Hai visto che la morte ha nuotato più veloce di te?
Una volta la letteratura era una cosa seria. Anche quella disturbante. Prima ancora di Isabella Santacroce, questa è un raccolta di storie disturbanti ipnotiche, non banali, finalmente ben scritte. I protagonisti sono bambini, giovani, figli di famiglie disfunzionali o semplicemente angeli caduti: piccoli demoni capaci di trasformare l'innocenza e la purezza in crudeltà e dolore.
Paolo Di Orazio è una figura di spicco nel panorama Horror nazionale, pioniere dello Splatterpunk Italiano. “Primi delitti”, pubblicato nel 1989, e “Nuovi delitti”, uscito nel 2024, sono due raccolte di racconti che hanno lasciato un segno indelebile nella mia esplorazione del genere.
Due antologie le cui storie oscuramente tratteggiate da Di Orazio sono legate dallo stesso filo conduttore, i protagonisti. “Primi delitti” dà voce alla loro infanzia, mentre “Nuovi delitti” riprende la trama della loro vita 35 anni dopo. L’innocenza, l’ingenuità e la spensieratezza dell’essere bambini si scontrano con un’esistenza segnata da traumi, abusi, disturbi mentali e disabilità fisiche. Ferite, ferite profonde, sanguinanti e purulente, che non si rimarginano e lasciano spazio alla violenza. Una violenza che, espressa liberamente e con spontaneità da un bambino, non può che colpirci forte come un pugno sul naso. Una stonatura, una dissonanza, una crepa nell'armonia. Incisiva, chirurgica, cruda. Subdola, striscia sulla nostra pelle, ci mette a disagio e ci disturba profondamente.
Tre decadi e un lustro dopo ritroviamo degli adulti spezzati, rotti, incatenati a demoni interiori da cui è impossibile fuggire. Il tempo è passato, la speranza è morta, la mente e il corpo sono lacerati. L'accettazione della propria perversa natura ha un'unica, ovvia conseguenza. La caduta (in)conscia e senza fine nel sangue.
Brutale. Feroce.
Paolo Di Orazio ha scritto due pietre miliari del genere, imperdibili.
Nel 1990 la raccolta di racconti Primi delitti firmata da Di Orazio ha subito una denuncia. Ne sono scaturiti un processo e una interrogazione parlamentare al premier Giulio Andreotti. Lo scandalo finisce su tutti i giornali, inclusi l’Espresso e L'Osservatore Romano, e il libro diventano un successo nazionale.
Come eravamo candidi! I racconti sono carini e originali, ma per il gusto odierno non c'è nulla di drammatico. Immagino che il problema stia nel fatto che i protagonisti sono tutti bambini, chi vittima e chi carnefice. L'unico che mi ha davvero toccata è stato l'ultimo, dove si parla di violenza domestica e sessuale su una bambina, forse proprio perchè è l'unico non fantastico.
Caramelle 🌟🌟✨ La mia bebisitter è un orco 🌟🌟🌟 Poldo e Willy il Coyote 🌟🌟🌟 Silenzio 🌟🌟🌟🌟 Peccato Originale 🌟🌟🌟🌟✨ Il tacchino vuole giocare 🌟🌟 Immerso non voglio 🌟🌟✨ Odore di bruciato 🌟🌟 Mott 🌟 Dal primo all'ultimo sangue 🌟🌟🌟🌟✨
Morivo dalla curiosità di leggere questo libro cult degli anni '90!
A suo tempo fece molto clamore poiché i genitori credevano che questo libro spingesse i propri figli a diventare dei serial killer, tanto che l'opera subì un'interrogazione parlamentare.
Resoconto: il libro è scritto in maniera incisiva e alcuni racconti sono davvero inquietanti. Ma ahimé, leggendolo al giorno d'oggi lo trovo davvero superato! Bisogna leggerlo facendo finta di essere un adolescente degli anni '90 che legge qualcosa di grottesco e sanguinolento nella propria cameretta di nascosto dai genitori.
Riconosco comunque il genio e l'inventiva di Paolo Di Orazio e mi pento solo di non aver trovato l'edizione con i contenuti extra e le illustrazioni, uscita per i suoi 30 anni!
avrei dovuto informarmi meglio prima di leggere questo libro. non perché non sia valido, ma semplicemente perché questo tipo di horror non fa per me. l’unica storia che mi è piaciuta è il "peccato originale", forse proprio perché si sviluppa su più capitoli invece di essere un racconto breve e scioccante come gli altri.
lo stile di scrittura non mi è piaciuto affatto: pieno di ripetizioni, un vero e proprio vomito di parole insensate. avrebbe davvero beneficiato di un po' di editing. in ogni caso, non mi sono sentito molto bene leggendo questo libro. ha poche pagine, ma mi ci sono volute due settimane per finirlo. semplicemente non avevo voglia di farmi sottomettere da questa tortura mentale fatta di lettere.
detto ciò, ripensandoci… forse è proprio per questo motivo che il libro, nel suo genere, è un successo. non mi piace, ma lo rispetto.
Istigazione a delinquere, addirittura. Questi racconti, 35 anni fa, si sono guadagnati questa accusa. Leggendoli adesso mi sembrano abbastanza innocui, un po' grotteschi, esagerati. Mi sono piaciuti gli ultimi tre, direi; gli altri non mi hanno convinta.
