4.5
Commento breve
Sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto. Lo sapevo perché la combinazione di ingredienti quali il fantasy storico, riflessioni filosofiche/religiose/sociali, atmosfere suggestive dal sentore mistico, trame e intrighi avvincenti, nel mio personale ricettario significano solo una cosa: che il libro che stringo tra le mani si trasformerà in una passaporta e dal mio comodo appartamento di città, improvvisamente solcherò verso orizzonti lontani e lande sconfinate, sorretta da un vento inarrestabile che mi guida sempre a nord. La prima volta che ho scoperto di poter espandere i confini della mia esistenza grazie al potere delle storie, ero una bambina e anche all’epoca, il libro era un fantasy.
Sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto, ma quello che non mi aspettavo era di trovarmi col naso (e la mente) attaccata alle pagine manco ne avessi intinto la punta in un barattolo di colla vinavil. Non mi aspettavo che avrei scoperto una storia potente e viva, che sa di mito, di leggenda, di tradizione tramandata a mezza voce attorno a un falò, la luna brillante in un cielo senza stelle, completamente rapita dalla voce di un narratore a cui non serve mai prendere fiato. Le nebbie di Avalon è un esempio di narrazione per me ineccepibile.
Trama generale
La trama è coinvolgente, sviluppata intorno a una rivisitazione delle leggende del ciclo arturiano, con un approccio originale che fa sembrare anche la notissima vicenda di re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, una storia nuova, quasi inedita. Narrata dalla prospettiva di Morgana, o Morgaine, sorellastra di Artù, discendente dalla stirpe delle grandi sacerdotesse di Avalon, che prende parola ormai anziana anni dopo i fatti (un po’ come Rose in Titanic). La storia di re Artù (qui Arthur) dalla nascita all’età adulta passa attraverso lo sguardo di tutte le donne della sua vita, dalla madre Igraine alle zie Viviane e Morgause alla consorte Gwenhwyfar(Ginevra) e ovviamente, Morgaine. Questi personaggi nati come satelliti dell’eroe leggendario sono qui le protagoniste indiscusse, le stelle giganti che determinano l’orbita che ci tiene attratti a questo racconto: ciascuna una donna diversa, ciascuna complessa, amabile e biasimevole a modo suo, istigano solidarietà, pena, comprensione, affetto, entusiasmo, tristezza, compassione, rabbia e insofferenza, e lo fanno con una plasticità che solo i personaggi più realistici riescono a fare.
Ritmo, stile, personaggi
Il ritmo della narrazione è bilanciato, mai troppo frettoloso e mai troppo prolisso, è un libro che avvolge con il suo incedere calibrato, mai stucchevole, ma ricco. Lo stile della scrittura semplice e pulito contribuisce a renderlo così immersivo e aiuta a concentrarsi sui personaggi, complessi e imperfetti, ma vividi, interessanti, accattivanti. Ognuno dei personaggi porta alla superficie un tema, più o meno controverso, facendo sì che in ogni capitolo, accanto alle vicende che portano avanti la trama, i lettore si trovi anche coinvolto in una sorta di dibattito prolungato, che ciascun personaggio introduce al principio della propria storia e porta avanti fino all’ultimo capitolo.
