Diversamente dal primo romanzo, che seguiva passo per passo il libro originale, “Finchè morte non vi unisca” è del tutto a sé. La storia, i personaggi e le dinamiche narrate sono stati creati di sana pianta, a esclusione dei protagonisti. Nemmeno lo stile e la caratterizzazione dei personaggi sono molto precisi o simili, ma devo dire che non è affatto dispiaciuto come libro.
Certo, è meglio prenderlo a sé che come vero e proprio rifacimento di Orgoglio e Pregiudizio, eppure nel suo piccolo riesce a creare una storia dalle basi solide.
In questa versione, Mr Darcy viene morso e infettato. In modo pressoché stupido a mio avviso.
Per salvarlo, Elizabeth è disposta a collaborare con Lady Catherine e a mettere a rischio la propria reputazione per cercare di mettere le mani su una possibile cura che si trova a Londra. Con lei ci saranno suo padre, Kitty e Mary e una stregua di servitori della donna che, ovviamente, vuole solo rovinarla e fare in modo che Darcy e Anne si sposino.
Infatti, con l’inganno farà credere a Darcy che la moglie l’ha ripudiato e Anne sarà la sua unica compagnia per mesi… immaginate che allegria.
Insieme a nuovi personaggi e amori, i nostri protagonisti riusciranno a trionfare in una Londra ormai quasi distrutta, scoprendo che la cura non è altro che il sangue degli stranieri, immuni al morbo.
Che dire, una sorta di Resident Evil vintage.
Si collega bene al precedente romanzo, ma è ciò che porta alla luce che mi ha incuriosito di più.
Infatti, devo dire che, più che apprezzare come al solito Elizabeth e Darcy, ho preferito le vicende di Kitty e Mary, in particolare della secondogenita.
Kitty si dimostra molto più di una ragazzina sciocca e frivola. Anzi, è una grande guerriera che aspetta solo l’occasione giusta per farsi valere e far capire agli altri che sotto il suo atteggiamento spensierato c’è molto altro. E poi con Nezu fa scintille. Li ho adorati.
Per quanto siano agli antipodi, si completano a vicenda e non ho potuto fare a meno di apprezzare come pian piano questa coppia viene alla luce. Insomma, praticamente questo libro mi ha entusiasmato solo per loro.
Per quanto riguarda la seria e pragmatica Mary, si affezionerà sempre più all’Uomo nella Scatola, un reduce senza arti che ha addestrato i suoi due cani per essere le sue parti mancanti. E si scoprirà poi essere il vecchio maestro che le ha “abbandonate” durante il loro addestramento. In realtà, ha già pagato questo tradimento, tornando indietro per salvare la famiglia e ora lavora per Lady Catherine.
Elizabeth invece, è sottotono. Sarà che è preoccupata per il marito e non è brava a filtrare con gli uomini, ma non sono riuscita ad apprezzarla come nelle precedenti opere.
Verso la fine del libro, inoltre, la trama si velocizza fin troppo. Ok che la conclusione è stata esaustiva e apprezzabile (ho goduto nel leggere la fine di Lady Catherine), ma avrei preferito degli sviluppi più complessi, vista la storia. Anche le scene nel laboratorio sono state liquidate abbastanza in fretta, forse troppo.
Ad ogni modo, non è da buttare come libro. Anche solo per passare un pomeriggio in compagnia degli zombie.