos.”
Brodsky foi um dos maiores poetas russos do século XX e nos dois discursos aqui reunidos conseguimos ver o papel (e importância) da arte, da literatura e, por consequência, poesia em específico, na sua forma de enxergar o mundo e sua visão para o futuro.
“Aquele que escreve um poema o escreve porque a linguagem o impele, ou simplesmente o manda, para a próxima linha. Ao começar um poema, o poeta via de regra não sabe o que vem adiante, e algumas vezes ele fica bastante surpreso com o jeito como as coisas se dão, visto que frequentemente acabam saindo melhor do que ele esperava, e seus pensamentos carregam mais coisas do que ele achava. E esse é o momento em que o futuro da linguagem invade seu presente.”
3.5 Boa parte desse livro foi difícil de ler, confuso e um pouco entediante, e por ser um livro bem curto eu achei que isso prejudicou muito a minha experiência de leitura, entretanto em alguns momentos tiveram parágrafos que eu reli 3 vezes e pela primeira vez usei um marcador em um livro de tão bom! Então eu achei muito difícil de avaliar esse livro como um todo, até porque tiveram coisas que eu não concordo com o autor e algumas comparações que eu acho equivocadas, mas também tiveram esses momentos impactantes, então eu vejo que 3.5 é uma nota ok.
“Eu que escrevo estas linhas deixarei de existir; assim como vocês também deixarão. Mas a linguagem com a qual são escritas e na qual vocês as leem seguirá, não somente porque a linguagem é mais duradoura que o homem, mas também porque mais do que é capaz de mutação.”
Livro tão pequeno quanto essencial. Faz a gente valorizar a literatura e pensar o quão ineficientes e ruins são os políticos.