Ho scoperto solo ora questo gioiello nascosto! Una raccolta di racconti inquietanti più che spaventosi. Delitti e atrocità vissuti e commessi da bambini: un punto di vista sicuramente originale.
Caro Elle, ho finalmente recuperato il libro di cui mi avevi tanto parlato: Primi Delitti di Paolo di Orazio. Incredibile pensare come un libro che ha generato tanto scalpore negli anni '90, riesca ancora a fare parlare, almeno su internet, tanto e bene di sé. Forse perché è il tipo di libro che ha qualcosa da dire. O forse è perché le persone si scandalizzano sempre per le solite cose... sia come sia, non trovo ci sia nulla di particolarmente scandalizzante fra questi racconti, poiché nulla, per quanto efferato, capita mai gratuitamente. In qualche maniera personale e assennata, ogni protagonista è motivato a suo modo nel compiere quello che compie. Ogni delittuoso giovanotto (quasi sempre) non fa che reagire istintivamente in cerca di riscatto o vendetta, e ogni minorenne massacra semplicemente con un solo scopo: trovare il proprio posto nel mondo. Fra queste pagine tutto insomma si riduce a una questione di azioni e reazioni, e come diceva Dostojevski “le motivazioni dietro le azioni umane sono sempre più complesse di quanto si possa spiegare”. Ad ogni modo, le mie sono solo opinioni: e se vuoi sapere a chi spillerei la mia personale medaglia dorata, fra i 10 racconti in questione, senza dubbio io segnalerei “Il Tacchino vuole Giocare”. Questo racconto non solo ha uno stile totalmente visionario, fumettoso e viscerale (il genere di stile che, come ricorderai, meglio risuona con le mie corde) ma per quanto riguarda l'azione omicida e malata, ITVG risulta anche il più delirante. Proprio per questi motivi mi sembra anzi che ITVG rappresenti in definitiva la summa del libro; ogni altro racconto è infatti un amalgama degli attribuiti qui appena citati, e ognuno di essi semplicemente risuona alla massima potenza in questo racconto: dal pensiero per immagini ai (ri)flussi di coscienza illimitati. Parlando di limiti, infine, ammiro che l'autore sia stato ben conscio dei propri, affrontando un contesto esotico e multiculturale (sto parlando di Mott) non più in prima persona, ma passando alla terza: a mio avviso segnale di onesta umiltà verso un mondo a lui (in parte?) estraneo. Alla prossima tuo N.
Mi sono avvicinato a questo libro incuriosito più che altro dal caso mediatico che gli era stato montato addosso negli anni 90. Storie di bambini omicidi, disturbati, che vivono in ambienti insalubri per il fisico, ma soprattutto per la mente. Avevo già letto dei racconti di Paolo Di Orazio e sapevo quanto poteva essere agghiacciante, ma qui ho ritrovato il gusto dell'orrore vero di quelle magnifiche riviste a fumetti di trent'anni fa ("Splatter" vi dice niente?) Ma, appunto, si tratta di storie. E per rendere questo libro bersaglio di un'interrogazione parlamentare bisogna essere dei veri bigotti con le ostie sugli occhi, degli integralisti della famiglia tradizionale e del "qualcuno pensi ai bambini". Ce ne fosse ancora, di gente che scrive con questo spirito punk, ai giorni nostri.
Siamo tutti felici e peccatori. Lo dice la canzone. Lo dice la canzone.
Racconti violenti e sconnessi. Riti di passaggio per una volta più distruttivi che autodistruttivi. La prosa non brilla particolarmente, ma la sua grettezza è coerente con il tema e si fa apprezzare per quello. Sicuramente l’impatto che ha oggi non può essere paragonabile allo shock che ha causato all’uscita, ma questa decostruzione della famiglia (e di altri luoghi cari all’Italia per bene) come luogo di violenza e morte è ancora efficace.
Piccolo manuale di scrittura per racconti horror brevi. L'autore dimostra come anche dagli stereotipi si possano creare ambientazioni suggestive e originali nello spazio di poche pagine, elaborando e rielaborando anche clichè che sembrerebbero già fin troppo sfruttati (la nonna con le caramelle, la suora cattiva) dimostrando che la storia funziona sempre quando il narratore la sa raccontare.
Forse leggerlo a così tanta distanza di tempo dall' uscita, ha fatto perdere un po' di smalto ad alcuni racconti, mentre altri sono proprio molto belli. Sicuramente leggerò qualcos' altro dell' autore.
Libro molto particolare, scorretto, splatter, iconoclasta. Un po' ripetitivi i primi racconti, molto meglio i racconti lunghi e quelli successivi. Una lettura diversa e, decisamente, non adatta a un pubblico giovane o impressionabile.
Una raccolta che ha fatto storia. Cosa dire di più. Che è una figata. Piccolo neo: qualche racconto risente degli anni, macchisené! Adesso non resta che fiondarsi sul secondo. E poi sul terzo... ;)
Mi sono fatta convincere a prenderlo al Salone del Libro e se da una parte l'ho adorato, dall'altra mi ha fatta rabbrividire. Un minestrone di sensazioni decisamente poco raccomandabili. Appena ci ripenso mi viene voglia di rileggerlo solo per alcuni dei racconti.