Milano, piazza Fontana, 12 dicembre 1969. Nella sede centrale della Banca dell'Agricoltura, gremita di gente, una bomba deflagra con violenza inaudita, uccidendo sul colpo dodici persone e ferendone quasi novanta. Sono passati oltre quarant'anni dalla strage, eppure di quell'attentato, che segnò una frattura insanabile nella storia recente dell'Italia dando il via alla terribile stagione della "strategia della tensione ", si continua a parlare. Molti interrogativi non hanno ancora trovato una risposta: perché, fin dalle prime ore, furono accusati gli anarchici? Chi aveva interesse nell'attentato? Quale fu il ruolo dei servizi segreti in questa storia? Esisteva un patto scellerato tra politici italiani e intelligence straniera? Quante bombe scoppiarono alla Banca dell'Agricoltura? "La strage" vuole raccontare, da un punto di rista ravvicinato, quasi "dall'interno", non solo i fatti di quel triste giorno, ma un'intera fase cruciale per il nostro Paese, iniziata prima del 12 dicembre e proseguita per tanti anni a venire. Grazie al suo accurato lavoro di documentazione, Vito Bruschini riesce a rievocare l'atmosfera cupa e tesa che avvolse un'Italia annichilita dalla paura, ma non ancora sconfitta, in un romanzo su uno dei misteri più drammatici della storia repubblicana.
Fu allora che madonna gli disse:" Hai gli occhi belli vorrei che accarezzassi 'sta notte i miei capelli" Fu allora che rispose: " Grazie madonna no! Io sono un cavaliere e il re non tradirò"
Avrei voluto in tanti anni sentire un politico, uno solo, mezzo anche mi sarei accontentata, dire alla lusinghe di una donna lasciva, il mio re non tradirò. Perché dalla costituzione di questa farsa chiamata repubblica democratica, troppi sono stati gli orrori che abbiamo vissuto. Noi poi abbiamo voluto dimenticare, abbassare lo sguardo e allietarci della vittoria di una partita che di italiano aveva solo la maglia azzurra. Ci bastava un goal per farci sopportare tutti i tradimenti che dal 46 a oggi sono susseguiti. Sino a farci dubitare molti studiosi che da noi esiste una vera democrazia. Troppe bombe, troppi eccidi, troppi tentativi di golpe, troppi veli oscuri con cui coprire nefandezze. Troppi segreti, troppe omertà. Troppi tradimenti di un popolo che è stato ucciso fino a trasformarlo in massa. Oggi si sentono di nuovi inni nazionali. Ci si aggrappa a un sentimento patriottico che però non ha mai tolto il suo profumo di zolfo e tritolo. Per tornare a essere davvero italiani dobbiamo affrontarli questi demoni. Dobbiamo dire viva l'Italia non solo davanti al dato evidente, alla morte e alla minaccia della sopravvivenza. Dobbiamo riflettute e scendere a patti con le colpe. Dei politici forse, ma sopratutto nostre che abbiamo abdicato, da troppo tempo al nostro ruolo sovrano. Dobbiamo riprendere in mano la nostra storia e guardarla, ANCHE se gli occhi pizzicheranno di lacrime inespresse: piazza fontana, ma anche la strage della stazione di Bologna, portella della ginestra, il golpe i borghese, il caso gladio. Ustica e le tangenti. Il patto Ciancimino. Eventi che sono ancora ferite brucianti sulal nostra pelle. E il potere come direbbe Bertoli, romba ancora sulle nostre teste e detta le sue regole. Ancora nutriamo quell'orrendo Re che seduto sul trono ci muove come marionette. Ancora oggi permettiamo a altri di dirci come pensare, come sognare, in cosa credere. Le bombe di piazza fontana non sono mai finite. Ce le portiamo addosso nei meandri di una giustizia che non ha fatto altro che tacere. Mentre noi annuivamo contenti. Annuivamo quando una foto di un bacio incriminato diveniva solo barzelletta. Quando qualcuno è stato massacrato fingendo fosse un suicido. Deu sassi nelle tasche del paltò e via. Inizia la farsa. Annuiamo adesso, quando imprenditori ci parlano di potere al popolo dai comodi saloni della Leopolda. Annuiamo quando ci parlano di populismo, di facili ricette economiche mentre ci affamano e ci privano della libertà. Annuiamo quando padri di famiglia devono scegliere se far morire i loro figli morire di fame odi cancro. Annuiamo. Ma un tempo quando il famigerato principe nero voleva artigliarci, fu la nostra compostezza a frenare il golpe. Fu la rabbia contenuta e le lacrime di un grosso mai più a fermare la pazzia di uomini a cui importa solo il denaro. Allora oggi leggendo la strage io spero che quella scintilla di senso civico affiori ancora nei ricordi. E che finalmente, riscoprendo l'unico autentico complotto esistente, quello che mantiene le poltrone sotto i flosci culi dei nostri abili affabulatori, finalmente faremo l'unica vera rivoluzione popolare
E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà delle tangenti e dei boss tutti liberi di un'altra bomba scoppiata in città Spero soltanto di stare tra gli uomini che l'ignoranza non la spunterà che smetteremo di essere complici che cambieremo chi deciderà."