Una donna di 87 anni, ex partigiana, scrive una lunga lettera a una ragazza di 14 anni incontrata in un parco. Una lettera sulla libertà, la bellezza e la dignità delle donne. L'autrice racconta la guerra partigiana, la propria anoressia, i rapporti tra ragazzi e ragazze in montagna, e il senso di pericolo e futuro da cui tutti si sentivano uniti. Il ricordo della lotta di liberazione delle donne si contrappone, cosí, al disagio di vedere che, oggi, per molte ragazze, libertà significa libertà di mettere all'incasso la propria bellezza.
Qualche giorno fa ti ho vista seduta sui gradini della tua scuola con i tuoi amici. Mi è venuto in mente che ai miei tempi se ci avessero trovate sedute per terra davanti a una scuola, subito sarebbero arrivati gli infermieri del piú vicino manicomio. In fondo, non sono trascorsi secoli, solo una settantina d'anni, ma il tempo è corso veloce. Che metà del mondo sia emersa e, tutto sommato, abbia cosí velocemente preso il suo posto portando energie e intelligenze mai messe alla prova, mi sembra possa essere considerato un auspicio che già da solo basta a restituirti un futuro.
Critica alle donne delle nuove generazioni mascherata da insegnamenti e racconti di guerra. Costantemente sui toni del: ai miei tempi si faceva così e aveva un altro significato, ovviamente migliore.
Marisa Ombra parla testualmente de “l’evoluzione del comportamento di molte”. Sottolineo MOLTE. Non molti. Non tutti. MOLTE. Come se le donne, dal suo punto di vista, avessero perso una fantomatica retta via nel corso degli anni (rispetto ai suoi tempi ovviamente). Come se le donne non fossero abbastanza intelligenti da scegliere una strada giusta e saggia per il loro futuro, facendo lavori prettamente legati alle apparenze e al corpo. Siamo libere? Sì. Allora siamo libere anche di fare lavori legati al corpo, di essere fiere del nostro corpo. E se una critica deve essere esplicata, allora deve essere nei confronti del potere. È il potere che insegna alle donne ad essere solo e soltanto dei corpi. È il potere che insegna alle donne che quello è l’unico valore che possiedono. Marisa Ombra, con questo libro, contribuisce all’insegnamento del potere. Una femminista che critica le donne delle nuove generazioni perché sono state introiettate dal potere e non sono state abbastanza intelligenti (come lei) da combatterlo. No, non va per niente bene.
Un libro di una donna molto matura che ha visto la storia d'Italia critica la mercificazione del corpo, spiegando a una quattordicenne come essere "donna" oggi e poi scrive
molte magistrate , anche molto belle, curate ed eleganti [...]
e la pagina successiva
bella, ferma, impassibile
a proposito di una partigiana che rischiava la vita contrattando la liberazione degli ostaggi, mi fa irritare.
Credo non ci sia una pagina di questo libro su cui la mia matita non si sia posata. Ho scoperto una lettera meravigliosa, liberatoria, dolce, a tratti straziante, scritta da una donna della Resistenza a una ragazza di oggi.
Così, rivolgendosi a una quattordicenne incontrata in un parco, Marisa Ombra racconta la lotta delle donne di ieri, condotta negli anni più bui del '900. E lo fa con un'eleganza e una raffinatezza che, forse, oggi non esistono più.
Parte dal corpo, che tanto disdegnamo e bistrattiamo, per ricordare come, negli anni '40 e '50, fosse l'unica arma che possedevano. Un corpo che dava loro dignità, in quanto esseri che ancora esistono, che ancora combattono, che ancora vivono.
Parla della bellezza, dell'impossibilità per lei di comprendere il motivo di tanta pelle da mostrare e per cui si raccomanda: "l'importante è sapere che se ti convinci che il tuo seno è troppo piccolo e per il tuo compleanno chiedi ai genitori di regalarti un seno nuovo, qualcuno ci guadagna". Uno scossone che sottolinea – per quanto si possa condividere o meno il suo pensiero, parliamo di una donna che, al momento della scrittura, ha 87 anni – quanto le battaglie femministe sul corpo femminile siano state capovolte e usate come giustifica all'oggettificazione della donna.
Racconta la Liberazione. Di quanto questa abbia significato, ancor più che fine della guerra, la possibilità di creare nuovi schemi, nuovi spazi di uguaglianza, quei "modelli dominanti" che abbiamo trovato quando siamo nate.
