Massimiliano Verga, padre di Moreno, un bellissimo bambino di otto anni, nato sano e diventato gravemente disabile nel giro di pochi giorni. "ho raccolto gli odori, i sapori e le immagini della vita con mio figlio Moreno... Però mi piacerebbe riuscire a scattare quella fotografia che non mi abbandona mai, quella che ci ritrae quando ci rotoliamo su un prato, mentre ce ne fottiamo del mondo che se ne fotte di noi..."
Non riesco a scrivere facilmente una recensione, mi mancano un po' le parole per commentare questo diario, una collezione di istanti e riflessioni. Sentimenti che solitamente credo rimangano avvolti nel buio, perché formalmente un genitore non si può permettere di provarli. L'autore, il papà di Moreno, mi ha trasmesso soprattutto tanta rabbia e un grande, enorme senso di colpa: verso Moreno stesso, verso gli altri due figli Jacopo e Cosimo, verso sé stesso. Verso la versione futura che non sarà e non potrà mai essere, od offrire alle altre persone della sua vita. Ammiro il coraggio di esporre le oscurità, in quel che si rivela come una testimonianza autentica. Non penso ci sia altro migliore aggettivo per definirla: autentici pugni allo stomaco, difficili da ricevere tutti assieme. Da tutte queste ombre, però, filtra anche tanta luce.
Sei come un rubinetto che perde: funzioni male e dai fastidio. Ma io non sono un idraulico. Posso soltanto passare lo traccio quando il bagno si allaga.
Ci sono tanti tipi di eroe e secondo me Massimiliano Verga lo è a pieno titolo. Questo libro fa doppiamente male, sia per il tema, la vita (dolceamara, come la definisce l'autore) con un figlio gravemente disabile, sia per le parole dure e crude di Massimiliano, che a volte possono sembrare cattive e inutilmente crudeli nei confronti del figlio Moreno; e invece no, perché lì dove c'è l'amarezza, l'incazzatura, l'impotenza, c'è tanto amore e sofferenza. Alcune frasi, alcuni 'attacchi' potrebbero mettere addosso una fastidiosa sensazione di disagio ma credo che l'autore abbia tutto il diritto di far cadere quel velo di finto perbenismo che, volenti o nolenti, ci copre tutti.
Tanta stima e tanto affetto per quest'uomo che mi ha conquistato con le sue parole, il suo coraggio e la sua lotta quotidina!
A Como i parcheggi per gli handicappati hanno un cartello con scritto: "Vuoi il mio posto? Prendi il mio handicap!". In lizza per il premio Nobel.
Quando ridi... Non me ne fotte letteralmente un cazzo di quello che mi succede intorno.
Come si può recensire un libro simile? Impossibile. Suscita emozioni così forti e contrastanti che ogni parola aggiunta dall'esterno rischia di essere, anzi, è una banalità. Ognuno gestisce il dolore a modo suo. Massimiliano Verga si incazza, e si incazza di brutto, con il destino, con se stesso, con suo figlio handicappato (rifiuta di chiamarlo diversamente abile, perché le sue abilità sono davvero poche). Non nego che all'inizio la sua rabbia e il suo odio mi abbiano lasciata basita. Ma a poco a poco emerge il grandissimo amore che prova per suo figlio Moreno, che gli causa solo problemi, come non esita ad ammettere. Alcune pagine sono davvero dure da digerire. L'autore è stato molto onesto, quasi brutale, nell'esporre i suoi sentimenti e le sue frustrazioni. Forse mi aspettavo qualcosa di leggermente diverso, al posto di queste sferzate taglienti, brevi, secche, terrificanti. Ma del resto io non ho un figlio disabile, e quindi posso solo affidarmi alle parole di Verga, il mio unico strumento per avere anche solo una vaga idea di che inferno possa diventare la vita, all'improvviso. E per sentirmi molto, molto, molto fortunata.
Un libro con stralci di vita e parole forti, malumori, speranze, paure, orrori, fulmini di gioia qua e là. Non serve esprimere un giudizio su questo libro, perché solo Massimiliano sa cosa sta provando a vivere la sua vita con le sue battaglie. Posso riportare i pensieri che mi lascia: la sensazione di “dolce amaro” presente nel titolo la si percepisce pienamente… desiderio di voler cambiare tante cose riguardo la propria esistenza, quella della famiglia, ma anche lo sguardo degli sconosciuti, di conseguenza modificare le idee invadenti dell’umanità intera. Un libro difficile, ma profondo, spero sia servito all’autore come sfogo e punto di partenza per esplorare una nuova versione di sé. Io studio scienze dell’educazione e la lettura mi ha permesso di mettere a confronto i pensieri del libro con quella che potrebbe essere la mia visione di un individuo con disabilità… però essere genitore deve avere un livello di sfida diverso. Consiglio questa lettura per empatizzare con una situazione di vita unica e accrescere il proprio rispetto e, si spera, la solidarietà.
