Un assassino avido e vile, uno scienziato e il suo elisir di lunga vita, un pulcino alla ricerca della madre, uno scansafatiche che accetta un lavoro "in cui non c'era niente da fare". In quattro racconti ironici e visionari, le disavventure e i turbamenti dei personaggi più amati da Svevo: gli inetti. Emarginati dalla società, lacerati dal dubbio, minacciati dalla vita, ingaggiano l'unica battaglia possibile, quella per la sopravvivenza.
Aron Hector Schmitz, better known by the pseudonym Italo Svevo, was an Italian writer, businessman, novelist, playwright, and short story writer.
A close friend of Irish novelist and poet James Joyce, Svevo was considered a pioneer of the psychological novel in Italy and is best known for his classic modernist novel La coscienza di Zeno (1923), a work that had a profound effect on the movement.
Questi racconti risultano interessantissimi alla lettura, sia per l'uso della lingua da parte di Svevo, sia per la costruzione e le tematiche. I protagonisti sono spesso personaggi emblematici, che con la vita hanno un rapporto "particolare". Peccato non godano di ampia fama: Svevo stesso si conferma autore italiano di portata europea (e mondiale), troppo sottovalutato dai lettori di casa nostra.
Da qualche parte uno deve pur cominciare : nell'assassinio di via Belpoggio, Svevo a ventotto anni, inizia da Rodia Raskolnikov, o almeno così mi è sembrato. Certo Giorgio, l'assassino, non è nichilista ma ci si avvicina: non pensa che Antonio, la vittima, sia una vita non degna di essere vissuta ma solo l'opportunità di liberarsi dalla fatica di vivere lavorando: quei soldi che a quello erano arrivati dal cielo lui li avrebbe saputi utilizzare molto meglio. In comune con Rodia, Giorgio , ha la certezza della propria innocenza e che l'angoscia sopravvenuta è dovuta all'impossibilità di trovare le parole giuste per dimostrarla e non sicuramente ai sensi di colpa. Tutte cose che spingono i due a fare cose irrazionali e, inconsciamente in un "cupio dissolvi" irrefrenabile, li porta a gettarsi tra le braccia della giustizia che vorrebbero sfuggire: che finisca purché finisca. Manca nel racconto l'ironia amara del futuro Svevo e allo stesso tempo la tragicità del romanzo di Dostoevskij, come del resto mancano a me tutte e due le cose nel resocontare queste poche paginette. Non ci si deve prendere troppo sul serio altrimenti il risultato è scadente in letteratura come nella vita.
Devo dire che è stato bello tornare a leggere Svevo dopo tanti anni, anche se solo per poche pagine, con questi quattro racconti che avevo in casa in questo libricino de Il Sole 24 ore. La sua scrittura è davvero straordinaria e mi sento molto legato a lui. Mi è piaciuto soprattutto il secondo racconto, più di quello che dà il titolo al volumetto, l'ho trovato più originale, sia nell'espediente narrativo - un medico che racconta leggendo la lettera di un altro medico defunto, a un convegno - che nella storia di questo dott. Menghi davvero originale. Anche Giacomo è davvero bellino.
Giorgio, facchino vagabondo, commette un omicidio. Sveva racconta abilmente le sensazioni di un assassino qualunque, che uccide in nome del denaro e cammina per vicoli bui e inosservati pur di non essere scoperto. La somma guadagnata è grossa... ma il senso di colpa è maggiore. In un delirio di incubi, allucinazioni e sogni lucidi, Giorgio diventa sempre più guardigno e codardo. Un racconto scritto magistralmente, in grado di far calare completamente il lettore nei panni del protagonista e, quindi, nelle sue paure, fobie e senzazioni più crude. La storia dell'assassino si evolve, quasi a voler rappresentare un percorso di redenzione, il tutto contornato da una eccellente ambientazione. Voto 5.
Svevo è svevo. I finali sono strani creativi da rileggere per capire...ma a me Svevo piace
Pag 15 Il volgo ha un gran rispetto per chi non si diverte Pag 24 Gran parte di quelle che diciamo coraggio è l'abitudine al pericolo. Pag 29-30 Cerca vanamente di guadagnarsi la commiserazione dei suoi simili Pag 33 Catturato si ritiene un miserabile giocattolo in una mano capircciosa Scienziato Pag 37 L'alcaloe mengali da i movimenti rapidi Pag 39 Napoleone 60 battiti al minuto Pag 40 Ambagia Pag 41 Cribrato Pag 42 Mia madre di un grande egoismo in cui comprendeva me solo. Pag 43 La vita è paragonabile all'ebollizione in una caldaia ad acqua. Quest'ebollizione si può esaurire perchè finisce l'acqua o perchè l'acqua svampisca. la forza latente è la sola vera foza quella che puoi percepire con i sensi è spreco di forza Pag 46 Annina (siero con il nome della madre) doveva far diminuire quello che io chiamo attrito. Pag 49 In certi organismi perfino il primo effetto della morfina è violento Pag 51 Peatta. La vita diminuita era capace di concentrarsi meglio in certe direzioni (legame con realtà aumentata virtuale..) Pag 63 Per godere del riposo che dà l'Annina non bisogna averla inventata. Pag 63 Psichiatri non riconoscono i delinquenti. Non vedete che il delinquente ha la vita stretta, in tutti i delinquenti. Non vedete il delinquente ha la vita stretta, in tutti i delinquenti esiste un'attenuazione della Vita finale dove è il medico che legge le memorie e le "ridicolizza" perchè a sua volta avevo ridicolizzato lo scienziato dandogli del paranoico. PULCINO insignificante GIACOMO Pag 74 L'umanità lavora da tanti anni che qualche poco di un tale benchè innaturale tendenza deve essere entrata nel nostro sangue. Pag 76 Falciare è un lavoro che o va fatto insieme o tagli le gambe di chi lavora più velocemente Pag 77 Era bastata una giornata di lavoro con Giacomo a creare 40 giacomini cavillosi Pag 77 Giacomo si era specializzato nella critica Pag 79 Vais ricco signore offre a Giacomo polenta e una casa decrepita senza lavorare
"Dunque uccidere era cosa tanto facile?". L'assassinio di via Belpoggio inizia da qui per intraprendere un interessante viaggio nella psiche di Giorgio, un facchino fannullone, reo di aver ucciso un amico per denaro.
Gli altri racconti: La novella del buon vecchio e della bella fanciulla, Vino generoso e Lo specifico del Dottor Menghi.