Questo libro asciutto e al tempo stesso soave e profondo affronta un tema particolarmente spinoso ai nostri giorni: la trappola in cui moltissime persone si impigliano ascoltando le sirene di una società che propone e impone un modello di individuo vincente e autocentrato, costantemente capace di esercitare controllo e padronanza. Le nostre ferite — le faglie, le fratture, le mancanze del nostro essere — vengono messe al bando dalla società «performante» e spesso ci rassegniamo a considerarle gravi errori e a trattarle come pattume che finiamo per nascondere sotto il tappeto della nostra consapevolezza. Capita così di produrre un corto circuito fra la nostra parte «accettabile», con cui ci identifichiamo, e quella parte di noi che è fragile, spaventata e per ciò stesso «impresentabile», sfoderando agli occhi del mondo e ai nostri stessi occhi un’autonomia posticcia che non solo ci dissocia ma ci impedisce persino di accettare gli altri, come noi abitati da debolezze e imperfezioni, in una spirale di proiezioni che ci lasciano sempre più soli e ciechi rispetto alle occasioni di creare legami autentici. È indispensabile fare i conti con le proprie fragilità, riconoscerle in se stessi, per conquistare un piccolo ma saldo spazio interiore di certezza che possa permetterci di rimanere in piedi quand’anche arrivassero le immancabili delusio i. La fiducia ci espone al rischio del tradimento, ma se non si accetta di correre questo rischio si resta murati nei ruoli dello spettatore e dell’antagonista. Vivere sul serio la propria vita è molto più di questo.
Michela Marzano (Roma, 20 agosto 1970) è una filosofa, accademica, politica e saggista italiana.
Ha studiato all'Università di Pisa e alla Scuola normale superiore. Dopo aver conseguito il perfezionamento in filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa ed in Bioetica alla Università degli Studi di Roma - La Sapienza è diventata docente all'Università di Paris V - René Descartes, dove insegna tuttora.
Ha diretto il Dipartimento di scienze sociali della Sorbona, prima di diventare deputata per il Partito Democratico. Autrice di numerosi saggi e articoli di filosofia morale e politica, ha curato il Dictionnaire du corps (PUF, 2007).
Si occupa di filosofia morale e politica e, in particolar modo, del posto che occupa al giorno d'oggi l'essere umano, in quanto essere carnale. L'analisi della fragilità della condizione umana rappresenta il punto di partenza delle sue ricerche e delle sue riflessioni filosofiche.
Nel 2014 vince il premio letterario Bancarella con il volume L'amore è tutto. È tutto ciò che so dell'amore edito da UTET
"la fiducia tra due esseri umani nasce a partire dal momento in cui ci si sforza di abitare e soggiornare in un luogo di transito, nello spazio dell'andirivieni dell'incontro. certo, non può che svilupparsi in un mondo intelligibile, in un contesto che abbia senso [...]. ma non può sopravvivere se non si accetta che ogni persona abbia le sue zone d'ombra, i suoi lati oscuri. le relazioni intime possono nascere e maturare soltanto se ciascuno accoglie l'altro con le sue ferite e le sue debolezze. la fiducia nasce dal legame [...]. ma la vera forza risiede nel fatto che, benché resti per sempre fragile, genera sempre un legame"
Cosa fare delle nostre ferite? Bisognerebbe farne i conti – così suggerisce Michela Marzano nel suo ultimo lavoro edito da Erickson dedicato al tema della fiducia e insieme alla questione dell’accettazione dell’altro; punti nodali della filosofia e altresì punti cardine del pensiero di questa brillante studiosa, la cui lezione sulla fragilità della condizione umana è di una immensa profondità, e dalla quale, «in questo arduo tempo di forzata omologazione a modelli di successo», sottolinea Riccardo Mazzeo curatore dell’opera, apprendiamo che «possiamo essere più umani non nonostante ma grazie alle nostre imperfezioni e a quelle degli altri». Un’accurata disamina del concetto di ‘alterità’ e parimenti un’attenta considerazione dei nodi problematici della declinazione di fiducia in se stessi – e altresì riposta negli altri – saranno per l’appunto oggetto di una intensa lettura, che renderà il lettore consapevole delle paure oggi al fondo di «una società che è sempre più dominata da un vero e proprio mito del controllo». Il dramma dell’anoressia, nel presente saggio trasversalmente essenziale poiché intrinsecamente correlato ai temi affrontati, non è solo un dramma personale, bensì «un sintomo sempre più diffuso nel mondo contemporaneo, forse proprio perché ci parla dell’enorme intolleranza che caratterizza oggi la nostra società […] intolleranza nei confronti di ogni tipo di alterità, di ogni tipo di differenza, di ogni tipo di stranezza». Le riflessioni di Michela Marzano ripercorrono i significati di questa «patologia del controllo» e insieme «sintomo sociale»:
Dietro l’anoressia, e dietro il controllo disperato di se stessi e del mondo, c’è una paura immensa. La paura di non farcela più a essere esattamente come gli altri vorrebbero che noi fossimo. La paura disperata di essere «altro» rispetto a quello che si «deve» essere. La paura terribile di ammettere che, nonostante si proclami di non dipendere da niente e da nessuno, in realtà si dipende da tutto e da tutti.
Ne è al centro un intreccio di paure e la consapevolezza di uno stato di vulnerabilità. Preziose note personali, che illustrano il senso del discorso tenuto dalla pensatrice all’ottava edizione del convegno internazionale «La Qualità dell’Integrazione Scolastica», emergeranno nel primo dei tre testi di cui si compone quest’opera, e verranno seguite da due testi di attuale centralità, per la seria analisi dell’etica contemporanea, della disciplina via via prediletta dalla pensatrice, oggi Direttrice del Dipartimento di Scienze sociali e Professore ordinario di filosofia morale all'Université Paris Descartes (Sorbonne-Paris-Cité).
Tutto giusto, ma l'autrice parla soltanto di sé stessa e delle sue ferite, nonostante mi aspettassi un saggio. Si può partire dalle nostre esperienze, ma a un certo punto mi aspettavo un'universalizzazione dell'argomento. Mi sono annoiata e non vedevo l'ora terminasse. Se fosse stato più lungo lo avrei abbandonato.
Libro piuttosto scorrevole. Il titolo e certi passaggi possono risultare presuntuosi, come se l'autrice volesse dare delle risposte certe su situazioni incerte. Nonostante ciò, però, vi sono numerosi spunti interessanti e, in determinati passaggi, è possibile sentirsi aiutati, come in terapia. Lo consiglio.