Dopo aver letto con interesse Stupore e tremori, dove la Nothomb descrive il mondo del lavoro giapponese, mi ha incuriosito questo libro strano ma molto interessante dove l'autrice parla di alcuni anni della sua infanzia in Cina, mentre seguiva il padre diplomatico.
"Sabotaggio d'amore" è un libro strano perché sembra banale e invece racconta molte cose. Sembra lieve e invece a tratti è molto profondo. Sembra ironico, ma è anche serio.
Di cosa parla? Della Cina, vista con gli occhi di Amelie bambina, principalmente dal ghetto riservato agli stranieri. Il ghetto è un luogo perfetto per fantasticare, giocare e fingere una terza guerra mondiale con tutti quei “nemici” di nazionalità diversa, i Tedeschi dell’Est, i Francesi, gli Inglesi, gli odiati, non si sa perché, Nepalesi. In ogni caso ben separati dalla popolazione locale con cui non ci poteva essere contatto a causa del regime politico.
Pechino, che "puzza di vomito di bambino", diventa la città dei ventilatori (interessante la metafora ventilatori = povertà = comunismo, in contrapposizione coi ricchi condizionatori disponibili ovunque in occidente), mentre la Cina è descritta come il luogo più brutto al mondo, pieno di sporcizia, disperazione, povertà, propaganda: “tutto quello che non era splendido era orribile”. Ma anche terribilmente affascinante.
"La Cina è come un'abile cortigiana capace di far dimenticare le innumerevoli imperfezioni del suo corpo senza neppure nasconderle e di far innamorare tutti i suoi amanti"
Il libro parla dei bambini, con le loro convinzioni, la loro fantasia, i loro giochi, le loro riflessioni che nella loro innocenza a volte diventano perfino profonde:
“L'umanità è divisa in tre categorie: donne, bambine e ridicoli. Le donne erano persone indispensabili. Preparavano da mangiare, vestivano i figli, insegnavano loro ad allacciarsi le scarpe pulivano, fabbricavano dei bambini con la pancia, indossavano vestiti interessanti. I ridicoli non servivano a niente. La mattina i ridicoli grandi andavano in ufficio, che era una scuola per adulti, cioè un posto inutile. In realtà i ridicoli adulti erano rimasti molto simili ai ridicoli bambini, con una differenza non trascurabile: loro avevano perso il bene dell'infanzia. Ma le loro funzioni non cambiavano granché, e il loro fisico nemmeno. In compenso c'era un'enorme differenza fra le donne e le bambine. Innanzitutto non erano dello stesso sesso, bastava guardarle per rendersene conto. E poi il loro ruolo cambiava moltissimo in base all'età: passavano dall'inutilità dell'infanzia all'utilità primordiale delle donne, mentre i ridicoli rimanevano inutili tutta la vita."
Ma il libro parla anche dell’amore e delle sue dinamiche. Quell'amore non ricambiato di Amelie per Elena, una sua bellissima coetanea, che si diverte a umiliarla fino a farle subire quello che lei chiama un “sabotaggio”, ossia una sorta di autodistruzione, cosa abbastanza tipica nel periodo dell’adolescenza.
"E io stavo ferma quanto lei, e tenevo gli occhi fissi nei suoi: era come se stessimo giocando a chi avrebbe battuto le palpebre per prima. Ma il vero braccio di ferro di quello sguardo si svolgeva molto più in profondità"
“La vera bellezza deve lasciare insoddisfatti: deve lasciare all'anima una parte del suo desiderio."
La Nothomb scrive per me molto bene. Sembra ingenua, mediocre, indifesa, a volte anche stupida. Invece non lo è affatto, è molto acuta, riflessiva, profonda, ironica, graffiante, elegante e dice cose meravigliose immergendole in storie lievi.