La vita senza guerra, senza il fascismo, senza il nazismo. Ma anche la scoperta di un nuovo modo di vivere, che non dovremmo mai dare per scontato.
Seppur con un tono a tratti paternalistico, io l'ho amato e penso sarà uno di quei libri a cui ogni tanto tornerò, anche solo per sfogliarlo ancora una volta.
Questa è una lettura veloce, da bus, in giornata. Questo è il testamento di una vita, messa a disposizione, messo a disposizione. Semplice, scritto come scrive chi non ha bisogno di farsi incensare, ma solo di farsi capire. Ecco, anche se alcuni passaggi non li condivido appieno, ma sono dentro di me ancora in fase di analisi (e penso al modo in cui le donne di una certa età guardano all'uso del corpo delle ragazze di oggi e di come generalizzano fenomeni da cui si escludono, ma che invece le riguardano eccome...), le parole di Marisa Ombra sono talmente tanta grazia e tanta memoria da farti dire "mi servivano eccome". Ecco, dentro qui c'è la Resistenza come l'ho sentita tante volte raccontare. Dentro qui c'è la Liberazione, come l'ho sentita tante volte festeggiare. Materie che abbiamo bisogno di ripassare ogni tanto. E oggi tantissimo.
"I modelli dominanti che hai trovato quando sei nata non sono apparsi casualmente. Le immagini seduttive che vedi scorrere sugli schermi hanno uno scopo: farti desiderare di essere desiderata e insegnarti a desiderare qualcosa che è pronto per esserti venduto. L'importante è sapere che se ti convinci che il tuo seno è troppo piccolo e per il tuo compleanno chiedi ai genitori di regalarti un seno nuovo, qualcuno ci guadagna".
Cosa hanno in comune una donna di 87 anni e una ragazza di 14, soprattutto se la prima ha lottato durante la Resistenza al fascismo?
Più di quello che immaginiamo, meno di quello che immaginiamo.
Tra le pagine di questo libro c’è una lettera lunga circa ottanta pagine scritta dall’anziana donna alla giovane. Un giorno la vede correre a Villa Pamphili, a Roma, e capisce che alla sua stessa età, nonostante fosse negli anni della seconda guerra mondiale, lei era uguale.
A quattordici anni tutte le ragazze si somigliano e poco importa se i tuoi problemi riguardano come sopravvivere ai bombardamenti o come vestirti per andare ad un primo appuntamento. A quattordici anni tutte le ragazze scoprono la propria sessualità, tutte si sentono forti perché desiderate e deboli perché è una novità alla quale non si è mai preparate.
Però nel ventunesimo secolo siamo libere di sederci davanti ai gradini della scuola a chiacchierare con un nostro amico, nessuno ci giudicherà in modo sbagliato. Settant’anni fa questo non era possibile. Settant’anni fa donne e uomini erano due entità separate.
Lo scopo dell’ex partigiana non è raccontare la Resistenza, ma far capire che se noi oggi possiamo tutto, è grazie a loro che non potevano niente. È grazie alle donne del passato che noi oggi abbiamo un futuro. «La Liberazione aveva liberato molte cose. Aveva rotto delle gabbie, sentimenti prima incapaci di esprimersi avevano imparato a uscire dal chiuso. Ci si parlava. Si imparava a vivere in libertà»
Una libertà che oggi confondiamo con ostentazione. Corpi femminili mezzi nudi in televisione, nei cartelloni pubblicitari, nelle copertine delle riviste. La donna come corpo. La donna che è donna perché desiderata da un uomo.
Ma la lezione più grande che questa donna ci trasmette attraverso questa lettera credo sia sintetizzata in questa frase: «Il corpo, se esiste solo per essere desiderato e comprato, finisce per esistere in funzione dell’altro. Non è più mio ma di chi ne gode»
Allora che cos’è la Liberazione? Sicuramente la vita senza guerra, senza il fascismo, senza il nazismo. Ma è anche la scoperta di un nuovo modo di vivere, fatto di donne e uomini insieme, finalmente uguali.