Una raccolta di pensieri scritti da un padre molto arrabbiato, che lasciano il lettore affranto.
Questo libro non è particolarmente attraente o ben scritto, ma è vero. È autentico. L'irritazione e la disperazione più furiosa che prova quest'uomo lo sono, forse è questo quel che deve aspettarsi chi intende approcciarsi a questo titolo: un'opera che sbeffeggia tra le lacrime un falso perbenismo che avvolge il mondo della disabilità, o meglio la pietà becera e intrinsecamente falsa che un certo tipo di comunicazione intende trasmettere.
Ma è molto più di questo. Questo libro è la voce di un uomo che non sa come dimostrare in primo luogo a sé stesso e in seguito suo figlio che lo ama nonostante tutto.
Mi viene da dire che in certi punti era un po' ripetitivo, ma non lo considererò come un difetto. Questa è una situazione molto strana e che il libro ha restituito molto bene. Mi ha ferito.
L'aggressività di un padre che prova emozioni varie nei confronti di un figlio che ha il cervello "grande quanto una zigulì". Libro ricco di metafore e pensieri crudi, frutto di una realtà che isola quella parte di mondo costituita da persone che non rispettano i canoni καλός καί αγαθός, che sono lenti in un pianeta veloce e malfunzionante. Massimiliano Verga è un eroe. un Superman della scrittura. Solo forti emozioni.
In questo libro l’autore (in forma autobiografica) racconta il rapporto e la quotidianità delle giornate in compagnia del figlio disabile descrivendone (e criticando inutili ipocrisie) i dettagli più scomodi così come i sentimenti di odio-amore provati affinché questi arrivino diretti e senza filtri al lettore che, si suppone, riesca a coglierli dato il suo cervello più grande è sviluppato di una zigulí…
Un pò irrita il tono aggressivo e nervoso, è solo una fase iniziale perchè poi si inizia a capire il dolore di un padre. Massimiliano Verga vede nascere suo figlio sano, dopo qualche giorno assiste alla metamorfosi della sua salute. Racconta dell'inavvicinabilità del figlio, delle urla ininterrotte, degli sguardi di adulti e bambini, di come sia difficile andare in giro. Ci sono parole che mi hanno addirittura commossa, basti pensare ai due fratelli di Moreno, al futuro incerto in cui si spera che Moreno non sia solo.
"Ho dovuto aspettare più di sei anni prima di avere un tuo abbraccio senza morsi, graffi, calci. Ho dovuto aspettare che cadesse il tuo primo dentino perché una mia carezza riuscisse a calmarti. Ho dovuto aspettare tutto questo tempo per capire che non posso in alcun modo toglierti il dolore e tu non puoi togliere il mio, ma che un modo per consolarci forse esiste. "
"I primi sono comparsi verso gli otto mesi. Giravi la testa di lato, verso destra. Poi ti riprendevi subito. Con il passare del tempo hai cominciato a irrigidire anche le braccia. Erano sempre scatti di pochi secondi, ma qualcosa stava cambiando. Poi siamo passati alla fase dura. Non soltanto ti irrigidivi tutto, ma a volte ti mettevi anche a urlare. Chi non ha sentito quel lamento non può capire. Neppure immaginare. Se si potesse tradurre in parole, il significato di quell'urlo sarebbe: "Voglio morire, subito!"."
La trama è sicuramente interessante: il punto di vista di un padre sulla sua vita con un figlio disabile. L'autore, il protagonista, mette nero su bianco tutto quello che normalmente si fa quando ci si trova nella sua posizione: dagli abbracci alle parolacce che si dicono quando qualcosa non va nel verso giusto, dai sorrisi con gli occhi lucidi alla voglia di avere qualche ora solamente per sè per ricaricare le pile e svuotare la mente.
E' veloce anche da leggere (io l'ho letto in una pausa pranzo), avendo i capitoli molto corti, a volte solo di mezza pagina, e con un linguaggio moderno e diretto.
Però .. non mi è dispiaciuto, nel senso che non l'ho trovata una brutta lettura, anzi, ma in alcuni momenti non mi ha trasmesso nulla, non capivo dove volesse andare a parare raccontando alcuni fatti o aneddoti. L'intento di sdoganare alcuni tabù o alcuni pregiudizi lo posso anche capire, ma sarà che io certi tabù e certi pregiudizi non li ho, sta di fatto che mi sono chiesta: e quindi?
Se in palio c’è la pace di un bambino bisognoso di cure perennemente, tutto è lecito e doveroso. E allora non inorridiamoci noi fortunati genitori se scappa un’ammissione di non ne posso più sopra le righe