Temi
Di certo, i temi di fondo che stanno alla base di Le Nebbie Di Avalon sono due. La prima è una riflessione gustosamente teologica, che vede il contrapporsi del cristianesimo (in diffusione all’epoca del leggendario re Artù) alle religioni pagane preesistenti sui territori britannici. In particolare a rappresentanza del paganesimo, è il “culto della Sacerdotessa”, celebrato ad Avalon, terra antica e celata ai più da un potente incantesimo, e che sarà proprio la fede di Morgaine. Ovviamente è proprio il culto di Avalon l’elemento fantastico della narrazione, che rende Morgaine la “strega” iconica che è. Nelle pagine in cui questo confronto è trasposto in maniera più chiara, attraverso dialoghi e riflessioni dei personaggi, è proprio come vivere quel dibattito interno di cui credo più o meno tutti facciano esperienza in un momento o l’altro della propria crescita: l’autrice costruisce un tavolo di ping-pong in cui ogni battuta è un’interrogativo essenziale sulla legittimità della religione, sull’esistenza o meno di dio, su quale dio sia quello giusto, se poi ne esiste solo uno, e via discorrendo. Il tutto reso più drammatico dalla prospettiva di un cristianesimo dilagante che mal tollera altri credi. Il secondo tema, è direttamente consequenziale al primo, ed è quello che permette di attribuire la definizione “femminista” a questo libro: nel mezzo di questa contesa religiosa, infatti, si costruiscono le vite delle nostre protagoniste, vite di donne che, in un modo o nell’altro, vengono condizionate dalla religione, e quasi sempre negativamente. La prospettiva femminile attraverso cui si svolge la vicenda, amplia le riflessioni e il dibattito precedentemente esposti, portando tutta una nuova serie di domande. Innanzitutto, si riflette sul ruolo e lo spazio delle persone socializzate come donne all’interno di una società sempre più vincolata dalle stringenti (e, diciamolo, misogine) regole del cristianesimo, ma poi si ragiona anche su quanto queste soggettività non fossero veramente libere neanche all’interno di società pagane e pre-cristiane, nonostante godessero di un’apparente maggiore considerazione. Le catene che vincolano le persone all’interno di questi sistemi, indipendentemente dal genere, ma chiaramente in maniera più esplicita nel caso femminile, le raccontano le protagoniste attraverso la propria storia, le proprie paure e i propri sentimenti. E scatenano a loro volta riflessioni imprescindibili, fondamentali.
Controversie
Ora, prima di concludere questa recensione, sento sia doveroso fare un appunto sulle controversie che riguardano la figura della sua autrice. Per chi non lo sapesse infatti, Marion Zimmer Bradley è stata accusata di aver compiuto, assieme al marito (che fu condannato), molestie sessuali sui propri figli (oltre che su terzi). Questa pesantissima accusa è certamente un’ombra che aleggia su quest’opera e che, una volta nota, è impossibile tralasciare. Per questo, da un certo punto di vista sono contenta di aver letto prima della biografia della sua autrice. Leggere alcune parti di questo libro, parti piuttosto ambigue con connotati incestuosi che risultano onestamente anche piuttosto forzati, avendo la consapevolezza di quanto compiuto dall’autrice, è decisamente perturbante. E non c’è a parer mio una risposta univocamente giusta in merito a come porsi nei confronti di un’opera notevole che abbia un autore o un’autrice deplorevole. Michela Murgia fu a suo tempo una fautrice della separazione opera/artista in merito a Le Nebbie di Avalon, di cui lei rivendicò l’importanza nella sua vita e l’influenza sulla sua scrittura e la sua visione femminista, ribadendo però che l’autrice dovesse essere condannata per le sue azioni. Personalmente, condivido questa posizione nel caso di autori o autrici deceduti, come nel caso di Bradley, che non hanno modo di capitalizzare sul successo delle proprie opere. La condivido meno nel caso di autori o autrici in vita, che possono arricchirsi e guadagnare potere e influenza dalla vendita e diffusione dei propri libri. In nessun caso credo sia saggio promuovere una censura o un boicottaggio, e trovo sia comunque sempre meglio leggere e formare le proprie idee in merito. Tuttavia lì dove incoraggio una lettura critica e informata di un’opera, ricordo anche che l’acquisto di libri usati, i prestiti in biblioteche o da amici, e persino il download di ebook (🏴☠️), sono un’ottima opzione per non privarsi di una lettura e un’occasione di arricchimento personale, ma al contempo evitare di finanziare personaggi di cui non condividiamo le scelte o gli atteggiamenti.
Conclusione
Una narrazione impeccabile, una storia che ha il sapore profondo e ricco di leggenda. Ammaliante, resta sulla pelle e non credo scorderò facilmente questi personaggi. Se potete, però, prendetelo in prestito.