Un giallo con tocchi di ironia ambientato a Viareggio dopo il disastro ferroviario del 2009.Viareggio, giugno 2019. Sono passati dieci anni dall’incidente ferroviario che causò 32 morti e 25 feriti. Sauro Lucchesi e suo zio Osvaldo Baglini sono i superstiti di una famiglia che la Tempesta, come il Baglini ha ribattezzato l’incidente, si è portata via. Sono uomini di generazioni e abitudini diverse, costretti a imparare a conoscersi, a convivere per provare a spartirsi il peso del dolore. Sauro inaugura la sua agenzia investigativa. Osvaldo, impiegato di polizia ormai in pensione, lo aiuta nella prima indagine. Quella che sembra una semplice investigazione, commissionata da una donna per il presunto tradimento del marito, si rivelerà essere il frammento di una vicenda molto più grande e pericolosa. Durante questa loro prima indagine, che si svolgerà tutta a Viareggio e nelle località limitrofe, Sauro e Osvaldo dovranno fare i conti anche con le ferite che condizionano tutte le loro relazioni. La Tempesta si aggirerà ancora per le strade di Viareggio. Avrà le gambe di chi è rimasto. Di chi è consapevole di “essere più morto dei morti veri”. Un romanzo che intreccia l’indagine, la formazione dei due protagonisti e la realtà di una città che da quel giugno 2009 è cambiata per sempre.
Ci sono dei libri che ti finiscono dentro e a cui, nel corso degli anni, torni a pensare più volte. A me capita per due ragioni. La prima è quando contengono un sentimento che straborda, la seconda è quando hanno personaggi indimenticabili. Ho avuto l'onore di leggere "Dopo la Tempesta" di Daniele Sartini, edito da Morellini, qualche anno fa, quando era ancora un file sul PC che aspettava di donarsi al mondo. Da allora non ho mai smesso di pensare al Baglini, uno dei protagonisti del romanzo. E mi è rimasto attaccato addosso lo sguardo con cui Daniele ha raccontato questa storia, pieno di benevolenza, grazia, urgenza verso questi uomini, che lui stesso ha creato, e che alla fine hanno solo bisogno di essere amati e compresi nei loro difetti. Ho letto molti libri belli, ben scritti, ma in pochi, pochissimi, ho avvertito una certa urgenza, come la necessità di una voce che doveva dire la sua, proprio in un certo modo, a ogni costo. In questo romanzo, che a mio inutile parere, è il migliore scritto da Daniele, questa urgenza è forte come la verità. E Viareggio non poteva che chiedere una testimonianza più poetica della sua cicatrice sempre aperta.
"Viareggio stava laggiù, sotto la collina, priva di rumori, con le sue ferite rimarginate, ma sempre in mostra. Un diorama silenzioso, scolpito sopra il dolore."
Fatevi un regalo, leggete "Dopo la Tempesta" (Morellini), vi strapperà più di una risata e vi donerà quell'abbraccio caldo della commozione.