Credo non ci sia una pagina di questo libro su cui la mia matita non si sia posata. Ho scoperto una lettera meravigliosa, liberatoria, dolce, a tratti straziante, scritta da una donna della Resistenza a una ragazza di oggi.
Così, rivolgendosi a una quattordicenne incontrata in un parco, Marisa Ombra racconta la lotta delle donne di ieri, condotta negli anni più bui del '900. E lo fa con un'eleganza e una raffinatezza che, forse, oggi non esistono più.
Parte dal corpo, che tanto disdegnamo e bistrattiamo, per ricordare come, negli anni '40 e '50, fosse l'unica arma che possedevano. Un corpo che dava loro dignità, in quanto esseri che ancora esistono, che ancora combattono, che ancora vivono.
Parla della bellezza, dell'impossibilità per lei di comprendere il motivo di tanta pelle da mostrare e per cui si raccomanda: "l'importante è sapere che se ti convinci che il tuo seno è troppo piccolo e per il tuo compleanno chiedi ai genitori di regalarti un seno nuovo, qualcuno ci guadagna". Uno scossone che sottolinea – per quanto si possa condividere o meno il suo pensiero, parliamo di una donna che, al momento della scrittura, ha 87 anni – quanto le battaglie femministe sul corpo femminile siano state capovolte e usate come giustifica all'oggettificazione della donna.
Racconta la Liberazione. Di quanto questa abbia significato, ancor più che fine della guerra, la possibilità di creare nuovi schemi, nuovi spazi di uguaglianza, quei "modelli dominanti" che abbiamo trovato quando siamo nate.
La vita senza guerra, senza il fascismo, senza il nazismo. Ma anche la scoperta di un nuovo modo di vivere, che non dovremmo mai dare per scontato.
Seppur con un tono a tratti paternalistico, io l'ho amato e penso sarà uno di quei libri a cui ogni tanto tornerò, anche solo per sfogliarlo ancora una volta.