4/5
Non sono un grande lettore di gialli, o di thriller. Per me i gialli sono quelli di Agatha Christie e i thriller che ho letto si possono contare sulla punta delle dita di una mano. Non so come sono finito con questo tomo da 1200 pagine, tre libri che mi immaginavo in sequenza un po’ come Harry Potter.
C’è così tanta fantasia, colpi di scena, perversioni, e cose che non avrei mai pensato neanche che potessero esistere, figuriamoci scriverle e questo primo libro, “Il manoscritto”, assomiglia di più ad un fantasy che ad un thriller, nel mio personale metro di giudizio.
L’autore è bravo a fare ogni tanto dei recap, perché i dati messi in campo ed i cambi di direzione possono davvero confondere - lo fanno, spesso ci si ferma a pensare e a mettere in fila le cose.
Poi non dico nulla sulla trama perché mi sembra scorretto.
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4/5
Secondo libro, sembra scivolare meglio rispetto al primo, meno morboso (all’inizio, poi è peggio del primo), meno cupo, ma con un sacco di indizi legati al primo libro. Di sicuro mi sto perdendo, ma non posso negare la grandissima capacità di Thilliez nel saper tenere unite tutte queste pagine. E mi sa che andrà sempre peggio, da questo punto di vista. Ci vuole un sacco di RAM cerebrale per tenere a mente tutto.
Poi quando arriva la mafia russa mi scende un po’ la catena, ma vabbè.
Contorto e arzigogolato, ma siamo arrivati in fondo, e chissà quante cose mi sono sfuggite.
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4/5
Ad essere onesto, questo terzo libro mi ha irritato parecchio in molti punti. Ci sono alcune scene di violenza davvero abominevole e gratuita, e non sono fatto per questo genere di informazioni in un libro. Non mi interessa, mi allontana, mi disgusta. Poi mi sono detto che a pagina 1000 non potevo lasciare perdere tutto e sono andato avanti.
Il gioco degli specchi, la matrioska delle storie qui ha toccato punte eleganti.
Di nuovo riferimenti ai libri precedenti, parentesi aperte centinaia di pagine prima che trovano chiusure, personaggi che ritornano ma visti da altre angolazioni.
Tecnicamente ineccepibile.
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5/5
La trilogia, che è più della somma delle parti.
Opera nera ma trasparente, estrema, dove l’abiezione tocca fosse profonde, ma dove l’ingegneria degli incastri si spinge per sollecitare e solleticare l’intelligenza del lettore, che si spera dotato di motivazione e buona memoria.