Ho letto tutto di un fiato questo libro, non riuscivo a staccarmi dalle parole di questa donna che parla a tutte le ragazze come una nonna alla nipote. Mi sono affezionata molto a lei, al punto che al capitolo ventuno mi sono ritrovata con gli occhi umidi dalla commozione. Probabilmente anche perché ho una nonna di qualche anno in più di lei, ora purtroppo non c'è più e i racconti sulla guerra sono molto simili a quelli che mi raccontava quando ero piccola; mi è sembrato proprio di risentire la sua voce in quelle parole.
Il libro è un affettuoso scossone, confronta la sua giovinezza con la nostra e sottolinea soprattutto quanto le battaglie femministe sul corpo femminile siano state capovolte e usate come giustifica all'oggettificazione della donna.
Si sente l'esperienza che ha alle spalle, porta il peso degli anni e della storia che ha contribuito a scrivere cercando di trarre il maggior insegnamento per le generazioni future; forse è per questo che la criticano per il suo stile "eh, ma ai miei tempi.." tipico delle persone anziane. Io vorrei ricordare che lei se lo può permettere alla grande e credo anche che dinnanzi ad una persona del genere dovremmo essere avidi delle storie che ci regala anche se a volte sembri saccente.
L'unica nota negativa l'ho trovata al capitolo sette quando riporta con orgoglio l'affermazione di un professore che definisce le donne "complesse e multidimensionali per la loro capacità tutta femminile di pensare contemporaneamente a tante cose", questo puzza di sessismo benevolo.
Ho preso questo libro un po' curiosa un po' prevenuta, pronta a criticare quella parte (non la totalità!) dei partigiani che ha combattuto la violenza con le stragi, che ha risposto alla morte con la morte al quadrato. Ma Marisa non racconta la storia dei partigiani, nemmeno la sua storia da partigiana. Racconta la sua vita, così intelligentemente da diventare un saggio. Non molti di noi possono parlare di sé e di ciò che hanno imparato vivendo, trasformando il vissuto in insegnamento. Lei sì, forse perché così acuta, osservatrice, genuina. Forse perché più sono traumatiche le esperienze della vita più si apprezza la bellezza del vivere, sapendo allo stesso tempo criticare ciò che non va. Perché di cose che non vanno ce ne sono. Donne come Marisa hanno combattuto affinché oggi io possa divorziare, abortire e votare, possa dire a un uomo "tu non sei il mio capo, io e te siamo uguali". Si ritrova a 87 anni a osservare questa epoca tutta nuova quasi non riconoscendola, curiosa e un po' spaventata, perché quel concetto di donna e di uomo che sono stati esaltati dalle rivolte popolari del dopoguerra ora è svuotato dei suoi contenuti etici e morali, appare più come un trofeo da mostrare, specie per i giovani. Che cosa attende ai giovani degli anni 2000? In cosa credono? Ma soprattutto, non avendo dovuto battersi per la libertà e la responsabilità, sapranno comunque apprezzarle e dar loro valore? Che donna che sei Marisa.
Se un giorno dovessi avere una figlia, al compiere dei suoi 14 anni le regalerei questo libro. Semplice, ma incisivo, con questa scrittura Marisa Ombra ti abbraccia mentre ti racconta la sua gioventù partigiana, ti culla nelle violenze che ha subito e cerca di comprendere quelle della generazione nuova. Le donne non sono solo oggetti belli e piacevoli alla vista, sono molto di più! E tramite questa lunga lettera cerca di farlo capire anche alle figure più fragili: le adolescenti. Ovviamente non manca l'incisivo visione di una donna anziana che si lascia ogni tanto andare al fantomatico "ai miei tempi era forse meglio", forse un po' da rivedere. Una lettura molto semplice, ma che lascia il segno.
questo libro mi interessava così tanto che l'ho preso due volte. posso scambiarne una copia.
alla fine però mi ha delusa abbastanza. dovrebbe essere un libro rivolto alle nuove generazioni ma una quattordicenne, come l'immaginaria destinataria, si annoierebbe e probabilmente non arriverebbe in fondo. tanti discorsi astratti e generali - molto giusti e molto veri, per carità - ma poco, pochissimo di vissuto e personale. a me che ho visto l'ultima stagione del femminismo certi discorsi interessano, e so che possono interessare anche alla generazione delle mie figlie, ma non così. o forse sbaglio io a pensare che l'autrice voglia davvero parlare ai ragazzini: in questo caso, se lo scopo non è far conoscere la resistenza e il femminismo a chi li considera storia antica, in questo caso, parlandone tra noi che abbiano un po' più di vent'anni, il libro è bello.