Maj Sjöwall e Per Wahlöö, compagni nella vita oltre che romanzieri a quattro mani, con la serie di Martin Beck hanno probabilmente inventato il poliziesco procedurale; e certamente sono i caposcuola del giallo alla scandinava. Ma la squadra del commissario, da dietro le cui spalle vediamo svolgersi l'inchiesta, gonfiarsi i casi, risolversi gli intrighi, inscena anche una specie di commedia umana dei vividi anni Sessanta. In questo volume. Roseanna, la tipica ragazza anni Sessanta, colorata, vivace, piena di attese. Il bel cadavere nudo viene trovato in una diga. A distanza di mesi, Martin Beck, malinconico e sentimentalmente frustrato detective, metodico e lento, non può dimenticare; un brandello di indizio gli permette di risalire il filo della traccia. Non senza un groppo in gola. L'uomo che andò in Un uomo è andato in fumo, è sparito. Un giornalista. Svanito a Budapest e c'è il rischio dell'incidente diplomatico. A Martin Beck è affidata un'indagine discreta; che completa in coppia con un insperato alter ego ungherese. Nulla è quel che sembrava, solo una certa infelicità. L'uomo al Gelidi omicidi di bambine adescate nei parchi. Pochi testimoni hanno notato, talvolta, che parlavano con un uomo capace di carpirne la fiducia. Su questo lavora, quasi rumina, con i suoi uomini, Martin Beck, il commissario che "non pensa mai". Mentre le loro difficili esistenze riflettono l'opaca inquietudine della società del benessere.
Maj Sjöwall was a Swedish author and translator. She was best known for the collaborative work with her partner Per Wahlöö on a series of ten novels about the exploits of Martin Beck, a police detective in Stockholm. In 1971, the fourth of these books, The Laughing Policeman (a translation of Den skrattande polisen, originally published in 1968) won an Edgar Award from the Mystery Writers of America for Best Novel. They also wrote novels separately.
Sjöwall had a 13 year relationship with Wahlöö which lasted until his death in 1975.
Questi sono i primi romanzi scritti a quattro mani da Maj Sjowall e Per Wahloo e penso sia stata una forzatura dell'editore dedicarli solo a Martin Beck, che indubbiamente è il personaggio di punta di questi gialli ma l'ambientazione, che richiama palesemente quella dell'87° distretto creato da Ed McBain, è corale e tutti i detective hanno il loro ruolo importante, anche nel romanzo "L'uomo che andò in fumo" che è ambientato prevalentemente in Ungheria. Di questi tre romanzi il più debole mi è parso il primo "Roseanne", in quanto lento e legnoso, senza uno scatto d'interesse che risollevasse la piattezza della trama, che in qualche caso mi è parsa lacunosa e cucita alla meglio. E' con il terzo libro "L'uomo al balcone" che il livello sale notevolmente, sia per l'intreccio che per lo sguardo critico degli autori sulla società svedese che già alla metà degli anni Sessanta pareva già corrotta e senza possibilità di redenzione. E' la Svezia la vera colpevole di questo romanzo, e i lettori se ne accorgono presto atrraverso qualche commento degli autori che interferiscono con la trama per indicare i punti dolenti della loro società ancora senza cellulari, senza computer ma con il Male già dentro casa. Siowall e Wahloo sono i veri genitori di quell'ondata svedese che ha travolto il mondo della letteratura poliziesca e che ha in Henning Mankell e nel Commissario Wallander i loro grandi eredi. I due scrittori svedesi devono la loro fama in Italia in gran parte ad Andrea Camilleri che segnalò i loro gialli alla Sellerio e che ne parla in alcuni romanzi di Montalbano come per esempio in “La vampa d'agosto: "Po’ sinni stetti a liggirisi fino alle unnici un bello romanzo poliziesco di dù autori svidisi che erano marito e mogliere e indove non c’era pagina senza un attacco feroce e motivato alla socialdemocrazia e al governo. Montalbano mentalmente lo dedicò a tutti quelli che si sdignavano di leggiri gialli pirchì, secondo loro, si trattava sulo di un passatempo enigmistico."
Con una raccomandazione del genere non si può certo resistere al fascino di questi gialli forse un po' datati ma molto interessanti e impegnati.
Questi sono i primi romanzi scritti a quattro mani da Maj Sjowall e Per Wahloo e penso sia stata una forzatura dell'editore dedicarli solo a Martin Beck, che indubbiamente è il personaggio di punta di questi gialli ma l'ambientazione, che richiama palesemente quella dell'87° distretto creato da Ed McBain, è corale e tutti i detective hanno il loro ruolo importante, anche nel romanzo "L'uomo che andò in fumo" che è ambientato prevalentemente in Ungheria. Di questi tre romanzi il più debole mi è parso il primo "Roseanne", in quanto lento e legnoso, senza uno scatto d'interesse che risollevasse la piattezza della trama, che in qualche caso mi è parsa lacunosa e cucita alla meglio. E' con il terzo libro "L'uomo al balcone" che il livello sale notevolmente, sia per l'intreccio che per lo sguardo critico degli autori sulla società svedese che già alla metà degli anni Sessanta pareva già corrotta e senza possibilità di redenzione. E' la Svezia la vera colpevole di questo romanzo, e i lettori se ne accorgono presto attraverso qualche commento degli autori che interferiscono con la trama per indicare i punti dolenti della loro società ancora senza cellulari, senza computer ma con il Male già dentro casa. Siowall e Wahloo sono i veri genitori di quell'ondata svedese che ha travolto il mondo della letteratura poliziesca e che ha in Henning Mankell e nel Commissario Wallander i loro grandi eredi.
La cosa che ho apprezzato maggiormente è stata l'impostazione narrativa: i capitoli con i verbali di interrogatorio sono stupendi! Ma soprattutto questa scelta significa una cosa essenziale per i gialli: l'immedesimazione. Dei tre "Roseanna" è quello che mi è piaciuto di più, l'aumento di tensione nel finale è davvero coinvolgente. "L'uomo che andò in fumo" è un gradino al di sotto, ma alla fine si è così "al fianco" di Martin Beck che si sente la stessa pietà per l'assassino provata dal detective. "L'uomo al balcone" lo pongo a metà tra i due precedenti, pecca solo un po' nella svolta cruciale nella trama che porterà alla cattura dell'omicida.
La serie di Martin Beck si merita le 5 stelle piene. Scritti negli anni '60, questi libri tutti sottotitolati "Romanzo su un crimine" sono l'essenza del poliziesco. Metodo, costanza, lavoro sul campo, senza colpi di scena eclatanti, senza investigatori protagonisti assoluti e fantasiosi. Talvolta la soluzione del giallo è frutto di lavoro paziente, lungo e noioso, talvolta arriva per caso da qualche personaggio secondario. Ma i crimini su cui si indaga hanno anche un altro scopo, come dice bene Mankell nell'introduzione a "Roseanna": costituiscono uno specchio della società svedese... la letteratura poliziesca poteva costituire la cornice per racconti di critica sociale.