La storia paradossale ed i pensieri inquietanti di un uomo, solitario e misantropo, che la notte prima del suo quarantesimo compleanno si reca in una grotta, deciso a togliersi la vita e che, non riuscendo a farlo, ritorna alla sua abitazione per scoprire successivamente che, in ogni parte del mondo, l'umanità intera è scomparsa, come evaporata.
Ultimo scritto di Morselli prima di suicidarsi, Dissipatio H.G. (una sigla che sta per humani generis, e che prende ispirazione da un verso del filosofo neoplatonico Giamblico) rovescia la prospettiva dei vivi, inconsapevolmente già morti, in favore dei morti, che sono gli unici a vivere realmente. La trama di questo romanzo è piuttosto scarna, e lascia ampio spazio alle divagazioni, alle osservazioni ed alle meditazioni filosofiche dell'io narrante, che rimane senza nome, in cui Morselli si identifica pienamente e che l'autore stesso ha usato lasciarci i suoi ultimi pensieri scritti.
Mescolando le forme del romanzo filosofico, della profezia post-apocalittica, del testamento spirituale e del diario autobiografico (proprio nel diario dell'ultimo Morselli compariva spesso il nomignolo “la ragazza dall'occhio nero”, usato anche in quest'opera per riferirsi alla sua pistola, come se questa fosse la sua unica amica rimasta: un aneddoto che mette i brividi), l'autore ci mostra tutta la lucida follia dei suoi ultimi giorni, con una scrittura che si potrebbe definire allucinata, psichedelica (nel senso letterale del termine, cioè in grado di rivelare la mente), ed affronta con ironia e compiaciuto distacco la sua esperienza di vita come sofferenza continua, con la morte come unico rimedio a quest'ultima.
I ragionamenti di Morselli, che anticipano le sue azioni e che sembrano dialogare e confrontarsi con il pensiero dei grandi filosofi del passato più o meno prossimo all'autore, fanno trasparire in egual misura la sua vasta cultura enciclopedica, ma anche il risentimento ed il livore nei confronti degli uomini, della società e dell'economia a lui contemporanei, aspetti che naturalmente lo trascineranno verso posizioni solipsistiche antisociali e antimoderne. Prova ne è il disprezzo dell'io narrante verso Crisopoli, sede di un numero spropositato di banche e di borse, che assumono quasi una connotazione di templi religiosi per i suoi abitanti; Crisopoli, quella città che molti hanno identificato con Zurigo, quintessenza della plutocrazia e della dedizione al dio denaro. Il rifiuto del capitalismo e del consumismo, ma anche della globalizzazione, dell'eccessiva antropizzazione, dello sfruttamento delle risorse naturali e dell'inquinamento sono altre concezioni che emergono dalla prosa di Morselli.
Il compiacimento della dissoluzione del genere umano, della sua scomparsa dalla faccia della Terra, è a questo punto inevitabile per il protagonista, unico superstite. Ma, col procedere della narrazione, questo sollievo deve cedere il passo ad un desiderio di sparire, un cupio dissolvi che è unico rimedio alla solitudine. L'atmosfera desolata, bizzarra ed evocativa che pervade l'opera di Morselli possiede quasi un gusto scenografico, che non sfigurerebbe in un adattamento cinematografico (la butto lì, tanto ormai siamo abituati a vedere città deserte e scenari urbani post-apocalittici).
Si potrebbe definire in molti modi la narrazione di Dissipatio H.G.: fredda, delirante, disturbante, deprimente. Riconosco che questa sia un'opera notevole, molto particolare, un unicum nella letteratura italiana del Novecento, anche se non vi ho trovato una lettura imprescindibile: tra i limiti che ho ravvisato, e che a mio avviso non ne fanno un capolavoro, mi è parso che Morselli l'abbia scritta di getto, non badando tanto alla forma, ma quasi solo alla volontà di farne un ultimo, disperato tentativo di lasciare una traccia di sé in questo mondo di carta e di inchiostro.