Adriano Karaianni è un medico di quasi quarant’anni, aspetta un figlio dalla sua fidanzata che la sera in cui la nostra storia inizia gli ha chiesto di andare a comprare il latte. Nel supermercato Adriano ha una sopresa: un uomo anziano, completamente nudo, si aggira tra gli scaffali piuttosto confuso.
I suoi parametri vitali sono preoccupanti, così Adriano lo fa ricoverare. Non sono però le sue condizioni di salute l’elemento più allarmante, ma l’identità del vecchietto: si tratta del signor Serafino, classe 1897, il cui atto di morte risale al 1979. Eppure è lì, vivo e vegeto, e dalle gengive lisce sembra spuntargli un nuovo corredo di denti da latte. Questa sorta di resurrezione preoccupa, com’è ovvio, medici e classe dirigente, che congiuntamente si impegnano a mantenere segreto il caso di Serafino, che rimane ricoverato all’insaputa di tutti (tranne dello sconvolto, ormai anziano, figlio).
Un mese dopo però, ecco il secondo caso e ben presto ne seguono altri. Sono ondate, a quanto pare. Si constata, tra il cinismo generale dei vivi, che anche i rinati possono morire; una volta messa a conoscenza la stampa del fenomeno, sembra che sterminarli potrebbe essere una valida opzione. La terza ondata però ribalta la proporzione: i rinati sono d’un tratto la maggioranza, e diventano loro i pianificatori di uno sterminio. In particolare iniziano dalle donne incinte, in modo che non vi siano più dei neonati: per Maria, la fidanzata di Adriano, è necessario fuggire ed è Serafino a metterla al sicuro, mentre i rinati sequestrano vivi e mettono a ferro e fuoco la città.
Il peggioramento del romanzo è costante; l’escalation di violenze, qualche frase ad effetto, Maria che partorisce mentre Adriano è riuscito a raggiungerla dopo una sofferente fuga in una città sconvolta. La conclusione poi è a dir poco insoddisfacente: Maria e Adriano hanno avuto una bambina, sono asserragliati nell’appartamento di Serafino e fuori lo scontro tra vivi e rinati continua.